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The Face of Horror, Anna Biller torna all’incubo: il gotico medievale incontra il Technicolor immagine di copertina

The Face of Horror, Anna Biller torna all’incubo: il gotico medievale incontra il Technicolor

Dopo dieci anni da The Love Witch, Anna Biller è pronta a riportare sul grande schermo il suo cinema più riconoscibile: colori saturi, ossessioni sentimentali, estetica rétro e una critica tutt’altro che innocente ai rapporti di potere tra uomini e donne

Il nuovo progetto si intitola The Face of Horror e, dopo la produzione a Praga, si prepara al debutto internazionale al Toronto International Film Festival 2026. Il film rappresenta il terzo lungometraggio scritto e diretto da Biller e nasce da una fonte sorprendente: Yotsuya Kaidan, celebre racconto soprannaturale giapponese dell’Ottocento incentrato sul fantasma di una donna tradita dal marito. Biller trasferisce quella storia nell'Inghilterra del XIV secolo, trasformandola in un racconto gotico di matrimonio, avidità e vendetta.

Un matrimonio destinato a diventare un incubo

Al centro della vicenda ci sono Eleanor, interpretata da Kristine Froseth, e il cavaliere Edward Carnifex, affidato a Jonah Hauer-King. Lei è la figlia di un contadino e crede di aver trovato nell’uomo che ama il proprio futuro; lui, invece, vede nel matrimonio soprattutto un'occasione per migliorare la propria posizione sociale. Quando Edward comincia a desiderare una donna più ricca e aristocratica, Isabel, interpretata da Bella Heathcote, il matrimonio precipita verso la tragedia. Ma la morte di Eleanor non sarà la fine della storia: sarà l'inizio della vendetta. La stessa Biller sembra voler costruire il film attorno a questa inversione di prospettiva: l'uomo che crede di poter controllare il destino della propria moglie scoprirà che la morte può trasformare la vittima nella figura più potente della storia.

Il fantasma di Biller guarda al Giappone, ma veste Technicolor

La particolarità di The Face of Horror sta però soprattutto nel modo in cui Biller contamina tradizioni cinematografiche apparentemente lontane. Vulture descrive il film come un omaggio ai grandi horror in Technicolor, una scelta perfettamente coerente con il percorso della regista, che in Viva e soprattutto The Love Witch ha trasformato l'imitazione del cinema del passato in un vero linguaggio d'autore. Non si tratta quindi semplicemente di realizzare un horror ambientato nel Medioevo. Biller sembra voler costruire un mondo artificiale, teatrale e volutamente eccessivo, nel quale la violenza gotica possa convivere con una ricerca estetica quasi pittorica. Il risultato, almeno nelle prime descrizioni americane, appare molto distante dall'idea contemporanea di horror naturalistico. The Face of Horror sembra piuttosto voler riportare l'orrore a una dimensione spettacolare e melodrammatica, dove il sangue, il desiderio e la vendetta diventano elementi di una stessa composizione visiva.

Jonah Hauer-King entra nella sua “horror era”

La scelta di Jonah Hauer-King aggiunge un elemento interessante. L'attore, conosciuto dal grande pubblico anche per The Little Mermaid, interpreta questa volta un personaggio decisamente più oscuro. Secondo quanto emerso nella copertura americana del progetto, Edward è un cavaliere particolarmente spregevole: non il classico antagonista tormentato da qualche conflitto morale, ma un uomo disposto a sacrificare moglie e famiglia per una posizione sociale migliore. Al suo fianco Froseth sembra destinata a occupare il vero centro emotivo del film. L'attrice ha recentemente parlato con Vogue del progetto definendosi entusiasta di vedere finalmente arrivare al pubblico il film di Biller, girato nel 2025.

Da The Love Witch a una nuova forma di horror

Il punto più interessante di The Face of Horror potrebbe essere proprio la continuità con il cinema precedente di Biller. In The Love Witch, la regista utilizzava l'estetica dei melodrammi e degli horror psichedelici degli anni Sessanta per raccontare desiderio, solitudine e fantasie maschili. Qui il dispositivo sembra diventare ancora più radicale: la storia di una donna tradita viene trasformata in una fiaba macabra nella quale il ritorno dalla morte diventa una forma di rivalsa. E il riferimento a Yotsuya Kaidan permette a Biller di allontanarsi dal gotico occidentale più convenzionale, pur mantenendo intatti alcuni dei suoi temi prediletti: il matrimonio come gabbia, la costruzione artificiale della femminilità e il desiderio maschile di possedere e sostituire la donna.

Il debutto a Toronto

La prima grande prova arriverà al Toronto International Film Festival 2026, dove The Face of Horror è inserito tra i titoli più attesi della manifestazione. Vulture lo ha già incluso nella propria selezione dei film da non perdere del festival, sottolineandone proprio la combinazione fra folklore giapponese, ambientazione medievale e omaggio al cinema horror in Technicolor. Il film arriverà inoltre al BFI London Film Festival, con la proiezione prevista nell'edizione 2026. Il passaggio dai festival potrebbe essere decisivo per Biller: The Face of Horror è infatti uno di quei film che sembrano concepiti per dividere, incuriosire e soprattutto creare un immaginario immediatamente riconoscibile. La vera scommessa di Anna Biller non sembra dunque essere quella di reinventare l'horror, ma di ricordare al pubblico quanto possa essere potente quando l'orrore torna a essere anche artificio, melodramma, colore e spettacolo. E se The Love Witch trasformava la fantasia romantica in una trappola, The Face of Horror potrebbe trasformare quella stessa trappola in una tomba dalla quale, questa volta, è la vittima a tornare.

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