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LA FABBRICA DELL'ORRORE

Crucible of Terror

1972 GB HMDB
aprile 13, 1972

Registi

Cast

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Troupe

Sceneggiatura: Ted Hooker (Writer)Tom Parkinson (Writer)
Musica: Paris Rutherford (Original Music Composer)
Crew: Peter Newbrook (Cinematography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Durante un’esposizione, il mercante d’arte John Davies si rende conto di come siano molto richieste le opere di Victor Clare, uno sconosciuto scultore e pittore padre del suo socio Michael. John decide allora di andare a casa dell’artista, accompagnato da sua moglie Millie, dal suo amico Michael e alla sua giovane moglie, per comprare una serie di opere da rivendere a Londra. Giunto nell’isolata villa in Cornovaglia di Clare, John si rende conto della strana situazione familiare dell’artista, che ha una moglie con gravi problemi mentali e una modella come amante che vive lì con loro. Ma Clare nasconde un terrificante segreto e le sue splendide statue non sono semplici opere d’arte… Di artisti folli ne è pieno il cinema dell’orrore, dall’indimenticabile Dottor Gogol di “Amore folle” al Prof. Jarrod di “La maschera di cera”, senza dimenticare il terrificante Malcom Brand di “Sola in quella casa” e il pittore di agonie Buono Legani di “La casa dalle finestre che ridono”. In questo affollato manicomio c’è anche Victor Clare, pittore e scultore che oltre ad essere un inguaribile Don Giovanni è anche uno psicopatico che ha lo scopo di fissare la bellezza femminile prima che il tempo la faccia svanire. E quale metodo migliore che gettare una colata di bronzo fuso sulle stesse fanciulle vive? Detto, fatto! Statue incredibilmente realistiche che fanno gola a facoltosi acquirenti e riescono a cogliere per l’eternità la giovinezza e la bellezza delle modelle. Niente di nuovo sotto il sole, dunque, visto che “La fabbrica dell’orrore” somiglia a sommi capi a “La maschera di cera” in tutte e quattro le sue versioni e a “Il mulino delle donne di pietra” di Giorgio Ferroni, se no fosse che il film qui esaminato prende poi una svolta inaspettata. Interessante il personaggio di Victore Clare, interpretato dall’ex dj Mike Raven che per un paio d’anni è stato una piccola star del cinema horror (“Mircalla, l’amante immortale”, “La vera storia del dr. Jekyll”, “Discipline of Death”), genere a lui molto caro, prima di scomparire nel nulla. Clare è ossessionato dalla bellezza femminile che vede sfuggire giorno dopo giorno dalla sua moglie malata di mente e che ritrova nelle modelle che immortala su tela, in particolare Marcia, anche sua amante. Personaggio affascinante e carismatico, cinico e malato di sesso, capace di sedurre perfino la giovane moglie di suo figlio, più vicino all’ideale di artista contemporaneo di molti suoi “cugini” cinematografici. Come si diceva, la vera novità di un film che altrimenti saprebbe altamente di già visto sta nello svolgimento e soprattutto nell’epilogo. “La fabbrica dell’orrore” è strutturato come un giallo e anche se lo spettatore sa, anzi sospetta fortemente chi sia l’autore dei delitti di cui il film è costellato, noi non vediamo mai l’assassino in volto fino alla fine, con tanto di gioco dei sospetti che fa stranamente dubitare anche lo spettatore più sicuro di sapere chi è che miete vittime sulla scogliera. Il colpo di scena finale – che tale è davvero – riesce a sorprendere e gettare una nuova luce sulla vicenda, ma allo stesso tempo appare molto improbabile quanto fantasioso e da quasi l’impressione che lo spettatore sia stupito più per l’assurdità del tutto che per la reale bontà dell’intreccio a sorpresa. La vicenda si dipana però in maniera un po’ troppo lenta nella prima parte, anche se si movimenta quando le vittime cominciano ad aumentare di numero, grazie anche a una serie di omicidi abbastanza cruenti e fantasiosi. Il regista Ted Hooker, anche sceneggiatore insieme a Tom Parkinson, è qui alla sua prima e unica regia in una breve carriera che lo vede coinvolto soprattutto in ruolo di montatore. Cast di buon assortimento in cui si distingue, oltre al già citato Mike Raven, la bella Mary Maude (“Gli orrori del liceo femminile”, “Scorpio”), che interpreta Millie, vera protagonista del film. In un piccolo ruolo c’è anche Me Me Lay, attrice dai tratti orientali nota soprattutto per aver preso parte a diversi cannibal movie italiani (“Il paese del sesso selvaggio”, “Ultimo mondo cannibale”, “Mangiati vivi!”). Non imperdibile ma comunque gradevole. Aggiungete mezza zucca. In DVD italiano da Mosaico Media.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (1)

Wuchak

Wuchak

7 /10

An artist psycho on the coast of southern England

A reclusive artist (Mike Raven) on the coast of Cornwall, England, is doing dubious things with his models when his son (Ronald Lacey), his friend (James Bolam) and their wives arrive from London.

"Crucible of Terror" (1971) is Brit horror reminiscent of “Corruption” (1968) and comparable to Hammer or Amicus films of the era. Raven is a Christopher Lee lookalike, but only did four films from 1971-1972.

Blonde Beth Morris (Jane) stands out on the female front with thin brunettes Mary Maude (Millie) and Judy Matheson (Marcia) also on hand. The latter two are attractive but reflect the popularity of Twiggy at the time. The flick really needed one or two voluptuous women that Hammer was known for, like Veronica Carlson, Susan Denberg, Linda Hayden, Hazel Court, Barbara Shelley, Yvonne Romain, Caroline Munro, Ingrid Pitt and so on.

It’s decidedly obscure and typically gets bad reviews so I was skeptical at first, but the movie won me over with the coastal Cornwall setting, the imaginative caves that link to the artist’s quaint house and the revelation at the end.

FYI: Ronald Lacey is perhaps best known for his role as the coat-hanger Nazi with the scarred hand from “Raiders of the Lost Ark.”

The film runs 1 hour, 31 minutes, and was shot at Shepperton Studios & Hammersmith in London and the Blue Hills/Jericho Valley area of St Agnes, Cornwall.

GRADE: B-/B (6.5/10)

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