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Non Aprite Quella Porta poster

NON APRITE QUELLA PORTA

The Texas Chainsaw Massacre

2003 US HMDB
maggio 21, 2003

Primi anni settanta. Alcuni ragazzi, di rientro da una breve vacanza in Messico, stanno dirigendosi a un concerto rock a bordo di un furgoncino. Danno un passaggio prima a un pazzo con tendenze sadiche, ben presto scaricato e in seguito a una ragazza traumatizzata che finisce con il suicidarsi sul furgone con un colpo di pistola.Fermatisi per chiedere aiuto, i nostri cadranno preda di una strana e folle famiglia.

Cast

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Troupe

Produzione: Jeffrey Allard (Executive Producer)Michael Bay (Producer)Ted Field (Executive Producer)Mike Fleiss (Producer)Andrew Form (Executive Producer)Brad Fuller (Executive Producer)
Sceneggiatura: Scott Kosar (Screenplay)
Musica: Steve Jablonsky (Original Music Composer)
Fotografia: Daniel Pearl (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Agosto 1973. Cinque ragazzi, in viaggio di ritorno dal Messico, danno un passaggio ad una strana autostoppista che trovano vagabondare per la strada, ma la ragazza, dopo aver pronunciato parole senza un’apparente senso, si toglie la vita. I cinque, in preda al panico, si recano presso la più vicina stazione di sevizio, dove avvertono telefonicamente lo sceriffo dell’accaduto. Da quel momento i ragazzi, rifugiatisi nei pressi di un vecchio mulino, cominceranno a cadere sotto i colpi di un brutale tizio mascherato, armato di motosega, e della sua letale famiglia. Probabilmente siamo di fronte al più riuscito esempio di revival cinematografico degli ultimi anni, oltre che al più meritevole degli eredi del capolavoro di Tobe Hooper. Va subito chiarita una cosa: questo nuovo “Non aprite quella porta” è stato lanciato come remake del film del 1974, ma visionando la pellicola si può constatare che non si tratta di un vero e proprio caso di remake ma, come è accaduto per il terzo e quarto episodio della saga, di una variazione sul tema. Infatti su grandi linee ci troviamo nei territori del leggendario massacro con la motosega, per giunta, a differenza dei capitoli precedenti, questo nuovo film si ambienta nello stesso anno del primo film, ma sono troppe le variazioni per poterlo proclamare a pieno titolo un remake. (Lo stesso regista ha affermato: “Se esiste già un film chiamato “Non aprite quella porta” ed è perfetto, non puoi rifarlo uguale, non avrebbe senso!”.) A questo film vanno riconosciuti sicuramente due meriti: da una parte un approfondimento del personaggio di Leatherface, ormai entrato nell’immaginario degli psycho-killer, simbolo dell’horror post moderno, dall’altro una particolare cura estetica e una strizzata d’occhio a tutti i patiti del gore. Cominciamo con il buon vecchio Faccia di cuoio: in questo film, per la prima volta gli viene dato un vero nome, Thomas Hewitt, e un volto al di sotto della maschera, corroso da una serie di tumori che gli hanno divorato la pelle fin da bambino ( da qui il motivo per cui desidera la faccia degli altri, di chi ne ha una integra ). Inoltre in questo film Leatherface torna ad essere il membro più importante della famiglia ed a lui sono affidate tutte le sequenze di terrore e di violenza ( con qualche concessione all’altrettanto spietato personaggio di R. Lee Ermey ): è lui il vero mostro del film mentre gli altri componenti della famiglia sono come un suo alter ego, un frammento diverso della sua personalità. Sotto il punto di vista estetico il film riesce a creare una notevole commistione tra due caratteri opposti: all’eleganza della fotografia (curata da Daniel Pearl, direttore della fotografia anche nel film del ’74 ), che immerge lo spettatore nel assolato paesaggio del Texas (avvolto però da toni scuri e opachi), si contrappongono una serie di situazioni raccapriccianti, morbose e disturbanti, che vanno ben oltre il limite degli horror a cui eravamo abituati negli ultimi anni, e che ci riportano ai momenti più malati del film prototipo del ’74. Insomma, da una parte la bellezza e la ricercatezza estetica, dall’altra l’orrore più brutale e animalesco. Il regista Marcus Niespel, che precedentemente aveva lavorato nel campo pubblicitario e dei video musicali, è alla sua prima esperienza cinematografica, mentre gli attori sono quasi tutti veterani da telefilm americani di successo, dalla bella protagonista Jessica Biel ( “Settimo Cielo” ) a Eric Balfour ( “Six feet under” ), ma tra il cast figurano anche Erica Leerhsden, gia vista nel sequel di “The Blair witch project”, e R. Lee Ermey, divenuto famoso per la sua interpretazione in “Full metal jacket”, nel ruolo del perfido sceriffo. Curiosità: Il film è introdotto da una voce narrante che appartiene dell’attore John Larroquette, lo stesso che prestò la voce per l’introduzione del film di Tobe Hooper. “Non aprite quella porta” inizialmente doveva essere diretto da Micheal Bay ( “Armageddon”, “Pearl Harbor” ) il quale figura invece come produttore insieme al regista del primo film di Tobe Hooper. Segnaliamo un errore: Tra le sequenze iniziali del film ce n’è una in cui i ragazzi ascoltano alla radio la canzone “Sweet home Alabama”, ma il film è ambientato nel 1973 mentre la canzone è del 1974 !
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (1)

tmdb76622195

4 /10

Producer Michael Bay steered this remake of the infamous 1970's horror flick, without bringing in anything new. When I first saw the trailer for this version of the story, I thought it looked a lot like a hurried sequel to the contemporary silly release "Wrong Turn." Five youths on their way to a Lynyrd Skynyrd concert pick up a young hitchhiker who commits suicide in the back of their van. Looking for help, and a little common sense, they stumble upon a weird family and their chainsaw wielding offspring. Much violence and such ensues.

While the first TCM was not perfect, I eventually learned to love the shaky camera, lousy sound, and cheap look. One reason that film worked for me was the fact that much of the horror took place in blinding daylight, the cast was hot and uncomfortable, and it showed. In this version, even with the original's director of photography, most of the shots are too calculated. The horrors in the dark are not all that horrifying. This might be the rantings of a jaded horror film fan, but I never got the same feeling of unease as I did in the first film. Much of the original's story has been changed as film makers tried to keep the audience guessing by not doing a shot by shot remake, like Gus Van Sant's "Psycho." The absolute lunacy of the first film's family was strange enough, here the members are more dimwitted than scary. This lessens the impact of Leatherface's scenes. You know he is the worst it can get, you don't have an equally sick family to fall back on. One disappointing scene involves the heroine Erin (Jessica Biel) running to a trailer and meeting two women who will obviously not help her. Instead of being a tense moment, where mind games involving drinking a seemingly harmless cup of tea could be played out, the women are there for nothing more than exposition, blaming Leatherface's penchant to kill on being teased when he was younger for a degenerative skin disease. The five victims all meld together, Nispel's direction is okay, but the cinematography is too nice for this type of horror film. The black and white scratchy scenes recall TV's "Millennium" or "The Blair Witch Project." If I would compare "The Texas Chainsaw Massacre" to anything, it would be the terrible sequels that came out after the original "The Texas Chainsaw Massacre" to that point. Just one was watchable, "Leatherface," but with the exception of Part 2, they were all simply remakes of the original film. Most direct to video sequels do that now, and while this film tries to be something different, it is simply a remake that cannot match the original. As Leatherface and the clan enter a new millennium, their wrinkles were showing.

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