Orphan backdrop
Orphan poster

ORPHAN

2009 US HMDB
luglio 24, 2009

I coniugi Kate e John Coleman devono fare i conti con l'improvvisa perdita di un figlio. Entrambi subiscono una forte crisi e, per cercare di superare il dolore, intraprendono la strada dell'adozione: la prescelta è Esther, una dolce ragazzina di nove anni. Ben presto, però, la bambina comincerà a manifestare strani e inquietanti comportamenti, facendo capire a Kate e John di non essere così innocente come sembra.

Cast

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Troupe

Produzione: Leonardo DiCaprio (Producer)Susan Downey (Producer)Joel Silver (Producer)Christoph Fisser (Producer)Richard Mirisch (Producer)Henning Molfenter (Producer)Erik Olsen (Producer)Aaron Auch (Producer)Ethan Erwin (Producer)Stacey Fields (Producer)Sarah Meyer (Producer)Don Carmody (Executive Producer)Michael Ireland (Executive Producer)Steve Richards (Executive Producer)David Barrett (Producer)Carl Woebcken (Producer)Jennifer Davisson (Producer)
Sceneggiatura: Alex Mace (Story)David Leslie Johnson-McGoldrick (Screenplay)
Musica: John Ottman (Original Music Composer)
Fotografia: Jeff Cutter (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
John e Kate Coleman, ad un anno dalla morte della ancora non nata terzogenita, si decidono di adottare una bambina e la scelta cade su Esther. La nuova arrivata in casa Coleman si mostra subito gentile ed educata, oltre che particolarmente predisposta per l’arte, solo che il suo strano modo di vestirsi e la sua timidezza la rendono subito oggetto di scherno da parte dei suoi coetanei, oltre che antipatica agli occhi del fratello Daniel. Ma con il passare dei giorni Esther si mostra sempre più strana e dai comportamenti ambigui, ad accorgersene è soprattutto la madre Kate che, malgrado il marito non sia d’accordo, comincia a indagare sul passato della bambina. Accompagnato da una corposa polemica da parte delle associazioni pro-adozione, che si lamentavano del fatto che il film potrebbe infondere paure riguardo l’adottare bambini, “Orphan” è il nuovo horror prodotto dalla Dark Castle, che si conferma come una delle più interessanti realtà del panorama horror contemporaneo. “Orphan” ha un merito non trascurabile: ha preso del materiale trito e ritrito come l’apologo sull’infanzia deviata nella moderna famiglia disfunzionale e l’ha tirato a lucido introducendo varianti di considerevole originalità. Il risultato è un affascinante ibrido tra l’horror-drammatico sull’infanzia turbolenta, che pesca senza dubbio da “L’innocenza del diavolo”, “Mickey” e il più recente “Joshua”, e lo psico-thriller che va a cavallo tra il Polanski d’annata e lo slasher anni ’80. Uno strano miscuglio di cui è difficile rendersi conto senza aver visionato l’opera ma che, vi assicuro, è del tutto riuscito e funzionale. Lo spagnolo Jaume Collet-Serra, alla seconda collaborazione con la Dark Castle dopo l’ottimo “La maschera di cera”, riesce a gestire con grande maestria un film che in mano ad altri sarebbe potuto risultare troppo lungo (si aggira attorno alle 2 ore), ma che invece appare teso e coinvolgente grazie all’ottimo dosaggio di scene introspettive con altre esplicative e altre ancora di grande suspense. Se è vero che a volte si gioca con il ricorso al facile spavento dato da improvvise apparizioni e alternanza di piani sonori (c’è anche il famigerato “gioco” con lo specchietto del bagno!), in “Orphan” c’è comunque una sapiente costruzione della tensione narrativa che si sviluppa da un crescendo di eventi che sembrano condurre verso una determinata conclusione che invece poi si rivela realmente originale e inaspettata. Lo stesso lungo climax finale è costruito con efficace concessione al classico clima tensivo, di quelli che si vivono tutti d’un fiato e che non mancano di tenere continuamente sulle spine lo spettatore. “Orphan” si avvale di una bella sceneggiatura dell’esordiente David Johnson, uno script ordinato in cui ogni elemento/evento è cadenzato con le giuste tempistiche e i personaggi sono finalmente trattati con rispetto e approfondimento. Avremo dunque l’intera attenzione catalizzata sui membri della famiglia Coleman, il classico focolaio domestico della middle/upper class americana che dietro un velo di normalità nasconde i classici scheletri nell’armadio che, una volta tanto, non emergono come colpo di scena, bensì vengono introdotti con naturalità quando ce n’è realmente bisogno per accompagnare il lento disfacimento della felicità iniziale. A dar corpo ai protagonisti non c’è nessuna superstar di Hollywood, ma attori “minori” che hanno i volti perfetti per i personaggi che interpretano. Vera Farmiga (“The Departed”; “Joshua”) e Peter Sarsgaad (“The Skelton Key”; “Fightplan – Mistero in volo”) interpretano i coniugi Coleman, Jimmy Bennett (“Hostage”; “Amityville Horror”) e l’esordiente Aryana Engineer sono i due figli e Isabelle Fuhrman è Esther. In particolare Vera Farmiga e Isabelle Fuhrman danno un’ottima prova: intensa e “fisica” la bella attrice che interpreta mamma Kate, riuscita e inquietante nella sua ambiguità la giovane Fuhrman, di cui probabilmente sentiremo parlare in futuro. Molto buono anche il reparto “gore”, relegato solo in poche scene ma per questo ancora più efficace. Già l’incipit onirico-ospedaliero ha un sapore semi splatter che riesce a far correre un brivido su per la schiena, ma l’apice è dato dalla cruda (e crudele) morte a martellate che divide a metà il secondo atto, una scena di rara cattiveria che difficilmente si tende a dimenticare. “Orphan” è un ottimo prodotto, un film di quelli che si va a vedere pensando di assistere ad uno spettacolo che si è già visionato nella propria mente ma che alla fine si rivela una imprevedibile sorpresa. Ci vorrebbero più film capaci di ciò. Consigliatissimo!
👍 👎 🔥 🧻 👑

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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (3)

Screwamazon

10 /10

Isabelle Fuhrman gives an epic performance. I can't really say too much without giving away spoilers, but I can see why she ended up being Clove!

CinemaSerf

CinemaSerf

6 /10

I had a problem with this right from the start. Just how this young girl from eastern Europe managed to get herself placed in a wealthy American family without any semblance of blood or DNA checks to establish - for real - that she was who the father "John" (Peter Sarsgaard) desperately wanted her to be. Though I did enjoy the film thereafter, that implausibility was never far from the back of my mind as we see the monster that is "Esther" (a strong performance from Isabelle Fuhrman) develop around us causing havoc and mayhem for the "Coleman" family - recently recovering from their own tragic bereavement. The concept is fascinating - an adult (and a ruthless and unstable one at that) in the persona of a child using innocence as the ultimate tool for deception is cleverly delivered by the cast and from the pen of Alex Mace. The wintry scenario and the John Ottman score also contribute well to a genuine sense of menace as those who get in her way are unceremoniously snuffed out. She even manages to ensnare the services of a young and vulnerable accomplice, too! It's a perfect example of hiding in plain sight, and is certainly one of the more effective role-playing, psychological, horror films I have seen.

Andre Gonzales

Andre Gonzales

8 /10

This is a great movie. It's one of those movies you can only watch once though. Any more after that you know what's going on. Great ending but it ruins the movie from ever watching it again. Can't wait to see the sequel though.

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