I See You backdrop
I See You poster

I SEE YOU

2019 โ€ข US HMDB
settembre 11, 2019

Un investigatore che si occupa del rapimento di un bambino fa emergere legami con dei drammatici eventi avvenuti in passato. Nel frattempo l'investigatore lotta per trovare il modo di perdonare i tradimenti della moglie, mentre la donna affronta il senso di colpa. Una presenza malvagia inizia, però, a manifestarsi nella loro casa, mettendo il giovane figlio della coppia in pericolo mortale.

Registi

Adam Randall

Cast

Helen Hunt, Jon Tenney, Owen Teague, Judah Lewis, Libe Barer, Gregory Alan Williams, Erika Alexander, Sam Trammell, Jeremy Gladen, Allison Gabriel
Horror Thriller Mistero

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RECENSIONI (1)

Andrea Belloni

โ€ข

Un thriller a incastri che inquieta e sorprende, ma resta un passo dalla grandezza

I See You è un thriller che gioca d’astuzia: parte come un racconto di inquietudine domestica, quasi “piccola” e quotidiana, e poi lentamente allarga il campo fino a trasformarsi in un congegno narrativo molto più ambizioso di quanto sembri all’inizio. Adam Randall lavora soprattutto sul non detto e sulle crepe: una casa, una famiglia in frantumi, una comunità apparentemente normale, e quella sensazione insistente che ci sia qualcuno (o qualcosa) di troppo vicino. Non serve esagerare con l’horror: qui la tensione nasce dal dettaglio, dal sospetto, dalle cose che si spostano di mezzo centimetro ma ti fanno dubitare di tutto. Il punto di forza del film è la struttura. È uno di quei titoli che costruiscono il loro fascino sul modo in cui raccontano, più ancora che su ciò che raccontano: la sceneggiatura usa cambi di prospettiva, ellissi e rivelazioni calibrate per farti ripensare continuamente a ciò che stai vedendo. Funziona perché la regia accompagna questo gioco con un controllo notevole del ritmo: non corre quando dovrebbe insinuarsi, e accelera quando serve far montare l’ansia. Il risultato è che, anche quando intuisci che c’è “un trucco”, non è detto che tu riesca a prevedere come verrà eseguito. E quando i pezzi si ricompongono, l’effetto è davvero soddisfacente: ti ritrovi a fare mentalmente marcia indietro, a ripescare scene e a rileggerle in un modo diverso. Anche sul piano visivo I See You è più solido di tanti thriller “da catalogo”. La casa diventa un piccolo labirinto emotivo e spaziale: corridoi, stanze, inquadrature che suggeriscono presenze ai margini. Randall lavora bene sugli spazi e sul fuori campo, e sa come costruire l’idea dell’intrusione senza doverla mostrare in maniera plateale. È un film che ti mette in uno stato di allerta, e riesce a farlo con mezzi relativamente semplici, ma ben amministrati. Detto questo, il film si porta dietro un limite piuttosto chiaro: i personaggi. La storia ha ambizione e un sottotesto potenzialmente interessante (colpa, responsabilità, dinamiche familiari), ma la caratterizzazione resta spesso più funzionale che davvero approfondita. I protagonisti hanno conflitti e fragilità, però rimangono in parte “abbozzati”: li capisci, ma non sempre li senti. Ed è un peccato, perché una scrittura più densa avrebbe dato al film un peso emotivo maggiore, rendendo alcune svolte ancora più incisive. Invece, a volte, si ha la sensazione che l’intreccio venga prima delle persone, che è perfettamente legittimo per un thriller, ma è anche ciò che gli impedisce di diventare qualcosa di più memorabile. C’è anche l’altra faccia della medaglia: quando un film punta molto sui twist e sugli incastri, rischia che qualcuno percepisca certe soluzioni come un po’ “aggiustate”, o che la chiusura risulti più meccanica che naturale. I See You regge bene il gioco, ma a tratti si avverte il desiderio di stupire a tutti i costi. Per fortuna, la costruzione della tensione e l’efficacia del racconto compensano: il film intrattiene, sorprende e resta in testa abbastanza da far venire voglia di discuterne (o di rivederlo per notare i dettagli lasciati lungo la strada). In sintesi, I See You è un thriller molto interessante, ben diretto e intelligentemente strutturato: un puzzle che funziona, capace di creare atmosfera e di usare la narrazione come strumento di inquietudine. Se avesse osato di più sul versante emotivo e sulla profondità dei personaggi, avrebbe fatto un salto di categoria. Così com’è, resta una visione consigliata: tesa, furba, e decisamente più intrigante di quanto il titolo possa far pensare. Ottimo congegno di tensione e prospettive, penalizzato da personaggi un po’ leggeri e da un potenziale emotivo non sfruttato fino in fondo.

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