Cappuccetto Rosso Sangue backdrop
Cappuccetto Rosso Sangue poster

CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE

Red Riding Hood

2011 CA HMDB
marzo 10, 2011

Valerie è una bella ragazza tormentata da una scelta d'amore. E' innamorata di Peter, un vero e proprio outsider, ma i suoi genitori hanno già organizzato un matrimonio di interesse con il benestante Henry. Non volendo perdersi, Valerie e Peter hanno deciso di scappare via insieme ma all'improvviso la sorella maggiore di Valerie viene uccisa dal lupo mannaro che vaga per la foresta intorno alla cittadina. Da anni, infatti, la gente del posto mantiene una difficile alleanza con la bestia, offrendogli in pasto un sacrificio animale ad ogni luna piena. Ma sotto una grande luna rossa, il lupo mannaro ha deciso di fare un passo avanti e sacrificare una vita umana.

Cast

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Troupe

Produzione: Leonardo DiCaprio (Producer)Julie Yorn (Producer)Jim Rowe (Executive Producer)Michael Ireland (Executive Producer)Catherine Hardwicke (Executive Producer)Jennifer Davisson (Producer)
Sceneggiatura: David Leslie Johnson-McGoldrick (Writer)
Musica: Alex Heffes (Original Music Composer)Brian Reitzell (Original Music Composer)
Fotografia: Mandy Walker (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
In un passato lontano, un villaggio immerso nei boschi e coperto dalla neve è periodicamente visitato da un enorme lupo a cui gli abitanti offrono in sacrifico un animale per ogni sua visita. Un giorno però il lupo rompe la tregua e uccide una ragazza, scatenando la paura e l’ira dei paesani che chiamano Padre Solomon, un cacciatore di lupi che dovrà liberare il villaggio dalla minaccia. Giunto sul luogo, Padre Solomon rivela ai paesani che non si tratta di un semplice lupo, ma di un licantropo e che di giorno il colpevole ha sembianze umane e si nasconde sicuramente tra di loro. Durante il nuovo attacco della bestia, Valeria, sorella della ragazza uccisa, ha un incontro ravvicinato col mostro che le parla dicendole di fuggire via con lei. A questo punto, la ragazza comincia a sospettare che il lupo mannaro sia uno dei suoi due pretendenti, il timido promesso sposo Henri o il fascinoso Peter, di cui lei è da sempre innamorata. Vampiri e lupi mannari tirano al cinema oggigiorno e possiamo capire da cosa è scaturito questo successo. Si chiama “Twilight”: prima una saga letteraria che ben presto è diventata anche cinematografica, il target medio è di sesso femminile e si aggira tra i 12 e i 20 anni, ha lanciato nel firmamento di hollywood una manciata di giovani attori e il successo è stato planetario. Ovviamente i vampiri e i lupi mannari che si aggirano da quelle parti non sono quelli cari al pubblico dell’horror, non sono i mostri sanguinari di cui le antiche leggende ci hanno raccontato, sono romanticoni dall’aspetto teen che non succhiano, non mordono, non graffiano ma danno solo bacetti casti…insomma, sono temibili come un micetto e spaventosi meno della pantera rosa. Ma perché parlare di “Twilight” nel territorio di “Cappuccetto Rosso Sangue”? Solo perché anche qui ci sono lupi mannari e adolescenti? Ovviamente il motivo è più ampio e parte da una certa Catherine Hardwicke, regista di questo e di quel film, che ormai sembra aver trovato una cifra stilistica nel dramma sentimentale lievemente (ma moooolto lievemente) contaminato con l’horror. “Cappuccetto Rosso Sangue” segue a tavolino la formula twilightiana, ne eredita la regista e punta, di conseguenza, al medesimo pubblico. Fortunatamente però c’è meno sciatteria di fondo, meno stucchevolezze e l’apporto marginale della fiaba di Perrault gli dona una marcia in più. Come si può capire dalla trama, la fiaba da cui questo film prende il titolo però c’entra ben poco e appare come semplice pretesto per creare un contesto familiare al pubblico. Il lupo diventa prevedibilmente un licantropo, Cappuccetto rosso non è più una bambina, il cacciatore è un uomo di Chiesa con le unghie placcate d’argento e c’è perfino un’ambigua nonnina, che in una scena onirica diventa perfino protagonista del famoso scambio di battute con la nipote “che occhi grandi che hai! – è per guardarti meglio!...”ecc.. La Hardwicke gira la sceneggiatura di David Johnson (“Orphan”) senza troppa fantasia, affidandosi esclusivamente a un gusto estetico patinato molto stiloso. A riguardo è lodevole la fotografia di Mandy Walker (“Australia”; “Beastly”) che fa risaltare il rosso della mantella della protagonista sul bianco della neve accentuandone i contrasti. Suggestive anche le scenografie boschive e nevose, che richiamano alla mente quelle di “Il mistero di Sleepy Hollow” e di conseguenza di alcuni lavori della Hammer Film anni ’60. A proposito di sceneggiatura, se il meccanismo da whodunit (chi è il lupo mannaro?) funziona bene con un discreto colpo di scena, non si può dire altrettanto della caratterizzazione dei personaggi, tutti piatti e quasi intercambiabili tra loro, a cominciare dai protagonisti. Amanda Seyfried (“Jennifer’s Body”; “Letters to Juliet”) non fa altro che sgranare gli occhioni ma non sembra essere troppo dentro alla storia, ancora peggio i due anonimi contendenti Shiloh Fernandez (“Jericho”) e Max Irons (“Dorian Gray”). Gary Oldman (“Il cavaliere oscuro”) ci mette tutta la sua professionalità nel ruolo del cacciatore di lupi, ma il suo personaggio non è sviluppato oltre il trauma della moglie uccisa, mente Virgina Madsen (“Number 23”; “Il Messaggero”), che come il vino migliora invecchiando, ha un ruolo così marginale che appare sprecata. Potete dimenticare scene puramente horror. Il lupone nero in computer grafica non spaventa neanche un po’, non si trasforma in diretta e quel poco di sangue che sparge lo fa fuori campo o al buio. “Cappuccetto Rosso Sangue” è un mero esercizio estetico che cerca di cavalcare l’onda del successo di “Twilight” puntando allo stesso target. Visivamente sontuoso, artisticamente irrilevante, orrorificamente nullo. Se volete una degna trasposizione horror della fiaba di Cappuccetto Rosso allora è meglio rispolverare “In compagnia dei lupi” di Neil Jordan….è tutta un’altra storia!
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (2)

