Warm Bodies backdrop
Warm Bodies poster

WARM BODIES

2013 US HMDB
gennaio 31, 2013

Un virus misterioso ha sconvolto la nostra civiltà, trasformando le sue vittime in mostri divoratori di carne umana, senza ricordi della propria vita passata. L'umanità superstite vive rinchiusa in bunker blindatissimi, nel terrore. Tutto cambia quando una squadra di umani in ricognizione alla ricerca di cibo si imbatte in un gruppo di zombie affamati e a caccia di prede: uno di loro, R, resta fortemente colpito da Julie, la ragazza di una delle sue vittime e, invece di mangiarne il cervello, decide di salvarla dalla furia dei compagni. Col passare dei giorni, la convivenza con Julie produce in R cambiamenti fino ad allora impensabili, che lo portano a credere che quel legame possa rappresentare la salvezza per l'umanità e i suoisimili: una salvezza ostacolata però da una parte da temibili "Ossuti" e dall'altra dall'esercito guidato da Grigio, il padre di Julie.

Cast

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Troupe

Produzione: Cori Shepherd Stern (Producer)Nicolas Stern (Executive Producer)Todd Lieberman (Producer)David Hoberman (Producer)Laurie Webb (Executive Producer)Bruna Papandrea (Producer)
Sceneggiatura: Jonathan Levine (Screenplay)
Musica: Buck Sanders (Original Music Composer)Marco Beltrami (Original Music Composer)
Fotografia: Javier Aguirresarobe (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Un misterioso virus ha trasformato chiunque ne è stato infettato in uno zombie affamato di carne umana e in particolare di cervello. I pochi sopravvissuti vivono segregati in città-bunker e di tanto in tanto sono costretti a fare delle pericolose incursioni fuori porta per procurarsi viveri e beni di prima necessità, razziando abitazioni e negozi abbandonati. Durante una di queste missioni di ricognizione, Julie e la sua squadra vengono attaccati da un gruppetto di zombie affamati: il ragazzo di Julie viene ucciso e lei viene rapita da R, un giovane zombie che se ne è innamorato a prima vista. R – che è proprio l’artefice della morte del ragazzo di Julie – porta la ragazza all’aeroporto e la nasconde in un aereo, procurandole cibo e prendendosi cura di lei. L’iniziale paura e ostilità della ragazza a poco a poco si trasforma in complicità e quando Julie decide di farsi accompagnare da R nel suo tentativo di ritorno verso casa, i due devono fare i conti con il pregiudizio del padre della ragazza e con i pericolosissimi “ossuti”, degli zombie all’ultimo stadio che infestano alcune zone della città. Con “Warm Bodies” siamo in territorio fenomeno popolare di matrice letteraria. Come recentemente è successo con “Harry Potter”, “Twilight” e “Hunger Games”, anche il film “Warm Bodies” nasce dal grande successo di un romanzo che punta soprattutto a un target adolescenziale, quella letteratura che internazionalmente è etichettata come “young adult”. Il romanzo “Warm Bodies” è stato scritto dall’esordiente Isaac Marion che tanto successo ottenne con il racconto di appena sette pagine pubblicato on line “I Am a Zombie Filled With Love”, da essere spinto ad ampliarlo in un romanzo. La casa editrice Adria Books nel 2010 ci ha creduto e ha fatto bene perché le vendite sono state importanti (in Italia è arrivato nel 2011 con Fazi Editore), tanto che a gennaio 2013 è uscito un prequel in e-book (“The New Hunger”), un sequel cartaceo è in cantiere e la Summit ha immediatamente acquistato i diritti cinematografici, arrivando puntualmente in sala a Febbraio 2013 con un alone di cult pregresso che sicuramente continuerà a far lievitare le tasche della casa di produzione che ha già dato i natali cinematografici a “Twilight”. Ma cos’è “Warm Bodies”? Il Seattle Post lo ha definito uno “zombie romance” nel senso di storia d’amore con zombie, termine che riassume in pieno le tematiche del film. Di storie d’amore putrescenti il cinema non è stato del tutto privo, soprattutto negli ultimi dieci anni in cui il morto vivente è tornato prepotentemente di moda. Da “Zombie Honeymoon” di David Gebroe a “Zombie Lover” dei fratelli Deagol, passando per il francese “Mutants” di David Morlet, strambe storie d’amore tra umani e zombie ce ne sono state e curiosamente hanno vagato soprattutto per i lidi del cinema indipendente. “Warm Bodies” è dunque il primo film che cerca di affrontare questa tematica dal punto di vista del cinema mainstream e lo fa utilizzando l’ironia che tanto successo ha portato al morto vivente cinematografico post “Shaun of the Dead”. Dunque un film di zombie indirizzato a un pubblico adolescente e pregno di romanticismo e ironia. Questo è l’identikit perfetto per “Warm Bodies”. Al timone di regia non c’è di certo uno sprovveduto, ma Jonathan Levine, un regista piuttosto capace che per ora ci ha deliziati con il riuscito slasher “All the Boys Love Mandy Lane” e con il bel drama con Joseph Gordon-Levitt “50/50”. E anche “Warm Bodies” parte piuttosto bene, in barba a chi per ora l’ha lanciato come erede della conclusa saga di “Twilight”. Il film di Levine ci porta immediatamente a immedesimarci con R, un giovane zombie che abita un aeroporto insieme ad alcuni suoi simili. Il pensiero narrante di R ci informa di come il mondo sia andato allo sfascio non si sa neanche per quale motivo, forse un virus ma non è ben chiaro o semplicemente R non ricorda. Entriamo subito nella testa di uno zombie e capiamo come la loro memoria sia logora (R è l’iniziale del suo nome, che però non ricorda per intero!), le loro giornate siano tutte dannatamente uguali e monotone e la loro fame sia acuta, in particolare quella di cervelli umani, dai quali riescono a trarre il vissuto delle vittime saziando anche le loro lacune memoniche. Un inizio brillante e spiritoso che se da un punto di vista ci ricorda un film ultra-indie come “I, Zombie” di Andrew Parkinson, dall’altro ci suggerisce che c’è aria di novità e di divertimento. La promessa è mantenuta fino a una buona metà del film, la sospensione dell’incredulità regge l’assurda vicenda di questo zombie che riesce a vincere i propri istinti grazie a una cottarella adolescenziale e qualche gag rimane allo spettatore, come il paragone di R con lo zombie putrefatto del fulciano “Zombi 2” e la lezione di camminata da morto vivente che R impartisce a Julie per non farsi scoprire, anche se ripresa proprio dal cult “Shaun of the Dead – L’alba dei morti dementi”. Anche gli “ossuti” funzionano, pericolosi scheletri viventi, evoluzione in negativo dello zombie, che infestano alcune zone della città e dai quali è difficile salvarsi. Qua è là c’è qualche timido sprazzo di gore e splatter, ma tutto sufficientemente mascherato per non finire mai nel vietato ai minori. Il tracollo avviene nella seconda metà del film, quando quest’aria ironica e quasi surreale diventa a tutti gli effetti una storia d’amore impossibile. L’ironia scade spesso in ridicolo involontario con i tentativi di comunicazione “seria” degli zombie tra di loro che li fa sembrare la parodia di persone con handicap. Si punta a scene romantiche stucchevoli come quella in cui R(omeo) chiama la sua amata Julie(t) da sotto il balcone e poi l’incredibile svolta finale che va contro ogni logica e ogni predisposizione mentale. Va bene l’happy end, così e così l’idea stra-abusata dell’amore che vince su ogni cosa, però “Warm Bodies” utilizza questo espediente in maniera estrema, tenta in pratica di concretizzare alla lettera un concetto astratto fondando su questo l’intero senso del film: il risultato, oltre che incredibilmente melenso, fa a botte con la logica. Forse così facendo i più romantici saranno soddisfatti, ma la credibilità di tutta l’opera ne è compromessa. Su tutto il cast si distingue Nicholas Hoult, già ragazzino impacciato in “About a Boy” e giovane Bestia in “X-Men: L’inizio”, che qui da pallore e sguardo perso nel vuoto allo zombie protagonista R, capace di reggere sulle proprie spalle l’intera baracca. A far da spalla c’è la non troppo espressiva Teresa Palmer (“Sono il numero 4”) nel ruolo di Julie, funziona pochissimo l’attore comico Rob Corrdry (“Lo spaccacuori”) nel ruolo di M, lo zombie amico di R, tipico esempio di miscasting. Nel piccolo ruolo del padre/padrone c’è John Malkovich, ormai intrappolato in ruoli secondari in cui gli si chiede solo di gigioneggiare. “Warm Bodies” è dunque un filmetto di poche pretese che aspira però a un grande successo, che sicuramente avrà. L’inizio è promettente e per una metà si regge il gioco con piacere, poi tutto crolla sotto il peso della targetizzazione, accentuando l’aspetto romantico fino ad esiti che difficilmente si riescono a tollerare e prendere sul serio. Peccato.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (2)

