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BUG - LA PARANOIA È CONTAGIOSA

Bug

2007 DE HMDB
febbraio 21, 2007

Scappata da un passato tormentato, Agnes, affitta una stanza in un motel ad ore, dove si stabilisce definitivamente. La sua collega lesbica, R. C., le presenta un veterano della Guerra del Golfo, Peter, col quale inizia una relazione. Ma la pace ritrovata non durerà per molto. L'ex marito, appena uscito di prigione, si rifà vivo, rievocando passati dispiaceri. Ma nonostante tutto non sarà la ricomparsa del marito a rovinare la sua vita, bensì, il morboso interesse che Peter manifesterà per gli insetti…

Cast

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Troupe

Produzione: Kimberly C. Anderson (Producer)Andreas Schardt (Producer)Gary Huckabay (Producer)Michael Ohoven (Executive Producer)Jim Seibel (Executive Producer)Michael Burns (Producer)Malcolm Petal (Producer)Holly Wiersma (Producer)Kimberly Calhoun Boling (Producer)
Sceneggiatura: Tracy Letts (Screenplay)
Musica: Brian Tyler (Original Music Composer)
Fotografia: Michael Grady (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Agnes sta cercando di uscire da un passato difficile caratterizzato dalla misteriosa sparizione di un figlio e dalle violenze del marito, ora rinchiuso in carcere. Una sera la donna conosce Peter, un veterano della Guerra del Golfo, con il quale instaura una relazione. Nel frattempo il marito si Agnes è uscito dal carcere, ma il vero problema è proprio Peter, ossessionato da invisibili insetti e da cospirazioni governative. William Friedkin è famoso per quello che ancora oggi è considerato uno degli horror più terrorizzanti della storia del cinema, “L’esorcista”, eppure Friedkin ha esplorato l’universo dell’horror cinematografico una sola altra volta nella sua carriera con l’inquietante “L’albero del male”, dedicandosi più che altro con il linguaggio del poliziesco e con le mille sfaccettature del thriller. Ora, con una distribuzione assai limitata (da noi il film è uscito solo in home video), compare “Bug” che pur non essendo affatto un horror, gli si avvicina più che ad ogni altro genere, vista la sfuggevolezza con cui può essere etichettato un prodotto tanto strambo e complesso. Bisogna fare un premessa: “Bug” non è un film per tutti, ha molte probabilità di non piacere, dal momento che non segue l’iter standard della narrazione cinematografica. “Bug” è statico, procede per accumulo ma di fatto non si muove mai; “Bug” ha dei personaggi con cui è impossibile immedesimarsi (a meno che non siate del tutto suonati) e fa di tutto per renderceli in-credibili; “Bug” ruota attorno al nulla pratico e al tutto metaforico, portando lo spettatore all’esclusivo coinvolgimento cerebrale… caratteristiche queste che sicuramente non si prestano al plebiscito di apprezzamenti. Eppure “Bug” ha dei picchi di genialità e degli spunti di intelligenza analitica che lo rendono un film che andrebbe visto assolutamente da tutti, anche se poi dovesse finire in una ipotetica personale lista nera. Partiamo con il giustificare la staticità d’azione del film di Friedkin nel fatto che si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonima pièce teatrale di Tracy Letts, che nel film riveste il ruolo di sceneggiatrice. L’azione è quasi completamente consumata tra le quattro mura di un una stanza d’albergo, l’abitazione di Agnes, che da semplicemente squallida diventa prima repellente (la carta moschicida ovunque), poi asettica (la carta stagnola che riveste tutto). In questo senso il lavoro fatto dallo scenografo Franco Carbone è esemplare ed esplicativo sulla valorizzazione massima e funzionale di un unico, ristretto, set. Al di là della location e dell’evoluzione della storia che si concentra esclusivamente sull’esasperazione di un singolo evento, la narrazione si fa dinamica grazie alla riuscita caratterizzazione dei due personaggi principali, due “alieni” che portano in se una grande varietà di sfaccettature della degenerazione mentale. Paranoici, schizofrenici, sociopatici, depressi, masochisti…Agnes e Peter, magnificamente interpretati da Ashley Judd (“La tela dell’assassino”; “High Crimes – Crimini di stato”) e Michael Shannon (“Onora il padre e la madre”; “Revolutionary Road”) appaiono come la de-evoluzione estrema del cittadino americano votato all’american dream. Lui è un reduce della Guerra del Golfo e, come tradizione vuole, servire lo Stato gli è costato caro, Peter infatti ha la mente completamente sconvolta da teorie fanta-politiche che lo vorrebbero al centro di un complotto atto al controllo dei cittadini: milioni di insettini, afidi che si muovono sotto la pelle delle persone e che hanno il potere di segnalare ogni movimento. Ma Peter ha scoperto tutto e dunque va eliminato, Peter è un “bug” di sistema che va cancellato onde evitare il collasso generale. Michael Shannon dà una prova d’attore molto valida che forse gli è stata facilitata dal fatto di aver più volte interpretato questo personaggio al teatro. Ma la vera mattatrice della pellicola è Ashley Judd, qui probabilmente alla sua migliore performance attoriale di sempre, che dà il volto sgualcito e il corpo estremamente sexy alla sofferta Agnes, una ex-madre e una ex-moglie schiava dell’alcool e della cocaina che si mostra una mente perfettamente ricettiva per le teorie paranoiche di Peter. L’assunto finale in cui i due trovano consapevolezza della proprio rinnovata funzione all’interno del “sistema” è un perfetto esempio di genio e follia. Gli eccessi di violenza che caratterizzano la seconda parte del film e che vedono intenti i due protagonisti nella modificazione del proprio corpo e nell’annullamento di quello altrui ha un sapore molto cronenberghiano, comunque aleggiante a più riprese sull’opera anche a livello più puramente contenutistico. L’unico difetto che, in definitiva, si potrebbe imputare a “Bug” è il troppo tempo dedicato all’introduzione della situazione che prende l’argomento troppo alla larga, portando lo spettatore a non comprendere immediatamente in che territori voglia giocare l’autore. Per il resto un “bravo” a Friedkin che ci ha donato una delle opere più folli e deliranti degli ultimi anni. Il voto è stato arrotondato per difetto.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (1)

