White Noise backdrop
White Noise poster

WHITE NOISE

2005 CA HMDB
gennaio 7, 2005

L'architetto Jonathan Rivers perde la moglie, scrittrice famosa, in circostanze non chiare. La sua vita è distrutta, ma improvvisamente incontra un uomo che gli dice di riuscire a comunicare con le persone decedute e che recentemente è riuscito a mettersi in contatto con la signora Rivers. Da quel momento Jonathan vede una luce e si immerge in una realtà parallela attraverso la televisione e la radio, "trait d'union" che lo fanno parlare con l'amata. Tuttavia fra i morti non c'è solo il bene...

Cast

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Troupe

Produzione: Paul Brooks (Producer)Simon Brooks (Executive Producer)Stephen Hegyes (Executive Producer)Scott Niemeyer (Executive Producer)Norm Waitt (Executive Producer)Shawn Williamson (Producer)
Sceneggiatura: Niall Johnson (Writer)
Musica: Claude Foisy (Original Music Composer)
Fotografia: Chris Seager (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
L’architetto John Rivers, sposato con Linda, una scrittrice di successo, vive una vita felice, finché un giorno viene ritrovata l’automobile di sua moglie nei pressi di una scogliera, ma della donna non c’è traccia; qualche giorno dopo viene ritrovato il cadavere. John vive nel dolore per molti mesi, ma una mattina fa la conoscenza di Raymond Price, un uomo in grado di comunicare con l’aldilà, che lo informa che Linda si era messa in contatto con lui. Raymond, che anni prima aveva perso un figlio, introduce così John allo studio degli EVP (Electronic Voice Phenomenon) una tecnica che permette, attraverso l’ascolto e la registrazione di frequenze vuote in apparecchi elettronici, di captare manifestazioni visive e uditive delle anime dei defunti. Inizialmente scettico, John comincia ad instaurare un contatto con l’aldilà e con la moglie, ma ci sono anche alcuni spiriti che hanno intenzioni ostili. “White noise” è il classico esempio di come si possa fare un brutto film malgrado si abbia a disposizione un buon cast, milioni di dollari di budget e un’ottima idea di partenza. L’affascinante tematica degli EVP è piuttosto originale, anche se il film, fin dall’inizio, si piazza subito in territorio “Sesto senso”; comunque, a parte discutibili scelte dettate dall’impatto con la legge del botteghino (per creare un film di successo bisogna pescare elementi in altri film di successo), “White noise” ha una buona partenza e per circa 40 minuti risulta interessante e ben fatto. Infatti trascina da subito lo spettatore in campo sicuro: un inizio che mostra la vita armoniosa di una famiglia (quasi) perfetta, un’armonia che lo spettatore sa che verrà presto spezzata; il lutto, la disperazione, la speranza e l’incursione nel paranormale. Fino al momento dei primi esperimenti di EVP, con tanto di scene da sobbalzo, dunque, il film procede dignitosamente; poi, improvvisamente e inspiegabilmente, la storia subisce un brusco ed infelice mutamento: il protagonista se ne va in giro per la città a tentare di salvare la vita alle persone che la moglie morta gli indica come individui in pericolo. Stonano davvero molto queste strizzate d’occhio a “Final destination” e “Minority report” e non si riesce a capire il motivo di questa scelta, dal momento che la storia poteva benissimo continuare così come si era evoluta fino a quel momento. Ma purtroppo le brutte sorprese non finiscono qui poiché la sceneggiatura continua a traballare e si riempie di buchi grandi come voragini: si ci immerge a questo punto nel thriller e salta fuori anche un misterioso serial killer; per concludere il pasticcio con un finale confuso e frettoloso, nonché con ridicole apparizioni di fantasmi nella realtà fisica (il modo migliore per infarcire un thriller/ horror di ridicolo involontario è mostrare un fantasma, reso come una figura semi trasparente, che interagisce con gli attori!). Il motivo per cui un film interessante degeneri nel pattume risulta un mistero almeno quanto la reale esistenza dei fenomeni EVP; il finale poi, così frettoloso e malamente montato, sembra quasi una conseguenza di maldestri tagli in fase di montaggio o esaurimento del budget a disposizione prima della conclusione delle riprese. Ad operazioni analoghe, nel recente passato, si era già assistito e con esiti alterni, a volte con l’intento di rilanciare star leggermente in declino (era successo a Kevin Costner con il bruttissimo “Dragonfly” e a Richard Gere con l’interessante “The mothman prophecies”), così proprio come accade al protagonista di “White noise” Michael Keaton, un bravo attore che negli ultimi anni è apparso in poche pellicole ma che non convince in questo film, risultando spesso fuori parte; così come fuori parte appare anche Deborah Kara Unger (“Crash”), che interpreta un personaggio totalmente inutile all’intreccio. Naturalmente risultano molto curate e suggestive sia le scenografie che la fotografia, trattandosi di un film con un budget consistente; mentre totalmente anonima risulta la regia dello sconosciuto Geoffrey Sax. In conclusione, “White noise” non è altro che una bella idea sviluppata maldestramente, a causa di una sceneggiatura disastrosa, una regia poco ispirata e attori fuori parte. Vivamente sconsigliato.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (1)

The Movie Diorama

The Movie Diorama

3 /10

White Noise fizzles out its noisy static by just being plain boring. Watching Keaton as he unconvincingly stares at televised white noise for an hour and a half, which is essentially nothing, perfectly surmises the experience of Sax' supposedly supernatural horror. However, the biggest crime that the studio committed was releasing the feature on the first weekend of the year. Now, it's common knowledge that the initial start to the cinematic year typically begins with a disposable horror. Well, White Noise is to blame. Signalling untapped box office potential, despite the overt opinions of critics. And, as to be expected, matches the quality of a broken tape. A successful architect loses his wife to a drowning accident, to which he then encounters a psychic introducing him to the supernatural phenomenon of EVP.

Electronic Voice Phenomena. Y'know, recording background noise in a room, playing back the tape and flabbergasted when the ghost of ‪Michael Jackson‬ hauntingly sings "Thriller". Except in White Noise the tool that's used is, well, white noise. The annoyingly hypnotising static from televisions when no channel is picked up from the current frequency. Keaton becomes entranced by the ominous voices and high definition faces he sees within the six televisions he owns in his modern apartment. Who is making contact? Is it his wife? Malevolent entities trapped in the cubic prison that is a television? Pretty sure writer Johnson didn't even know himself.

The film is a mess. It's muddled, confused and abhorrently remains stagnant throughout. This architect, a father, essentially abandons his son when fixated on saving souls warned by his deceased wife that conveniently match the images in the white noise as soon as he arrives to any given scenario, despite "Willow Avenue" being mentioned days before. So think of it as 'Final Destination' meets 'Pulse' (original, obviously...). Except it's neither as entertaining as the former nor as horrifying as the latter.

Keaton looked bored as hell and overacted in times of emotional distress, although reassured the narrative with control. The jump scares were obnoxiously tame, yet admittedly one of the piercing noises made me twitch my body. The ending is...well, let's just not talk about it. It's terrible, with CGI ghost things swooping in on Batman, and answers no lingering questions that the mystery of EVP conjured up. Heck, the feature begins and concludes with onscreen text about "existing" occurrences. "1 in 12 cases are dangerous". Yeah. Ok. You know what is dangerous? Ruining Keaton's career. We had to wait a decade later for his rejuvenation!

White Noise admittedly has a decent enough premise, yet Sax' lack of direction accompanied by shoddy writing and lacklustre performances resulted in one film that had the similarities to white noise. Nothingness.

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