Grindhouse - Planet Terror backdrop
Grindhouse - Planet Terror poster

GRINDHOUSE - PLANET TERROR

Planet Terror

2007 • US HMDB
aprile 6, 2007

Un paese è infestato da una spaventosa invasione di zombies, e una donna di nome Chery, che ha una sola gamba ed al posto di quella mancante ha un fucile, cerca di tenere sotto controllo i morti viventi, con l'aiuto del suo compagno.

Cast

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Troupe

Produzione: Elizabeth Avellan (Producer)Quentin Tarantino (Producer)Erica Steinberg (Producer)Sandra Condito (Executive Producer)Bob Weinstein (Executive Producer)Harvey Weinstein (Executive Producer)
Musica: Mark Del Castillo (Music)Alan Howarth (Music)George Oldziey (Music)Graeme Revell (Music)Carl Thiel (Music)
Fotografia: Robert Rodriguez (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli

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In una polverosa cittadina texana viene liberato nell’aria il DC2, un agente biochimico utilizzato dal governo americano come arma di sterminio di massa. Il venefico gas comincia a contagiare gli abitanti della città trasformandoli in pustolosi appestati desiderosi di cervello e carne umana. Cherry, una ballerina di lap-dance rimasta priva della gamba destra a causa di un’aggressione degli appestati, insieme al suo ex-ragazzo Wray, si troveranno a combattere la minaccia che invade la città, unendosi poi ad un gruppo di sopravvissuti in cerca di una via di fuga. GRINDHOUSE. Il suggestivo nome evoca il rumore stridente che producevo le macchine per la proiezione delle pellicole, le Grindhouse erano delle squallide salette di periferia che a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 affollavano i vicoli delle città americane; pagando un solo biglietto si poteva assistere ad un double feature, ovvero un doppio spettacolo, e protagonisti di queste proiezioni a buon mercato erano film di serie B, che cavalcavano i più disparati generi: dagli horror agli action, dalla fantascienza all’erotico, ma si poteva scendere ancora più nel profondo e assistere a women-in-prisnon movies, spaghetti-western, bikers movies, kung-fu movies, party-on-the-beach movies e tanti altri; spesso in pessime condizioni audio e video, con pizze mancanti, audio traballante e fuori fuoco frequente. Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, entrambi cresciuti frequentando le salette Grindhouse e venerando i b-movies che in esse erano soliti essere trasmessi, hanno avuto la bella pensata di riproporre al giorno d’oggi la formula double feature di genere, dirigendo un lungometraggio ciascuno da proporre al pubblico in un unico lungo spettacolo intervallato da quattro fake trailers, ovvero anticipazioni di film del tutto fittizi, diretti da tre giovani pupilli del cinema pulp (Rob Zombie, Eli Roth, Edgar Wright; il quarto trailer è stato diretto dallo stesso Rodriguez). “Grindhouse” appare così suddiviso in due film: “Death Proof” (in Italia “A prova di morte”), diretto da Quentin Tarantino e “Planet Terror”, di Robert Rodriguez; in Europa, però, dopo il clamoroso flop al botteghino Usa, “Grindhouse” è stato brutalmente diviso in due e distribuito con due differenti uscite, snaturando così l’operazione nostalgia a cui Rodriguez e Tarantino avevano dato vita. PLANET TERROR. Un’esilissima trama che echeggia riferimenti a “Incubo sulla città contaminata” e “Il ritorno dei morti viventi” fa da pretesto ad un ipertrofico e cinetico luna park dello splatter in cui Robert Rodriguez (“Dal tramonto all’alba”; “Sin City”) da prova di aver perfettamente centrato il succo dell’operazione Grindhouse. Il ritmo indiavolato, gli ettolitri di sangue versato e le trovate da fumetto di serie B sono gli elementi portati di questo fantastico lungometraggio che non può che soddisfare ogni vero cultore del bel cinema horror-splatter che ha invaso gli schermi degli anni ’70 e ’80. Ogni fotogramma, sapientemente invecchiato in post-produzione, trasuda exploitation; ogni assurda trovata, dalla mitragliatrice al posto della gamba alla collezione di testicoli dell’ingegnere bio-chimico, è sinonimo di amore per l’eccesso e voglia di mettere in scena un’ammiccante spettacolone capace di far salire l’adrenalina allo spettatore più smaliziato. I disgustosi appestati (che nell’edizione originale erano chiamati “sickos”) sono realizzati in modo artigianale ed efficace dalla premiata