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6 /10

Possession has been a lifelong preoccupation for William Friedkin. He’s addressed it head-on as both fiction and fact, but Bug sees him take a more oblique route. Here’s the story of a man so thoroughly possessed by paranoia that his delusions are contagious. One demon leaves one body to enter another, but an obsession is Legion.

Every Michael Shannon performance is arguably his best, but this is a film tailor-made for his fascinating idiosyncrasies. Aphid and spastic, his body language stops short of actually turning into a freaking insect.

Ashley Judd, however, has a more challenging role, because not only does she have to sell the transition from sane to crazy, but then she has to catch up with Shannon, go toe-to-toe with him, match his manic intensity — and I’ll be damned if she doesn’t; Judd digs deep and reaches a place of utter darkness and desperation. She stares right into the abyss and doesn’t flinch.

Everybody is in point, though; Friedkin and screenwriter Tracy Letts, pull off the rare double-turn (to use wrestling terminology). Harry Connick Jr., who plays Judd’s character’s abusive ex, is all brawn and no brains, while Shannon starts out helpless and meek (his patented, infallible calm-before-the-storm routine); we begin to dread the seemingly inevitable moment when Connick beats Shannon within an inch of his life, only to end up wishing that the former would slap some sense into the latter.

The only problem with this film is that it builds so much momentum it just can’t help crashing and burning. It’s so climactic that it actually becomes anticlimactic. There’s no resolution, no catharsis. For all its shock and awe, The Exorcist allows itself a hopeful, optimistic coda; Bug lacks such an escape valve. This time, the Devil wins.

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