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Il Mostruoso Uomo delle Nevi poster

IL MOSTRUOSO UOMO DELLE NEVI

The Abominable Snowman

1957 โ€ข GB HMDB
agosto 26, 1957

Nelle lande desolate dell'Himalaya, il botanico inglese John Rollason e sua moglie Helen studiano erbe rare da molti anni. Ai coniugi giunge notizia dell'arrivo prossimo di due loro amici antropologi, Peter Fox e Tom Friend. Gli Helen forniscono subito alcune regole ai loro due amici, ma nella faccenda si intromette il Grande Lhama, che propone alla spedizione di trovare l'inaferrabile Yeti con l'aiuto di due studiosi, Ed Shelley e Andrew McNee. Tutti sono molto scettici riguardo alla creatura, ma McNee è convinto della sua esistenza quando anni or sono sembrò vederla durante una tempesta nevosa. Dopo giorni e giorni di lungo e intenso cammino, i cinque trovano alcune tracce, e istigati da McNee si convincono di procedere...

Registi

Cast

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Troupe

Produzione: Michael Carreras (Executive Producer)Aubrey Baring (Producer)
Sceneggiatura: Nigel Kneale (Screenplay)
Musica: Humphrey Searle (Original Music Composer)
Fotografia: Arthur Grant (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Francesco Chello โ€ข
Lo scienziato John Rollason si trova in Tibet con la moglie ed un collega per compiere alcuni studi e ricerche. Ma il vero motivo di interesse dell’uomo è il mistero dello Yeti, leggendaria figura del luogo di cui non ci sono prove dell’esistenza. Nel momento in cui gli si presenta l’occasione di una spedizione scientifica sull’Himalaya, alla ricerca del gigantesco e mostruoso essere, l’uomo non ci pensa due volte aggregandosi immediatamente alla missione. Ma giunti sulle vette innevate terribili e misteriosi incidenti iniziano a colpire gradualmente i protagonisti… “Il Mostruoso Uomo delle Nevi” (“The Abominable Snowman”) è un fanta-horror in classico stile anni ’50, con il fascino che ne consegue. Tratto da un teledramma di Nigel Keale e prodotto dalla Hammer nel 1957, nel periodo subito precedente a quelli che sarebbero stati gli anni d’oro per la famosa casa di produzione inglese, gli anni dei cicli di Dracula, Frankenstein, La Mummia e non solo. Il primo merito da attribuire alla pellicola è quello di essere stata una delle prime, se non la prima, a narrare del famoso quanto misterioso Yeti, conosciuto anche come l’Uomo delle Nevi, appunto, un mito senza alcun dubbio intrigante. Tutt’oggi i titoli su questo personaggio non sono tantissimi. Parlavamo di fascino tipico di quegli anni; potremmo iniziare dal bianco e nero, che dona alla visione quella sorta di “eleganza”, passando poi per le splendide e suggestive scenografie ed ambientazioni: dalla ricostruzione del paesino tibetano a quella delle vette innevate. Come non menzionare poi gli attori, e lo stile recitativo dell’epoca, tra cui spicca il protagonista, il grande Peter Cushing che, con Christopher Lee, sarebbe diventato di lì a poco un’icona Horror immortale, grazie ai già ricordati anni d’oro hammeriani. Un fanta-horror sì, ma in “salsa avventurosa”; motivo d’interesse in più per la pellicola, sono evidenti infatti alcune caratteristiche da tipica storia d’avventura: dal mistero da scoprire, alla missione a cui prendono parte i protagonisti, alle vicissitudini a cui andranno incontro. Ciò nonostante il film non è costruito principalmente sull’azione ma più sui personaggi e la loro psicologia, mettendo in risalto, in particolare, il contrasto tra la personalità del personaggio di Cushing, il dottor Rollanson, dai sani principi morali e quello del dottor Tom Friend, interpretato da Forrest Tucker, avido, bugiardo e dal fare truffaldino. Pur basandosi essenzialmente su di esso, il “Mostro” del titolo non compare quasi mai, ma quello che superficialmente potrebbe apparire come un difetto finisce per poter essere considerato un pregio della pellicola. La storia infatti è costruita, e bene, attorno al mistero che avvolge questa famigerata figura, alla tensione che la sua presenza provoca nei protagonisti ed alla suspense che contraddistingue le scene clou. Il volto dell’Uomo delle Nevi viene mostrato solo nel finale, mentre nel corso della pellicola il personaggio è “presente” i modi diversi, differenti ed intelligenti escamotage come suoni o rumori particolari, ombre, sagome, orme, inquadrature parziali degli arti. Il messaggio finale della pellicola sottolinea il peso che può avere la mano dell’uomo sull’ambiente, sull’esistenza di altre razze, cercando di mettere l’accento sulla possibilità che l’uomo ha per evitarlo. La pellicola esplora le conseguenze negative della avidità dell’uomo su ciò che lo circonda oltre che sui rapporti con i suoi simili. Rapporti tra uomini che si compromettono facilmente sia, come dicevamo, in presenza di interessi personali che in condizioni di estrema difficoltà come quelle in cui si troveranno i protagonisti. In conclusione Il Mostruoso Uomo delle Nevi è un titolo affascinante, gradevole ed interessante da vedere, in particolare se si apprezza il genere in questione. L’unica versione italiana reperibile attualmente sul mercato è un riversamento dalla pellicola italiana dell’epoca, pellicola che, com’era naturale che fosse, mostra i segni del tempo risultando un po’ rovinata in diversi punti; d’altro canto però non fosse stato per tale versione ci risulta difficile immaginare una nuova importazione per questo titolo. Inoltre il doppiaggio originale, che probabilmente con l’importazione di una nuova versione sarebbe andato perduto, gli conferisce, se possibile, un pizzico di fascino in più: il doppiaggio in Italia è un’arte, è vera recitazione, ogni epoca ha il suo stile recitativo e di conseguenza il suo stile di doppiaggio. Curiosità: il film è conosciuto anche con un secondo titolo originale ovvero “The Abominable Snowman of the Himalayas”.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (3)