Andres Gomez

7 /10

If you like zombie's gener you will love this movie ... or not!

It cheats in a cheap way through creating 2 level of zombies: the good ones and the bad ones. Also, it breaks tons of zombies stereotypes to be able to build the story, that's why you may end hating it if you are a "purist".

As this is not my case, I really enjoyed this movie. Fun script, good casting and great performances by Hoult and Palmer. Also, always a pleasure to watch a movie with John Malkovich.

Dark Jedi

7 /10

This is a quite different zombie movie. I think it can best be described as a romantic zombie movie with a humorous touch and some action thrown in for good measure. It is not at all a bad movie. I do prefer the “shot everything that moves and when it doesn’t move anymore shot some more just to be sure” type of zombie movies but I still quite enjoyed this one. The words “romantic” and “zombie” is of course two words that you really would never expect to see in the same sentence. Surprisingly enough it does indeed work in this movie.

I think my main enjoyment of this movie was the voice-over with R’s thoughts though. At times it is incredibly funny. The actual story, that the zombies’ magically starts to heal themselves is of course pretty nonsensical but you do not really watch zombie movies for their elaborate plot anyway. I have seen worse and this was not really supposed to be a horror-zombie movie anyway so I can live with that.

This is the first zombie-movie that I have watched where you actually see the story from the zombies perspective. Another thing that, surprisingly enough, worked quite well. The voice-overs helped a lot to make that happen.

The special effects are fairly low key for being a zombie movie but I would say that they are just about right for this movie. The “bonies” are the most monster-like ones in the movie and their make-up is quite cool. Unfortunately their movements are quite stiff and look decidedly computer generated. That is a shame and pretty much the only complaint I have concerning the actual implementation of this movie.

Unless you are totally allergic to zombies I would recommend watching this movie. I would especially recommend it if you are not normally into zombie movies. You are likely to be surprised.

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