1408 backdrop
1408 poster

1408

2007 US HMDB
giugno 22, 2007

Il famoso scrittore di libri horror Mike Enslin (John Cusack) crede solo in ciò che può vedere con i propri occhi. Dopo una serie di bestseller che screditano gli eventi paranormali avvenuti nelle case infestate dai fantasmi e nei cimiteri più famosi del mondo, non ha nessuna prova concreta di una vita dopo la morte. La serie di lunghe notti solitarie senza fantasmi di Mike, tuttavia, è destinata a cambiare quando entra nella stanza 1408 del famigerato Dolphin Hotel per il suo ultimo progetto, “Dieci Notti nelle Camere d’Albergo Infestate dai Fantasmi.” Sfidando gli avvertimenti del direttore dell’albergo (Samuel L. Jackson), decide di pernottare – il primo dopo anni - proprio nella stanza che tutti considerano infestata, nella speranza che possa essere l’inizio di un nuovo bestseller. Come molti degli eroi di Stephen King, Mike dovrà affrontare i suoi demoni, passando da scettico a credente, prima di superare la notte...

Cast

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Troupe

Produzione: Jake Myers (Executive Producer)Harvey Weinstein (Executive Producer)Bob Weinstein (Executive Producer)Lorenzo di Bonaventura (Producer)Richard Saperstein (Executive Producer)
Sceneggiatura: Larry Karaszewski (Screenplay)Matt Greenberg (Screenplay)Scott Alexander (Screenplay)
Musica: Gabriel Yared (Original Music Composer)
Fotografia: Benoît Delhomme (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Mike Enslin è uno scrittore che si occupa da alcuni anni della compilazione di guide sui luoghi infestati d’America. Cinico e scoraggiato dalla vita, Mike viene a sapere che a New York, nel lussuoso Dolphin Hotel, c’è una stanza maledetta, la 1408, in cui sono avvenuti un numero incredibile di decessi. Si dice che coloro che sono entrati in quella stanza non sono riusciti a sopravvivere più di un’ora. Malgrado le ammonizioni del direttore del Dolphin, Mike è comunque intenzionato a passare la notte nella 1408. Periodicamente il cinema americano sente il bisogno di attingere dalla prolifica bibliografia di Stephen King per mettere in scena adattamenti da romanzi e racconti che parlano di incubi, paranoie e paure umane. L’ultima riduzione dal “Re” del Maine è “1408”, una ricca produzione Dimension tratta dall’omonimo racconto (breve) contenuto nell’antologia “Tutto è fatidico” (e precedentemente pubblicata, sotto forma di bozza, nell’autobiografia “On writing”). “1408” non è un tipico film “kinghiano”, ad esclusione della professione esercitata dal protagonista (vera costante autobiografica di molta letteratura firmata King), non si respira affatto l’atmosfera cara ai racconti dell’autore, fatta di ossessioni infantili e intimistiche paure da città di provincia. In “1408” piuttosto si segue la linea della classica ghost story incentrata su un luogo infestato e si cerca di fare pressione soprattutto sull’aspetto psicologico della vicenda e sul passato tragico del protagonista. L’inizio è molto promettente: il regista svedese Mikael Hafstrom (“Derailed – Attrazione fatale”; “Drowning Ghost”) mette subito in scena un John Cusack disilluso, cinico e dalla personalità tormentata; non è ben chiaro il motivo del suo pessimismo e si riesce a provare perfino uno strano senso di empatia per questo scrittore di paranormale fermamente convinto dell’inesistenza di fantasmi ed esseri soprannaturali. I primi quaranta minuti sono gestiti davvero ottimamente, grazie al duetto con Samuel L. Jackson, pignolo direttore d’albergo, e alle prime inquietanti manifestazioni del male che vive nella 1408. Nulla di nuovo, sia ben chiaro, ma la formula sembra funzionare a meraviglia. Raggiunta la prima ora, però, il film comincia il suo veloce declino: la situazione si fa ridondante e la noia non tarda ad arrivare; si eccede visibilmente in situazioni paradossali e nell’utilizzo di effetti speciali; si tenta, inoltre, di trovare scappatoie narrative nelle soluzioni più banali e sfruttate dal cinema drammatico. Dopo le prime inquietanti manifestazioni soprannaturali, rappresentate da semplici ma efficaci trucchi (oggetti che compaiono improvvisamente, elettrodomestici che si mettono in funzione da soli, doppi che si materializzano, etc.), si tende a dilatare all’inverosimile la situazione aggiungendo effetti su effetti, e così cominciano ad apparire i fantasmi dei precedenti inquilini, le crepe sui muri e tante altre trovate da “casa infestata” che sono chiaramente inseriti per allungare la pellicola che alla fine risulta perfino eccessivamente lunga. Inoltre, al minimalismo di alcune trovate, capaci di catturare e inquietare lo spettatore, si aggiungono sul finale “effettoni” fatti di quadri animati, allagamenti, esplosioni, anomale nevicate “al chiuso”, che stonano decisamente con la suggestiva prima parte e si buttano più sul versante spettacolare, sicuramente non adatto alla vicenda. Anche la solita storia della tragedia familiare con morte della figlioletta, separazione dalla moglie e fantasmino della bambina sono ormai stati proposti e riproposti in mille salse e si possono considerare abusati, contribuendo a compromettere la riuscita del film. C’è da dire che alcune scene sono di grande riuscita (basti pensare all’inquilino del palazzo di fronte e al tentativo di fuga fuori dalla finestra) e la messa in scena è in generale molto gradevole. Anche Cusack appare al meglio delle sue prestazioni e riesce a rendere il suo personaggio molto credibile e umano, così come è incisiva la presenza del sempre bravo Jackson, seppur in un ruolo molto marginale. In definitiva “1408” appare un’operazione non molto riuscita. Da una buona premessa e da un primo tempo di ottima preparazione, si finisce per gonfiare a tal punto l’opera da spingerla all’esplosione, negando allo spettatore sia l’atmosfera che un horror richiede che la sottile inquietudine che il plot prometteva. Peccato.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (4)