John Chard

John Chard

8 /10

The Abominable Snowman

Tom Friend is about to embark on a life changing expedition, his aim? To find the fabled creature known as the Yeti, or Abominable Snowman. Joining him on the trip is botanist John Rollason, whose scientific interest is totally at odds with Friend and his trapper companion, Ed Shelley. As the expedition moves deeper into the Himalayas, bad luck and differences of opinions dog the party, and as the confrontations draw closer it becomes apparent that the Yeti is not a dumb animal to be killed or captured.

Adapted by Nigel Kneale from his own BBC play, "The Creature", The Abominable Snowman is one of the finest early offerings from Hammer Studios. The long running (to this day) stories of a giant beast living up in the Himalayas is of course interesting stuff, much like Nesse up in her Loch, it seems their worth will never ever fade. Thankfully there is a ream of intelligence in this picture, forgoing out and out shocks in the name of horror, director Val Guest has treated Kneale's story with the utmost respect. This is more of a character story as regards men with different ideals on a supposed legend, we barely see the creature until the wonderful last quarter, we don't need to because there are other creatures on this expedition, it's very adroit and accomplished in its telling.

The cast do not let the material down, Hammer stalwart Peter Cushing takes the role of Rollason, Forrest Tucker ("Sands Of Iwo Jima") is Friend, Robert Brown ("The Masque of the Red Death") is Shelley and Maureen Connell is wonderful down in the village as Rollason's fraught wife, Helen. Now in this day and age we can get good digital transfers of old black and white classics, and here the Regalscope Widescreen brilliantly captures the snowy landscapes, firmly enhanced by Arthur Grant's gorgeous monochrome photography. So what you waiting for? The technical side is great, the story is of course excellent, all that remains to say is that the ending is perfect and seals the deal.

A British treasure. 8/10

Peter89Spencer

8 /10

This was entertaining to watch, especially it being the first Hammer Horror filmed in black and white.

An adventurous expedition turns into a fight for survival, with a horrifying discovery. It's similar to The Thing and Mountains of Madness, but the difference being it is less gruesome than the other two.

CinemaSerf

CinemaSerf

6 /10

Forrest Tucker was drafted in to bring a bit of box office to this actually quite atmospheric tale of an expedition to the heights of the Himalayas where he - "Friend" and scientist "Rollason" (Peter Cushing) encounter the mysticism of the locals and, well slightly more than they bargained for! Clearly nobody set foot outside the studio here, and the confetti sellers must have a field day; but Cushing was always quite good at sustaining these slightly eccentric boffin roles; the rather stilted Tucker does what's required with a rather listless script and Maureen Connell offers just a little more as the leading lady that is oft provided in these adventures. The use of lighting and audio does help create a sense of menace and I did quite like the ending... Cheap and cheerful, yes - but still quite watchable.

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