Dolly: lo slasher con la bambola assassina che sta facendo discutere l’horror americano immagine di copertina

Dolly: lo slasher con la bambola assassina che sta facendo discutere l’horror americano

Tra violenza brutale, atmosfera da exploitation anni ’70 e un villain disturbante, il nuovo film di Rod Blackhurst divide la critica ma conquista gli appassionati del genere.

Il nuovo horror indipendente “Dolly”, diretto da Rod Blackhurst, è arrivato nei cinema statunitensi il 6 marzo 2026 e nel giro di pochi giorni è diventato uno dei titoli più discussi tra gli appassionati del genere. Il film segue la storia di Macy, una giovane donna che durante una gita romantica con il suo compagno viene rapita da una figura disturbante vestita da bambola. La creatura vuole trasformarla nella sua “figlia”, dando vita a un incubo claustrofobico che mescola slasher e horror psicologico.

La vicenda inizia con una premessa apparentemente semplice: Macy e il fidanzato Chase stanno passando qualche giorno in una zona isolata nei boschi, dove lui ha intenzione di chiederle di sposarlo. La fuga romantica però si trasforma rapidamente in tragedia quando i due vengono attaccati da una misteriosa figura mascherata. Macy viene rapita e portata in una casa decadente piena di giocattoli e oggetti infantili, dove la creatura conosciuta come Dolly vuole “giocare” con lei come farebbe un bambino con la propria bambola preferita.

Uno degli elementi più inquietanti del film è proprio il design del villain. Dolly appare come una gigantesca bambola umana con una maschera di porcellana rotta e un comportamento infantile che alterna momenti di apparente innocenza a improvvisi scatti di violenza. Il personaggio è interpretato dal wrestler non-binary Max the Impaler, una scelta che il regista ha fatto per dare al personaggio una presenza fisica imponente e quasi surreale. Nel film la creatura parla pochissimo e comunica soprattutto attraverso gesti, versi e movimenti inquietanti.

Dal punto di vista stilistico, Blackhurst ha dichiarato di essersi ispirato agli horror più sporchi e brutali degli anni Settanta. La fotografia granulosa, le location isolate e la violenza improvvisa ricordano chiaramente classici come The Texas Chain Saw Massacre, mentre l’uso limitato di effetti digitali contribuisce a dare al film un aspetto più grezzo e realistico. L’obiettivo dichiarato era quello di creare un horror che risultasse fisicamente disturbante e visceralmente scomodo per lo spettatore.

Una curiosità interessante è che il progetto nasce da un cortometraggio del 2022 intitolato “Babygirl”, realizzato dallo stesso regista. Il corto aveva attirato l’attenzione nei festival di cinema indipendente e ha portato allo sviluppo del lungometraggio, ampliando la storia e approfondendo la figura della creatura. Nonostante il passaggio al formato lungo, la produzione è rimasta volutamente contenuta, mantenendo l’approccio artigianale e l’estetica tipica dell’horror indie americano.

Le prime reazioni della critica statunitense sono piuttosto contrastanti. Alcuni recensori hanno lodato il film per il suo ritorno a uno slasher crudele e senza compromessi, mentre altri lo considerano troppo derivativo e legato ai modelli del passato. In ogni caso “Dolly” sembra essere riuscito nel suo obiettivo principale: far parlare di sé e dividere il pubblico, cosa che spesso diventa il miglior carburante per il successo di un vero horror indipendente.

A rendere il film ancora più discusso sono state anche alcune reazioni del pubblico durante le prime proiezioni. Diversi commentatori hanno segnalato che alcune sequenze particolarmente crude hanno provocato forte disagio tra gli spettatori, con qualcuno che ha perfino parlato di scene “difficili da guardare”. Che si tratti di esagerazioni da marketing o di un vero shock per il pubblico, una cosa è certa: “Dolly” sta rapidamente diventando uno di quei piccoli horror destinati a farsi ricordare dagli appassionati del genere.

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