ditta Berger e Nicotero e cercano in tutti i modi di replicare il look trash che avevano gli infetti di “Incubo sulla città contaminata” di Umberto Lenzi, fino a raggiungere incredibili varianti che fanno tornare alla mente le stomachevoli trasformazioni viste in “La cosa” di Carpenter. Gran parte degli effetti speciali, poi, mettono in scena smembramenti e deflagrazioni corporee così eccessive da apparire caricaturali, raggiungendo il culmine nell’incredibile sorte del vice sceriffo Tolo (interpretato da Tom Savini) e nell’irresistibile scena in cui le autovetture dei protagonisti si fanno strada investendo gli appestati, che esplodono come palloncini pieni sangue. La regia di Rodriguez è così frenetica e smaccatamente vintage da riuscire ad unire con sorprendente naturalezza il virtuosismo alla “Desperado” con il classico sperimentalismo di alcuni autori nostrani, ravvisabile in improbabili zoom e nel sapiente lavoro di montaggio. La sceneggiatura, come si diceva, è di estrema semplicità contenutistica e sottomette la storia ad un sicuro spettacolo di intrattenimento visivo, emozionale e viscerale, anche se non passa certamente inosservato lo strambo riferimento all’attuale Guerra del Golfo e ad una fantomatica morte di Bin Laden, che danno al film un pretestuoso sottotesto politico che scade incredibilmente nel delirante trash volontario. Il cast di “Planet Terror” è semplicemente perfetto! Uno stuolo di attori noti al pubblico del cinema di genere diretti al meglio e capaci di donare ad ogni personaggio un magico tocco sopra le righe che li rende naturali nei loro ruoli exploitativi. Nei ruoli principali troviamo la Rose McGowan già apparsa nel segmento tarantiniano qui nei panni di Cherry, la bella lap-dancer che indosserà un M4 al posto di una gamba, e Freddy Rodriguez (Harsh Times – I giorni dell’odio) nei panni del misterioso ed eroico Wray. In ruoli rilevanti compaiono poi Marley Shelton (Pleasentville) nei panni dell’affascinate dottoressa Dakota Block, Josh Brolin (L’uomo senza ombra) in quelli di suo marito William, Jeff Fahey (Darkman 2) nel ruolo del cuoco T.J., Michael Biehn (Terminator) nei panni di suo fratello lo sceriffo Hague. Ma ci sono ancora i volti celebri di Tom Savini (il vice sceriffo), Bruce Willis (il malvagio militare infetto), Quentin Tarantino (il militare stupratore), Michael Parks (che interpreta per la quarta volta il ruolo dello sceriffo Earl McGraw) e Carlos Gallardo (il Mariachi del primo film di Rodriguez, qui nei panni dell'agente Carlos). RODRIGUEZ TOUCH. Robert Rodriguez può essere considerato il padre effettivo dell’operazione Grindhouse, dal momento che il double feature nasce da una sua idea, poi elaborata insieme a Tarantino. In realtà la sceneggiatura di “Planet Terror” risale ai tempi in cui Rodriguez stava girando “The Faculty” (1998), e vedeva l’idea di un film di zombi che il regista voleva dirigere perché preoccupato da una futura scomparsa di un genere che lui aveva sempre apprezzato. La sceneggiatura ha poi escluso lo zombi vero e proprio in favore dell’essere infetto, dopo una conversazione tra Rodriguez e Lenzi a proposito del film “Incubo sulla città contaminata”. I rimandi allo stile e alle tematiche eccessive del regista texano sono ravvisabili, oltre nel cast e nei movimenti di macchina, nella totale cura del prodotto che fa di Rodriguez un autore a tutto tondo; infatti oltre che della regia e della sceneggiatura, l’inventore del Mariachi ha curato la fotografia, il montaggio e le musiche, queste ultime, a detta dello stesso regista, dovrebbero rievocare le colonne sonore carpenteriane e lo stesso Carpenter avrebbe dovuto partecipare alla costruzione della soudtrack (alla fine ha semplicemente ceduto il brano “The crazies come out” da “Fuga da New York”) . Inoltre, nell’edizione italiana di “Planet Terror” si può visionare in apertura il fake trailer di “Machete” (che potete guardare in coda alla recensione), il pulp con Danny Trejo (Dal tramonto all’alba) che a quanto pare sta concretizzandosi in un prodotto destinato al mercato dell’home video e diretto dallo stesso Rodriguez. Insomma, tutto appare perfetto in questo “Planet Terror”, perfetto per quasi due ore di intelligente divertimento citazionista e per un raro tuffo nel cinema di serie B anni ’80, che non mancherà di entusiasmare lo spettatore voglioso di emozioni forti. Mezza zucca in più è d’obbligo!

