Solo Dio Perdona backdrop
Solo Dio Perdona poster

SOLO DIO PERDONA

Only God Forgives

2013 DK HMDB
maggio 30, 2013

Julian allena pugili di thai boxe a Bangkok perchè ha ucciso il padre e non gli è rimasto altro se non fuggire dall'America dove la madre è a capo di un'organizzazione mafiosa. Suo fratello l'ha seguito ma non si è adattato alla vita locale e l'ennesima prostituta massacrata è il suo biglietto per l'obitorio. La cosa non è tollerabile e il capofamiglia si trasferisce a Bangkok intenzionata a fare giustizia a modo suo. Le regole di Bangkok non sono però quelle americane e la catena di vendette si interrompe subito quando tocca ad un poliziotto in pensione abile maneggiatore di spade che risponde al sangue con più sangue. In un mondo in cui tutti sono mobilitati per vendetta il più inadeguato però appare essere proprio Julian.

Cast

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Troupe

Produzione: Lene Børglum (Producer)Sidonie Dumas (Producer)Vincent Maraval (Producer)Ryan Gosling (Executive Producer)Tom Quinn (Executive Producer)Jessica Ask (Producer)Brahim Chioua (Executive Producer)Jason Janego (Executive Producer)Jacob Jarek (Producer)David Lancaster (Executive Producer)Michel Litvak (Executive Producer)Hanne Palmquist (Producer)Matthew Read (Executive Producer)Thor Sigurjonsson (Executive Producer)Gary Michael Walters (Executive Producer)
Sceneggiatura: Nicolas Winding Refn (Writer)
Musica: Cliff Martinez (Original Music Composer)
Fotografia: Larry Smith (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Julian vive a Bangkok e insieme al fratello maggiore Billy gestisce una palestra che funge da copertura a un traffico di droga che loro madre gestisce dagli Stati Uniti. Una sera, dopo lavoro, Billy si reca in un bordello intenzionato ad avere rapporti con una ragazzina, ma un raptus di follia lo spinge a stuprare e uccidere la designata. La polizia arriva sul posto in seguito alle segnalazioni di urla e il capo Chang trova uno spettacolo raccapricciante, con il padre della ragazza uccisa colmo d’ira. Chang lascia all’uomo la scelta di fare di Billy quello che vuole e li abbandona soli nella stanza del massacro, dove ovviamente l’uomo che ha perso la figlia si accanisce sull’assassino sfondandogli il cranio. La madre di Billy arriva dagli Stati Uniti per la morte del figlio, ma allo stesso tempo è intenzionata a fare giustizia, così chiede a Julian di trovare e uccidere i responsabili della morte del fratello, solo che Julian non è particolarmente propenso a macchiarsi le mani di sangue. In concorso all’edizione 2013 del Festival del Cinema di Cannes, Nicholas Winding Refn ci trasporta in un’altra delle sue personalissime visioni dell’Inferno. Come in passato, la violenza trabocca da ogni immagine e il protagonista di turno è chiamato a percorre una via irta di pericoli con l’obiettivo di trovare una propria dimensione che possa mettere un po’ di ordine nel suo mondo interiore decisamente scombinato. E dopo il grande successo internazionale di “Drive”, Refn rinnova il suo sodalizio con l’attore Ryan Gosling che torna anche qui proprio a interpretare questo protagonista tormentato e silenzioso che deve attraversare i proverbiali gironi infernali per trovare se stesso. Il Julian di “Solo Dio perdona”, dunque, è molto simile a One Eye di “Valhalla Rising” e somiglia, in fin dei conti, anche a Michael Peterson di “Bronson” senza quel tocco di follia che lo contraddistingueva, ma con l’aggiunta di un po’ di romanticismo somiglierebbe anche al protagonista di “Drive”, a confermare che l’universo refniano ha dei punti saldi comuni che tornano di film in film. Caratteri, reazioni e tipologie che ritroviamo nei suoi personaggi e che in “Solo Dio perdona” vengono catalizzati e scissi tra le due parti della stessa medaglia che sono Julian e Chang, il capo della polizia di Bangkok che spesso e volentieri diventa il vero personaggio principale del film. L’estrema semplicità del soggetto di “Solo Dio perdona” va a scontarsi con la complessità della sceneggiatura. Quello che a leggerne la sinossi appare come un semplice film di vendetta – che poi di fatto lo è anche – diventa a poco a poco un elaborato affresco delle vie che conducono all’auto-affermazione del proprio essere. Nei 90 minuti scarsi di durata, il protagonista del film deve continuamente mettere in discussione se stesso, la sua etica, le sue convinzioni e i suoi affetti. Julian non è quello che la sua famiglia e la società in cui vive vogliono farlo apparire, lui nel profondo lo sa, ma non sa come dimostrarlo agli altri e a se stesso e così è costretto a subire continuamente le conseguenze nefaste delle azioni altrui, spinto a reagire come gli altri vorrebbero che reagisse. L’amputazione degli arti che il personaggio sogna, forse desidera, probabilmente subisce è proprio questa voglia di scindere da se stesso l’azione, azione intesa come agire, fare cose che non vorrebbe che facesse, quegli arti che sono simbolo e veicolo della violenza maschile. E l’intuizione di Refn, che scrive anche la sceneggiatura, è soprattutto quella di far emergere i tratti del suo personaggio attraverso i comprimari. In fin dei conti Julian fa ben poco, sembra continuamente in balia degli eventi e noi percepiamo la sua personalità attraverso coloro che lo circondano, a cominciare da sua madre, magnificamente interpretata da una Kristin Scott Thomas incredibilmente bella e sexy. Donna terribile e autoritaria, madre premurosa e con un sospetto ci incestuosità che Refn non approfondisce, probabilmente il personaggio più affascinate e topico, nonché caratteristico dell’intero film. Poi c’è Chang, interpretato dal monolitico Vithaya Pansringarm, questo anomalo rappresentante della legge dai modi che travalicano il suo mestiere, dal fare ambiguo e quasi meccanico, una sorta di boss locale da cui traspare umanità solo dal suo rapporto con la figlioletta. Un universo di caratteri differenti e complementari che sono il fiore all’occhiello di un film che rimane indelebile dopo la visione, a cui dobbiamo aggiungere l’estrema riconoscibilità tecnico/estetica della mano di Refn. Ritmo dilatato e quasi ipnotico scandito da lente carrellate, lunghi corridoi, interni lugubri dipinti da colori opprimenti che tendono al rosso e al nero, musica utilizzata benissimo per sottolineare momenti clou e accompagnare scene ordinarie. Un’estrema riconoscibilità dello stile di questo bravo regista che si sta imponendo all’interesse della critica e del pubblico sempre più prepotentemente. Alla fine l’unica cosa che non convince è la scrittura del finale, una conclusione senz’altro pertinente con le intenzioni del film ma che arriva troppo improvvisamente bypassando un climax che senz’altro non avrebbe guastato. Un gran film “Solo Dio perdona”, imperfetto ma affascinante, capace di mettere addosso una strana sensazione di claustrofobia e disagio; violentissimo con delle punte di sadismo decisamente estreme (la tortura con gli spilloni) che sfociano tranquillamente anche nello splatter. Sicuramente non per tutti, ma assolutamente da vedere. Se volete leggere l'intervista al regista Nicholas Winding Refn cliccate qui
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (3)

