SOLAMENTE NERO
Solamente nero
giugno 2, 1978
Un giovane professore si reca dal fratello sacerdote per un breve periodo di riposo. Il religioso sta ricevendo una serie di lettere minatorie alle quali fanno seguito misteriosi e inspiegabili delitti. Il ragazzo scopre un indizio che gli permette di arrivare all'assassino.
Registi
Horror
Thriller
Mistero
Cast
Lino Capolicchio
Stefano D'Archangelo
Stefania Casini
Sandra Sellani
Craig Hill
Don Paolo
Massimo Serato
Count Pedrazzi
Juliette Mayniel
Signora Nardi
Laura Nucci
Sandra's stepmother
Attilio Duse
Gasparre, the sacristan
Gianfranco Bullo
Nardi's son
Luigi Casellato
Signor Andreani
Alfredo Zammi
Police Commissioner
Alina De Simone
Medium
Sonia Viviani
Signora Nardi's Friend
Sergio Mioni
Fortunato Arena
Antonio Bido
Eolo Capritti
Troupe
Sceneggiatura:
Domenico Malan (Screenplay) — Antonio Bido (Screenplay) — Marisa Andalò (Screenplay)
Musica:
Stelvio Cipriani (Original Music Composer)
Fotografia:
Mario Vulpiani (Director of Photography)
RECENSIONI (1)
Stefano, un giovane professore di matematica, stressato dal lavoro, decide di concedersi una breve vacanza e torna nel paese dove ha trascorso l'infanzia, ospite del fratello parroco. A attenderlo però non troverà la tranquillità che sperava: il fratello infatti, assiste per caso all'omicidio di una chiromante, e da quel momento inizia ad essere minacciato e perseguitato dall'assassino. Stefano, grazie a dei sogni rivelatori, scopre pian piano la verità...
Secondo giallo di Bido dopo il discreto “Il Gatto dagli Occhi di Giada”. Se nel precedente film il regista aveva preso spunto dalla trilogia animalesca di Argento, in questo “Solamente Nero” il modello ispiratore è chiaramente il cult di Pipi Avati “La Casa dalle Finestre che Ridono”. A partire dal protagonista Lino Capolicchio, che interpreta un personaggio per molti versi simili a quello che aveva interpretato nel film di Avati: Stefano (non a caso il nome è lo stesso del restauratore de “La Casa dalle Finestre che Ridono”) un giovane di città che viene catapultato in un paesino che nasconde orribili segreti ed un passato oscuro; ma ritorna anche la figura ambigua del prete, ed il particolare del quadro che rivela ed anticipa il finale del film.
Inevitabilmente però il film risente anche della tradizione argentiana, e così ecco la classica visuale in soggettiva dell’assassino, neanche a dirlo la “solita” figura nerovestita che compare all’improvviso, il cui manifestarsi è annunciato dal crescente di una colonna sonora in perfetto stile Goblin.
Non molta originalità quindi ma sicuramente una pellicola di discreta tensione ed alcuni momenti davvero buoni: in particolare, le sequenze oniriche del protagonista riescono a creare un discreto senso di angoscia nello spettatore. Un giallo “orrorifico” poco noto che si consiglia di riscoprire.
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