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La Casa del Diavolo poster

LA CASA DEL DIAVOLO

The Devil's Rejects

2005 DE HMDB
luglio 22, 2005

Texas, contea di Ruggsville, 18 maggio 1978. Sei mesi dopo gli eventi del primo film, lo sceriffo John Quincy Wydell e un manipolo di poliziotti circondano la fattoria dei Firefly, intenzionati a stanare la famiglia colpevole di decine di omicidi. Nello scontro a fuoco che segue Mother Firefly viene catturata mentre il figlio Rufus rimane ucciso. Solo Otis e Baby, riescono a fuggire mentre Tiny, fratello di Baby e Rufus, riesce a non farsi trovare dai poliziotti. Nella casa la polizia trova cadaveri fatti a pezzi sparsi un po’ ovunque, oltre a ritagli di giornale e diari fotografici che testimoniano le efferatezze compiute dai Firefly

Registi

Cast

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Troupe

Produzione: Mike Elliott (Producer)Andy Gould (Producer)Marco Mehlitz (Producer)Michael Ohoven (Producer)
Sceneggiatura: Rob Zombie (Screenplay)
Musica: Tyler Bates (Original Music Composer)
Fotografia: Phil Parmet (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
In una placida mattinata la fatiscente fattoria dei Firefly diviene centro di una retata da parte della polizia del Texas. Otis, Baby, Mother Firefly e Rufus, armati fino ai denti e protetti da rudimentali corazze antiproiettile si asserragliano dentro casa decisi a difendere la loro proprietà; ma la polizia ha la meglio: Rufus viene ucciso, Mother Firefly arrestata e solo Otis e Baby riescono a fuggire. Alla fuga si unisce ben presto anche un altro membro della famiglia, Capitan Spaulding, e tutti e tre, dopo aver sequestrato e torturato una famigliola in un motel, si dirigono verso il bordello di Charlie, fratellastro di Capitan Spaulding. Ma sulle loro tracce c'è lo sceriffo Wydell, fratello di una delle vittime dei Firefly, intenzionato a portare a termine la sua vendetta anche ricorrendo a metodi poco consoni ad un uomo di legge. Opera seconda del rocker Rob Zombie e sequel del suo precedente "La Casa dei 1000 corpi", "La Casa del Diavolo" ( fuorviante titolo imposto dalla distribuzione italiana al posto ben più suggestivo "The Devil's rejects" ) è una di quelle opere che o si odiano o si amano e per le quali difficilmente si riescono a trovare mezze misure. Già "La Casa dei 1000 corpi" aveva fatto particolarmente discutere: gli amanti dell'horror grezzo e brutale degli anni '70 avevano apprezzato l'affettuoso omaggio che Rob Zombie aveva fatto ai maggiori rappresentati di quell'epoca in celluloide ( "Non aprite quella porta" in primis ), condendo il tutto con umorismo grottesco e soluzioni visive al limite dello psichedelico; mentre coloro che cercavano da una pellicola di genere brividi e maggiori riscontri con un'estetica tipica del cinema horror contemporaneo, ne rimasero fortemente delusi. "La Casa del Diavolo" si discosta drasticamente dai toni scanzonati e clowneschi del primo film e lo supera gettandosi su toni seriosi che mescolano paesaggi da western, violenza da survival horror e personaggi che sembrano usciti da certa letteratura pulp tanto cara a Quentin Tarantino. Assistere alla visione di "La Casa del Diavolo" significa fare un viaggio nel passato della durata di quasi due ore; significa cavalcare nei deserti polverosi già descritti da Sam Peckinpah e George Miller, diventare complici delle atroci gesta di spietati killer che molto condividono con i leggendari villains dei primi film di Tobe Hooper e Wes Craven. Ma entrare nella "Casa del Diavolo" non significa solamente fare un tuffo negli anni '70, anche se l'epoca in cui i figli dei fiori stavano trovando declino la fa da padrone ( Zombie ha girato in Super 16 per ricreare quella patina e quell'illuminazione caratteristica dei film di quel periodo ), ma c'è anche molto anni '90, c'è molta poetica pulp così sapientemente resuscitata da Tarantino e Rodriguez, tanto che, nella scena in cui i nostri tre eroi giungono nel bordello di Charlie oppure quando tengono sotto sequestro la famigliola nel motel, sembra di assistere ad un caloroso omaggio a "Dal tramonto all'alba". Interessante il lavoro compiuto sui personaggi, che escono dalla stereotipizzazzione in cui erano volutamente stati ingabbiati in "La Casa dei 1000 Corpi", per concedersi ad una maggiore sfaccettatura caratteriale. I tre "reietti del diavolo" sono sì dei crudeli e sadici assassini necrofili, ma hanno carisma e un proprio codice d'onore, che trova il suo maggiore fondamento nella famiglia: ancora una volta l'istituzione su cui si fonda il mondo civilizzato viene attaccata alla radice; la civiltà genera mostri, che nella loro bestialità sono di gran lunga più umani dei cosiddetti "normali". Infatti colui che dovrebbe rappresentare la legge e la giustizia, finisce per essere portavoce di vendetta e sadismo, tanto che i carnefici si trasformano in vittime, e viceversa, spingendo lo spettatore a parteggiare in modo fin troppo evidente per i "mostri". A livello tecnico il film è sicuramente molto ben curato; oltre alla voluta patina anni '70 e ad una fotografia sempre contraddistinta da colori caldi, Rob Zombie mostra di aver raffinato la sua tecnica, non più incentrata su toni lisergici e bizzarrie di montaggio, ma caratterizzata da scelte stilistiche normalizzate ma di tutto rispetto, che si concedono solamente alcuni ralenty e alcuni stacchi di montaggio "a rullo" che procedono orizzontalmente. Un sentito applauso va poi concesso alla scelta del cast, composto quasi interamente da indimenticabili caratteristi del cinema di genere che fu. Oltre ai tre ottimi protagonisti reduci dal primo capitolo ( Bill Mosley, Sid Haig, Sheri Moon ), si possono ritrovare volti noti agli amanti dell'exploitation tra cui Ken Foree ( l'indimenticabile Peter Washington di "Zombi" ) nel ruolo di Charlie; Michael Berryman ( Pluto di "Le Colline hanno gli occhi" ) è Clevon; Danny Trejo ( il barista del Titty Twister in "Dal Tramonto all'alba" ) è il bounty killer Rondo; ma c'è spazio anche per Ginger Lynn Allen ( star di tanti film porno anni '80 ) nel ruolo della prostituta Fanny. La violenza mostrata in questo film è ben superiore a quella presente in "La Casa dei 1000 Corpi", non più incentrata sullo splatterstick semi-demenziale, ma sul gore polveroso farcito da più di una scena di umiliazione ai danni delle povere vittime, qui spogliate da ogni dignità ( oltre che dei propri vestiti! ). Ma "La Casa del Diavolo" non è solo sangue, polvere e sudore, poiché in più occasioni Rob Zombie ci concede anche momenti di pura ilarità, come nella scenetta dell'esperto di cinema e nella gag del gelato a "tutti-i-fottuti-frutti". Un piccolo grande film già entrato nell'olimpo dei cult movies.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (2)

