Hellboy backdrop
Hellboy poster

HELLBOY

2004 US HMDB
aprile 2, 2004

Nel 1944, un misterioso rituale magico chiamato "Ragnarok", condotto da uno stregone e da un gruppo di nazisti, da alla luce un bambino dalle sembianze demoniache. La vita di questa piccola creatura non umana viene salvata dal Dottor Broom, il quale diverrà suo mentore e grande amico e, una volta cresciuto, lo recluterà al Broom's Bureau, un istituto di ricerca per la difesa del paranormale. Qui Hellboy imparerà a conoscere i suoi poteri che lo porteranno a diventare un grande detective.

Cast

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Troupe

Produzione: Mike Richardson (Producer)Patrick J. Palmer (Executive Producer)Lawrence Gordon (Producer)Lloyd Levin (Producer)
Sceneggiatura: Guillermo del Toro (Screenplay)Mike Mignola (Writer)Peter Briggs (Writer)
Musica: Marco Beltrami (Original Music Composer)
Fotografia: Guillermo Navarro (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Nel 1944 lo stregone al soldo dei nazisti Grigori Rasputin apre un passaggio verso un’altra dimensione con l’intenzione di evocare una figura demoniaca che porti l’umanità verso un olocausto. Il rito viene però interrotto dai soldati americani, che impediscono il folle piano di Rasputin e riescono ad uccidere lo stregone e i suoi assistenti. Però qualche cosa è riuscita a passare dall’altra dimensione: si tratta di un cucciolo di demone, una sorta di scimmia rossa con un braccio di pietra. Il Dott. Broom decide di tenere il demone, che si mostra fin da subito molto amichevole, e di crescerlo come un figlio, chiamandolo Hellboy. Sessanta anni dopo troviamo Hellboy, ormai cresciuto, come leader di un gruppo di agenti segreti che operano per il governo americano all’interno del Dipartimento per la Ricerca sul Paranormale e la Difesa. Puntualmente Rasputin viene rievocato dai suoi servi nazisti resi immortali dal loro padrone e torna a seminare il panico tra le strade di New York, intenzionato a portare a termine il suo piano di distruzione. Dopo i vampiri mutanti di “Blade II”, il talentuoso regista messicano Guillermo Del Toro decide di cimentarsi con un altro cine-fumetto, ma stavolta parte dal principio e dona le origini cinematografiche ad “Hellboy”, fumetto fanta-horror nato dalla matita di Mike Mignola nel 1993. Dal momento che Del Toro si è sempre dichiarato un fan sfegatato del personaggio di Mignola, ha chiesto allo stesso creatore del personaggio di supervisionare l’intero progetto per averne una versione cinematografica che non deludesse i lettori del fumetto. E così è stato. Anche se l’Hellboy cinematografico presenta diverse variazioni rispetto alla controparte cartacea (anche perché i fumetti di questa saga non sono facilmente “filmabili”), riesce comunque a tenere intatto lo spirito grottesco e genuinamente fracassone dell’originale. Del Toro ha talento da vendere e riesce a creare un ottimo film con del materiale che in mano ad altri avrebbe potuto dar vita solamente ad un anonimo mucchio di esplosioni e ridicola computer graphic. Invece il regista messicano riesce a creare una perfetta mistura di generi capace di emozionare e intrattenere lo spettatore come raramente accade per film di questo genere. “Hellboy” ha in se le basi del cinema fantastico contaminate con suggestioni tipiche dell’horror lovecraftiano, a ciò viene aggiunto un ritmo incalzante da action movie e una dosata componente ironica data soprattutto dalle bizzarre caratterizzazioni dei personaggi protagonisti. Sono proprio i personaggi che popolano l’universo di “Hellboy” a donare una fortissimo appeal a questo film. Il diavolone rosse, interpretato dal magnifico Ron Perlaman (un attore dall’incredibile fisique du role), è un simpaticissimo “uomo d’azione” che adora le barrette di cioccolata Baby Ruth, mangia come un esercito e ha un debole per i gatti e i sigari cubani. Hellboy, Red per gli amici, è un essere grottesco e mostruoso, ma la sua educazione lo ha fatto uniformare concettualmente agli esseri umani e per questo tenta di celare le sue fattezze diaboliche piallandosi le enormi corna che ha sulla fronte. Ma Hellboy per i newyorkesi è una sorta di leggenda metropolitana, una creatura mitica che si dice si aggiri di notte per le vie della città, un paladino della legge che non ha e non può avere la celebrità dei suoi cugini supereroi, data la segretezza del Dipartimento governativo per cui lavora. Un eroe invisibile, dunque, voglioso di visibilità ma impossibilitato nell’averla realmente. Al nostro Red sono affiancati una serie di singolari comprimari che vanno dall’intelligente uomo-anfibio sensitivo Abe Sapien (un truccatissimo Doug Jones) alla problematica ragazza incendiaria Liz Sherman (Selma Blair), di cui Hellboy è innamorato ma non corrisposto. Il team è completato dal Dott. Broom, interpretato da un sempre bravo John Hurt, figura paterna e mentore del protagonista, e da John Myers (Rupert Evans), personaggio inedito creato in occasione del film e intento a fare da “balia” all’indisciplinato Hellboy. I cattivi, purtroppo, non sono troppo approfonditi e l’unico che ne esce davvero in maniera gloriosa è il Karl Ruprecht Kroenen (interpretato da Ladislav Beran), servo fedele di Rasputin, un nazista sadomasochista esperto di arti marziali e dal copro composto da estensioni meccaniche a causa delle mutilazioni autoinflitte. Il film è ricchissimo di ritmo e la regia è costantemente alla ricerca di sperimentazioni visive e acrobatiche. La fotografia dell’ottimo Guillermo Navarro dona un tono dark all’intera vicenda e gli effetti speciali, quasi totalmente realizzati in vecchio stile, sono di primissimo livello. Insomma, “Hellboy” è un vero spettacolo, un film che diverte con intelligenza, un anti-blockbuster senza epoca che va ad arricchire la già ottima galleria di freak in celluloide che Del Toro sta pian piano costruendo.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (3)