John Chard

John Chard

6 /10

Dolphin Sandwich.

1408 is based on one of horror writer Stephen King's short stories. It stars John Cusack as a supernatural investigator who rents room 1408 at The Hotel Dolphin in New York. It is said to be a most haunted room and the scene of many deaths. He soon finds his scepticism tested to the max.

Although it has deep themes of grief et al, this essentially boils down to one man in a room being plagued by psychological and physical attacks, with the intended chills and shocks surreal in presentation. It's all very twisty and big on conundrums, which makes a second viewing something of a necessity, whilst Cusack's performance is also reason to check in for another viewing. However, it's not the scary movie some have lauded it as, in fact it's more fun-house palaver than anything terrifying, but there's no doubting the intelligence and skill of the writing. The mind is a curious, wonderful and troubling thing, and 1408 wants us to know it. 6/10

Kamurai

Kamurai

8 /10

Great watch, would watch again, and can recommend.

While the setup is a little bleh, it serves a point, but I could literal start the movie at Samuel L. Jackson's office and be fine.

Once in 1408, the intensity creeps perfectly. It really gives you the atmosphere of a cat playing with its food.

It'll mess your head a little, but that's just from a great John Cusack delivery and wonderful cinematic display.

And the ending is almost perfect: the are two minors points that could be bad, but they're unclear.

As the manager said, "It's and evil room.

Andre Gonzales

Andre Gonzales

6 /10

The storyline and basis of the movie is kind of dumb. It is entertaining though with a lot of weird and crazy stuff happening in room 1408.

RalphRahal

8 /10

(Watched the Theatrical version)

1408 is a solid psychological horror that pulls you into its dark and twisted world. John Cusack does an amazing job as Mike Enslin, a skeptic writer dealing with supernatural horrors while battling his own guilt over losing his daughter. His performance really makes the movie—he sells the fear, grief, and madness perfectly.

That said, the endings are what really stood out for me. The theatrical version felt too neat and safe. Sure, it wraps things up nicely, but for a movie this dark, it needed something heavier. The director’s cut hit harder—it’s bleak and sticks with you. The haunting moment with his daughter fit the tone of the movie so much better. It kept the unsettling vibe that should linger after a film like this.

The production was great too. The way the room constantly changes and traps you with Mike was done so well, keeping you on edge the whole time. Overall, I enjoyed it, but the director’s cut is the real winner for me. It keeps the dark, disturbing feel that a movie like this needs.

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