The Lazarus Effect backdrop
The Lazarus Effect poster

THE LAZARUS EFFECT

2015 • US HMDB
gennaio 29, 2015

In un'università californiana, il dottor Frank Walton è a capo di un progetto di ricerca denominato Lazarus. Lo affiancano la fidanzata Zoe e i giovani assistenti Clay e Niko. Lo scopo della ricerca era migliorare l'attività cerebrale dei pazienti in coma, ma, come scopre anche la giovane studentessa Eva, unitasi al gruppo con lo scopo di filmarne gli esperimenti, i risultati sono stati superiori alle aspettative. Infatti, il team ha creato un particolare siero e tenta un esperimento senza precedenti: riportare in vita Rocky, un cane. Il tentativo riesce: il cane torna in vita e Frank e Zoe se lo portano a casa per controllare gli sviluppi del suo stato. Rocky sembra normale, ma, dagli esami, il siero risulta ancora nel suo cervello, mentre avrebbe dovuto scomparire in breve. Poi il cane comincia a perdere appetito e a diventare aggressivo.

Registi

Cast

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Troupe

Produzione: Cody Zwieg (Producer)Jason Blum (Producer)Matt Kaplan (Producer)Jimmy Miller (Producer)
Sceneggiatura: Jeremy Slater (Screenplay)Luke Dawson (Screenplay)
Musica: Sarah Schachner (Original Music Composer)
Fotografia: Michael Fimognari (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Vincenzo de Divitiis •
Un gruppo di ricercatori ambiziosi e dalla grande genialità, capeggiati da Frank e da Zoe e immortalati da una giovane documentarista a caccia di riprese sensazionali, vede coronare i suoi lunghi studi con la scoperta di un siero in grado di riportare in vita i morti, denominato “Lazarus”. Il primo esperimento su un cane si rivela un successo, ma poco dopo l’università interrompe le ricerche perché avvenute senza regolari autorizzazioni. Il gruppo, tuttavia, non si perde d’animo e decide di continuare a provare il siero di nascosto con tutti rischi del caso che si materializzano in un incidente nel quale Zoe perde la vita. Frank, che della donna è anche il fidanzato, non accetta l’idea di perdere la sua amata e decide di provare il siero su di lei. L’operazione riesce perfettamente ma Zoe, una volta risvegliata, non è più la stessa e i protagonisti capiscono di aver risvegliato forze maligne. È l’inizio di un incubo senza fine…. Se per gioco dovessimo stilare un albero genealogico dell’horror attribuiremmo senza alcun dubbio il ruolo della madre a Mary Shelley. Con il suo romanzo più famoso datato 1818, il “Frankenstein”, la scrittrice inglese ha infatti segnato per sempre il genere e dato il via al connubio tra l’universo orrorifico e il mondo della medicina che tanto ha fatto le fortune della letteratura prima e del cinema poi. Dal 1931 in avanti, l’anno in cui James Whale porta nelle sale per la prima volta il mito del “Prometeo moderno”, gli schermi iniziano a pullulare di mad doctor che, accecati dalla loro hybris e dalla smania di sostituirsi a Dio, tentano in tutti i modi di riportare in vita i morti e creare un uomo perfetto e immortale. Nasce così un archetipo consolidato e redditizio che vede numerose riproposizioni nel corso degli anni, non senza l’inserimento di alcune modifiche e varianti; basti pensare alla serie “Re-Animator” di Staurt Gordon e Brian Yuzna (ispirata al racconto “Herbert West rianimatore” di un altro padre della narrativa fantastica come H.P Lovecraft) in cui i toni si facevano decisamente più splatter e sanguinari, oppure ai gotici italiani anni Sessanta che avevano come protagonisti scienziati pazzi dediti anche a pratiche più estreme come la necrofilia. Insomma stiamo parlando di un caposaldo del genere, alla pari di vampiri e zombie. E non fa strano dunque che a questo carrozzone piuttosto remunerativo si sia voluto agganciare anche il reuccio dell’horror low budget, Jason Blum, il quale non si lascia scappare questa occasione e decide di produrre un film che racconta in chiave moderna il mito di Frankenstein, “The Lazarus Effect”. Al timone troviamo David Gelb, regista di documentari all’esordio con il genere horror, che mette in mostra qualche spunto interessante, non accompagnato però da un’originalità che è la grande assente di questa pellicola confezionata ad hoc per il grande pubblico. Nonostante l’argomento sia tra i più inflazionati della storia del cinema, Gelb riesce a mettere in piedi una prima parte di film che ha una personalità tutta sua e, soprattutto, non cade nella trappola di trasformarla in una lunga e noiosa introduzione prima della prevedibile esplosione di violenza e morte. Il merito di tutto ciò va attribuito ad una sceneggiatura (scritta da Luke Dawson e Jeremy Slater) precisa e puntuale nel descrivere tutti i risvolti di carattere scientifico e attenta a fornire un abbozzo di caratterizzazione della protagonista Zoe, aspetto fondamentale nella seconda parte. Accanto a quest’attenzione per il plot, tuttavia, il regista non rinuncia ad inserire fin da subito una discreta dose di tensione, come l’inquietante scena del cane che sale sul letto della dottoressa in piena notte e la fissa in una posa minacciosa o quella dell’incubo che tormenta da anni la protagonista e la riporta indietro di anni ad un passato oscuro e torbido. Le buone cose di questa prima parte, però, vengono scalfite da una seconda frazione scontata e fin troppo infarcita di tutto il ricettacolo tipico del cinema horror contemporaneo: e così via libera ad un uso smodato di sbalzi sonori, apparizioni improvvise per cercare uno spavento facile e a movenze di Zoe che rimandano in modo spudorato al filone sulle possessioni demoniache, con tanto di vomito e corpo in lievitazione. Nonostante ciò, Gelb mette a segno alcuni discreti momenti di paura giocati tutti sull’atmosfera, valorizzata da una fotografia che rende cupi ed infernali gli ambienti del laboratorio, e su un accompagnamento musicale di forte impatto: da segnalare il suggestivo e indovinato utilizzo dell’aria della Regina della notte tratta da “Il flauto magico” di Mozart che sottolinea una delle sequenze più inquietanti. Peccato per alcuni effetti grafici posticci presenti all’interno di parti oniriche non molto fluide e inserite con approssimazione in una trama che via via diventa sempre più pasticciata e incanalata su binari ormai triti e ritriti. A dare un sensibile contributo e a caricarsi il film sulle spalle è la star Olivia Wilde, che già aveva flirtato con l’horror nel modesto “Turistas”, molto efficace in un ruolo così diabolico e vera punta di diamante di un cast di buon livello formato, tra gli altri, dai bravi Mark Duplass e Evan Peters, noto ai più per la serie “American Horror Story”. “The Lazarus Effect” è dunque un discreto prodotto di intrattenimento, ma per vedere qualcosa di innovativo e coraggioso bussate ad un’altra porta. Insomma per il grande pubblico può andare, ma per coloro più alfabetizzati col genere è poca roba.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (3)