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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (2)

Wuchak

Wuchak

5 /10

Black comedy/thriller/horror about biochemically-birthed zombie outbreak in central Texas

Created by writer/director Robert Rodriguez, “Planet Terror” was originally part of the double feature called “Grindhouse,” released in 2007. The other movie was “Death Proof” by Quentin Tarantino. Both were standalone stories, although vaguely connected. They were a deliberate attempt to recreate the experience of a double feature at a B movie house in the mid/late 60s-70s with the prints intentionally marred by scratches and blemishes or, in this flick, a whole reel supposedly missing. Trailers for fake movies, like “Machete,” were also part of the package.

The plot of “Planet Terror” involves a biochemical outbreak in central Texas that (big surprise) turns people into zombies and the ragtag group that teams-up to fight ’em, led by Freddy Rodríguez and Michael Biehn, the latter a sheriff. Hotties Rose McGowan and Marley Shelton are on hand, the former acquiring a machine gun implant in replace of her amputated leg. (How exactly she pulls the trigger to massacre zombies is anyone’s guess).

The movie comes across as a melding of “Faster, Pussycat! Kill! Kill!” (1965), “Night of the Living Dead” (1968) and “Dawn of the Dead” (1978), but with the modern tone of “Slither” (2006) with its gross, deliberately offensive black humor. McGowan is a highlight throughout, especially her opening go-go sequence whereas Freddy Rodriguez is surprisingly formidable. Their romantic arc is kind o’ touching. Another point of interest is the quality cast, rounded out by the likes of Bruce Willis, Josh Brolin, Naveen Andrews and Fergie.

At the end of the day, though, “Planet Terror” fails to rise above the low-budget sorta-genius of Syfy schlock like “Flu Bird Horror” (2008), “Wyvern” (2009) and “Sasquatch Mountain” (2006) even though it cost literally twelve times as much. Go figure.

The film runs 1 hour, 45 minutes and was shot in central Texas (Austin and Luling, which is 22 miles south of Austin) and Tulum, Quintana Roo, Mexico.

GRADE: C

The Movie Diorama

The Movie Diorama

5 /10

Planet Terror failed to terrorise with its blood-bubble bursting infestation. The first feature of Rodriguez/Tarantino’s homage to the “Grindhouse” exploitation genre, is one that exercises the practical magic of independently produced B-movies. No dramatic theatricality to be seen here, on the misty darkened roads of rural Texas where “Fergalicious” Fergie screams the countryside down whilst being devoured by infected military units. This is Planet Terror, baby. The only quality that matters is the amount of bloodshed that splatters onto the screen. Rodriguez may have directed, produced, written, scored, edited and shot the entire feature, he seemingly tried too hard in replicating the exploitation aesthetic that, if you strip away the grainy filter, comes across as a mildly engaging experiment. A one-legged Go-Go dancer, her legendary ex-boyfriend, and a plethora of other survivors, make battle with a zombie horde that have been infected with a biochemical agent known as “Project Terror”.

I saw it in the poster. You’ve seen it in the poster. We’ve all seen it in the poster. McGowan, with the stance of a badass, equipped with an assault rifle as a leg. That’s the level of awesome stupidity we are dealing with here, and to say I craved it would be an understatement. Rodriguez had the freedom to construct a feature so devilishly fun, that it could’ve been absolutely non-sensical and still be thoroughly entertaining. This is the genre where all rules are broken. Literally! Yet I found myself restrained to the confinement of my sofa. Why? Well, Planet Terror barbecued itself by never letting go. Something was constantly weighing down the feature, and I just can’t put my finger on it. The acting smelt of mild cheddar as opposed to stinking bishop. Aside from a few quotable lines, mostly from El Wray, Rodriguez’ screenplay was forgettable and largely an unfocused mess. For example, the sub-plot involving Brolin’s stern doctor character failed to inject any characterised purpose other than to pad out the runtime. But as soon as McGowan acquired that machine gun, catapulted herself into the air (beautifully terrible green screen and all...) and decimated the zombie horde ahead. Bam! That’s when Planet Terror worked! Piloting a helicopter at a slant so that the propeller decapitates the infected? Yes! Tarantino attempting to be a rapist? God no! Turn it off! It was unfortunately too late before it manifested the pure qualities of its genre.

Aesthetically though, Rodriguez was able to imitate that exploitation feel. The mass amount of blood spewing from the practical makeup design was exceptional and eloquently highlighted the visceral power of pragmatic effects. Limbs torn off like a family tucking into a KFC bargain bucket. Delicious. The grainy filter that imitated a film reel, “missing reel” included, had authenticity despite its occasional annoyance when infecting the entire screen with black marks everywhere.

However, strip away those aesthetic qualities, and the B-movie shine that Rodriguez aimed for suddenly dims. It’s too serious in execution to be considered full “grindhouse”, and that’s a shame. Had it embraced the sheer lunacy of its climactic ten minutes throughout the entire feature, Planet Terror could’ve been bloody special.

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