Andres Gomez

6 /10

Hardwicke clones Twilight style on every way in this movie: photography, editing, dialogues, disconnected story telling and even the looks of the male hero.

However, the script is interesting and keeps you hooked on not knowing what's going on until the end.

s6kx

s6kx

9 /10

This artistic masterpiece is unfortunately undervalued. Unfortunately, Warner Bros. Entertainment does not know its worth, and due to their lack of interest in it, it has become obscure. This artistic masterpiece must be revived again. Warner Bros. Entertainment must do this, just as 20th Century Fox did when it released two improved releases of the Titanic movie in 2003 and 2012. Who would believe that a movie released in 1997 is now available in 4K quality and 3D technology?! Warner Bros. Entertainment must re-release the movie trailer in 4K quality as a first step to correct its course, and launch a new strong marketing campaign for the Red Riding Hood movie, just as it launched a strong marketing campaign for the Barbie movie that does not deserve it. They should do this for the movie that deserves it, not the opposite. Essentially, the reason for the lack of fame of the Red Riding Hood movie was the failure of Warner Bros. Entertainment in its marketing campaign for the movie, as it was a very weak campaign, in addition to its excessive pursuit of the PG-13 age rating instead of accepting its R-rating, which led to changing the ending for the PG-13 rated cut. The reason was not the movie itself or the director Catherine Hardwicke. In fact, Catherine Hardwicke directed the movie in an unimaginable way, especially in the unrated original cut of the movie known as the Alternate Cut. The existence of a rated cut without additional terms such as (Alternate Cut) does not necessarily mean that it is the original cut. In fact, the original cut is the one that was not modified to fit the PG-13 age rating. The original cut is the one that was released as is without modifications. The original cut is the one that the MPAA did unrate, so you always find the word Unrated next to it. The original cut is the Alternate Cut, and it was not named Director's Cut because Warner Bros. Entertainment changed the ending of the PG-13 rated cut to fit the PG-13 age rating. Therefore, it is no longer possible to name the original cut as Director's Cut, as this title does not include the change in the ending. Therefore, they had to name the original cut as the Alternate Cut to include the change in the ending. As you know, production companies do not like the R-rating because it narrows the audience range, which reduces revenues. Therefore, Warner Bros. Entertainment pressured Catherine Hardwicke to modify the movie to be released with a PG-13 age rating instead of an R-rating. This explains why the ending was changed in the rated cut compared to the unrated original cut. In my opinion, both cuts are successful artistic masterpieces, but the original cut is more artistically successful, and I loved it more. My rating for the rated cut (modified) is 9/10, and my rating for the unrated original cut (Alternate Cut) is 10/10. It is the best and greatest of all time in presenting the story of Red Riding Hood, and no movie surpasses it in presenting this story. Thank you, Catherine Hardwicke, for this artistic masterpiece.

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