RodJ

RodJ

7 /10

Well, it's not terribly original with some obvious connections with Frankenstein and other horror films of that type but I enjoyed it overall. It was quite scary in places and even though the scares were quite contrived for the most part, it did make me jump at times. The special effects were quite well done but could have been expanded a bit more. I gave it 3 1/2 stars.

Reno

Reno

6 /10

The stimulated brain terrorising!

Actually, this film was made before 'Lucy', but released after that. So I first saw that and now this. Basically, these two films are similar thematic, except the genres are different. I liked Scarlett's film, a very much enjoyable. This film too looked nice, and watching it after that makes to understand it better. I meant scientifically, rather than a supernatural way. So what's extra in this was the usual horror film style jumpy scenes, with loud and sudden sounds.

Limited cast, and one day event based film. Not a bad writing or the direction and performances. The settings were perfect, and the film did not require strong graphics. The story followed a small medical researcher team who is working on a serum that brings the dead back to life. When their entire work was ceased by the company they were working for, they decide to recreate everything to prove its theirs. Then something goes wrong, following a series of destruction before it all ends.

Like I said, it was more a science-fictional thriller than your regular horror film. But it borrowed the same style to present on the screen. The events are simple to understand, except that scientific thing. Because there won't be any difference for those who are weak in basic science. It'll be another normal boring horror flick. For me, it's an average film, watchable for once being short and well paced narration.

6/10

The Movie Mob

The Movie Mob

5 /10

The Lazarus Effect showed some promise but couldn’t decide what to do once the horror began.

The Lazarus Effect had a decent premise - scientists attempting to discover a method to resurrect the recently deceased are forced to test their new experimental treatment on one of their team after she dies in an accident. Only she doesn’t come back the same. She returns sinister, malevolent, and murderous. That concept with a production company like Blumhouse and a cast boasting Olivia Wilde, Donald Glover, and Evan Peters made me think this had to be a solid horror flick. Unfortunately, it didn’t live up to my hopes. The writers of Lazarus Effect couldn’t decide the rules for their own movie. Is evil Zoe battling with the darkness trying to take over, or just evil? Is she superpowered? Is she demonic? Is she preying on the others or just twisted? The script never seemed to figure out what they wanted the character to be. With Zoe being the central focus and character, the failure to solidify and develop her character sunk the rest of the film. Still not the worst. I liked the open ending with the terror multiplying for a potential sequel, but with a mediocre response to this film, a sequel will never happen. The Lazarus Effect doomed itself never to be resurrected.

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