Dark Jedi

5 /10

It is an artistically very interesting movie. I would say that the benefit of watching this movie is entirely from the visuals were it excels. Unfortunately after a while the blood-red and, often, bizarre scenes become a bit boring.

The story, well you have it in the movie blurb above. There is not much more to it and it is just used to tie the string of artistic expressions of the director/writer together. This is a quite violent movie. The old cop, Chang, gets more than one opportunity to use various sharp instruments, mostly his sword, on various criminal elements and the effects are frequently shown in all their gory glory.

What about the actors and their performance? Well it is quite good for this type of movie but having said that the acting mostly consists of various people silently staring at each other.

I had quite a bit of difficulty in deciding what rating I should give this movie. If I would go by the visuals only it should be very high but if I would go by the rest of the content it would be rather low. In the end I decided that although I appreciated the artwork I did not really like the movie as a whole that much. Thus it gets 5 out of 10 stars.

RustyBoi

8 /10

A challenging piece of cinema. Definitely not for everyone. The cinematography is breathtaking, and the violence is stomach turning. 8/10

r96sk

r96sk

7 /10

It has all the ingredients that I'd usually love in a film, but the pacing lets it down for me.

<em>'Only God Forgives'</em> is pretty dark and strikingly gory, with the stylish cinematography really shining through to set the right tone. Ryan Gosling, meanwhile, is good in a role which is similar to his one in 2011's <em>'<a href="https://letterboxd.com/film/drive-2011/" rel="nofollow">Drive</a>'</em>, which was also directed by Nicolas Winding Refn. Kristin Scott Thomas is solid, though I couldn't get away from the thought that her character was made to be portrayed by Toni Collette. Vithaya Pansringarm plays it cool as his character.

All in all, I enjoyed it. I just didn't love it. It's a little too stop/start for my liking, as in it felt like I was watching a series of events as opposed to a fully fleshed out plot; I don't mean that the scenes feel unconnected, it just feels like every scene is too much its own thing in terms of storytelling.

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