Gimly

Gimly

8 /10

The Empire Strikes Back of the Firefly Family franchise. Firstly because they're both the middle entry in their respective trilogies, and secondly because I gave them both the same rating. And I say that knowing full well how much the film community at large will look down on me for admitting it. But I don't care. This is a fantastic movie. Probably Zombie's best. Mm, second best. After Halloween II. Which is also the best Halloween movie.

...Now they're really coming for me.

Final rating:★★★★ - Very strong appeal. A personal favourite.

Filipe Manuel Neto

Filipe Manuel Neto

3 /10

Between black comedy and disgusting horror, it's not a movie that wants to be taken seriously.

Rob Zombie is a decidedly strong stomach man. His musical curriculum could be enough to prove it, but we still have his horror films, full proof of his taste for blood and shocking scenes. Personally, I'm not a fan of excessively bloody films, I think that the blood and deaths in a horror film shouldn't be indiscriminate, it ends up being counterproductive and having a perverse effect, as if we got used to it, making this type of resource less effective.

This film is the sequel to “House of 1000 Corpses”: starting where it ends, it shows us the siege of the decrepit Firefly house to arrest or massacre that family of degenerates. They manage to escape and will spread panic in the region, while the local police try everything to catch them. To understand this film, therefore, I recommend first seeing the film that gives rise to these events (and which is just as violent and disgusting as this one). However, I felt that this film has a slightly better script than its predecessor and that it tries to at least create a good story, "Bonnie & Clyde" style, with cultural references to Ned Kelly, Ma Barker and others.

The slash subgenre, to which this film belongs, has a legion of fans and some renowned films, namely the “Saw” franchise. They are films filled with violent deaths, infamous acts, obscenities and graphic content. I already expected this here. What I really don't understand is how Zombie tries to introduce comedy into a movie like this. Even dealing with black humor, attempts to introduce humor end up cutting the atmosphere.

Back to characters they already knew, Sid Haig and Bill Moseley continue to do a great job as actors. They dominate the film and their characters are both comic (it didn't work for me but…) and brutal and sadistic. Sherry Moon Zombie, who is the director's wife, gained more prominence in this film, where she appears naked (or almost) in several scenes. The veteran and prestigious Leslie Easterbrook (who most people will remember for her performance in the comedies of the “Police Academy” franchise) replaced Karen Black, but I confess that I felt at various times that the actress did not fit into this type of material. The film also features other well-known actors such as William Forsythe, Ken Foree, Danny Trejo and Taylor Maine.

Technically, the film has some points that deserve to be highlighted, starting with the use of good special effects and good digital resources, which the director took full advantage of. We cannot fail to observe with some pleasure the richness of detail in the sets and costumes, and the good work of the camera. The soundtrack features several well-known songs, and contributes to not taking the film too seriously.

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