Gimly

Gimly

8 /10

I love the Mike Mignola Hellboy comics, and this movie is a pretty massive deviation from that source material. Oddly though, I'm kind of not bothered by that. In fact in some cases, like that of the character of Karl Ruprecht Kroenen, the film version is actually an improvement. A regular re-watch of Hellboy is a pretty frequent occurrence in my household.

Final rating:★★★★ - Very strong appeal. A personal favourite.

tmdb44006625

7 /10

Hellboy is not a movie for everyone, no matter how much humour is in the screenplay. Nevertheless, Guillermo del Toro's usual knack for outstanding visuals, cool looking action, and focus on character development makes Hellboy unique and entertaining af.

Also, Ron Perlman is an amazing leading man. His charisma makes him one of the most underrated actors of our time.

CinemaSerf

CinemaSerf

7 /10

Now on the face of it, this ought to be terrible. A couple of Nazis are on a remote Scots island using the spirit of the legendary Russian Rasputin (Karel Roden) to conjure up the devil. Luckily, their plan is interrupted by intrepid commandos under the leadership of scientist “Broom” (John Hurt) who not only thwarts this nefarious plan but also manages to rescue what was emerging from the devilish abyss and return with it to his lab where the half-horned “Hellboy” fits perfectly with his collection of other beings living in the officially denied “Bureau of Paranormal Research”. The thing is, “Broom” is getting on a bit and is concerned that without his steadfast leadership, his beloved subjects will fall under the aegis of the military, so he recruits the enthusiastic young “Myers” (Rupert Evans) to take the reins as the occupants of his museum must faced a reenergised Nazis under their vengeful Russian mystic and equipped with their new, multi-faceted “Sammael” who can replicate, Hydra-style, every time it dies - only it’s not just heads it regrows. With battle lines increasingly drawn, it falls to the pesky “Hellboy” (Ron Perlman), his mind-reading amphibian colleague “Abe” (Doug Jones) and his hitherto unrequited love interest “Liz” (Selma Blair) to get on with the old ridding the world of evil thing. The visual effects here work well, but rather than just let them do all the work, Guillermo del Toro also makes sure there is plenty of characterful dialogue and loads of action to keep this rollicking along for two hours. Perlman looks like he is enjoying himself and that’s contagious as this mixes fantasy and sorcery with some good old fashioned prejudice; just an hint of decency from an on-form Hurt and Myers all topped off by a dose of theatrical ham from Roden doing his best Christopher Lee. Of course, the combination of Satan and the Swastika takes some beating in the realms of evil and though I don’t suppose the conclusion is in much doubt, there is plenty of ebbing and flowing going on and nobody is safe as the action hots up.

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