Frankenstein Junior backdrop
Frankenstein Junior poster

FRANKENSTEIN JUNIOR

Young Frankenstein

1974 • US HMDB
dicembre 15, 1974

Alla lettura del testamento del barone Victor Von Frankenstein, si scopre che l'eredità va tutta al nipote Frederick, un brillante chirurgo di New York. Il dottore, seccato dalla parentela con l'illustre antenato, tentenna prima di accettare di recarsi al castello del nonno per fare un sopralluogo, ma alla fine intraprende un viaggio che lo porterà sulla strada di famiglia.

Registi

Cast

Commenti

Troupe

Produzione: Michael Gruskoff (Producer)
Sceneggiatura: Gene Wilder (Screenplay)Mel Brooks (Screenplay)
Musica: John Morris (Original Music Composer)
Fotografia: Gerald Hirschfeld (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Francesco Chello

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Il dottor Frederick Frankenstein è il nipote del celebre Barone Victor, del quale, a causa dell’infausta reputazione, rinnega addirittura la parentela arrivando a cambiare il proprio cognome in Frankensteen. Frederick viene convocato, suo malgrado, in Transilvania, nel castello del nonno, per il testamento. Qui scopre il fatidico manuale di istruzioni con cui poter ridare la vita ai morti e grazie al quale ha modo di ricredersi sulle teorie dell’illustre parente. Aiutato dal maldestro gobbo Igor e dalla avvenente Inga creerà un Mostro. Signori tutti in piedi. Qui si è al cospetto di un capolavoro del cinema comico, un capolavoro della parodia citazionistica. Come si potrebbe parlare, se non di un capolavoro immortale, di un film che da oltre 30 anni fa morire dal ridere migliaia di appassionati? Un film di cui mezzo mondo conosce a memoria le battute. Le cui battute, gag e scene, divenute assolutissimamente celebri, divertono allo stesso modo che sia la prima o la milionesima volta che lo si guarda. Un film in cui tutto è perfetto: regia, sceneggiatura, interpretazioni, tempi comici, scenografie, ambientazioni, costumi, musiche. Un capolavoro, appunto. “Frankenstein Junior” nasce da un’idea del futuro protagonista Gene Wilder, storia poi rifinita e perfezionata dal regista Mel Brooks. I due per la loro sceneggiatura riceveranno una nomination all’Oscar. Il film è un gioiello di citazionismo, perfezione assoluta dei dettagli e straordinaria raffinatezza di riferimenti. Tutta la vicenda trabocca di omaggi riverenti all’orrore delle origini, verso cui non si manca mai di rispetto, anzi, il regista, attraverso la citazione, dichiara tutto il sua affetto per un modo di fare cinema che non c’è più. Tutto quindi è ispirato ai film originali ad iniziare, chiaramente, dai personaggi: partendo dal dottor Frederick Frankensteen, cognome adottato dal personaggio nel suo iniziale rifiuto della scomoda parentela, interpretato da Gene Wilder; passando per Igor (da leggere Aigor), interpretato da Marty Feldman, chiaramente ispirato ai personaggi, entrambi contraddistinti da una vistosa gobba, di Fritz , l’assistente del primo “Frankenstein” interpretato da Dwight Frye, e di Ygor, l’amico del mostro interpretato da Bela Lugosi, presente nel terzo e quarto capitolo della serie; per arrivare infine ovviamente al Mostro interpretato da Peter Boyle. Ma anche personaggi secondari come l’ispettore Kemp, famosissimo per la sua protesi meccanica al braccio, parodia dell’ispettore Krogh presente nel terzo capitolo della saga. Citazionismo esteso all’aspetto tecnico come dimostra la scelta del bianco e nero, all’epoca una scelta considerata assurda e folle dagli studios con cui Brooks e Wilder hanno lottato (cambiando anche produzione) fermissimi nella loro decisione, una scelta che si rivelerà una delle tante chiavi del successo del film. Bianco e nero appunto come le pellicole a cui il film è ispirato, ovvero la saga di Frankenstein della Universal, che vide la luce, ed il grande successo, a cavallo degli anni 30/40 (da “Frankenstein” a “Bride of Frankenstein”, da “Son of Frankenstein” a “Ghost of Frankenstein”), e di cui il film vuole essere, come dicevamo, omaggio e non solo parodia. Vivremo quindi momenti di assoluto mimetismo dell'atmosfera d'epoca grazie allo stesso stile di inquadrature, di stacchi tra le varie scene, la stessa grana di pellicola, le stesse luci. E come non parlare della fedelissima ricostruzione di costumi, scenografie ed ambientazioni, assolutamente perfette? Basti pensare cha alcune scenografie sono quelle originali, come ad esempio quelle del laboratorio, realizzate da Kenneth Strickfaden per il “Frankenstein” del 1931, oppure che il castello in cui si svolge la vicenda è lo stesso in cui è stato girato il capolavoro di Whale. Il film è quella che si può considerare una parodia perfetta, la maggior parte delle scene, infatti, sono ispirate a scene presenti nei film della Universal: dalla scena del mostro con la bambina a quella dell’eremita cieco, dalla scena della partita a freccette a quella dello scambio finale dei cervelli, e tante altre ancora. Ogni minimo particolare nasce dai film omaggiati come ad esempio i gesti del Mostro/Peter Boyle, estasiato nell’udire la musica di violino, che ricordano quelli del grande Boris Karloff, oppure la pettinatura del personaggio di Elizabeth nella scena finale per la quale è stata utilizzata la parrucca indossata da Elsa Lancaster in “Bride of Frankenstein”. La pellicola è un insieme di gag e battute esilaranti, indimenticabili, citarle tutte equivarrebbe probabilmente a citare l’intera pellicola. Frutto di un grande script nonché del genio di Brooks, autore di una regia perfetta e di trovate memorabili, e della straordinaria performance dell’intero cast dal quale traspare evidente un’alchimia magica e vincente; basti sapere che il regista e cast erano talmente divertiti dall’esperienza che aggiunsero delle riprese allo scopo di aumentare i tempi di produzione. Del cast vanno citate naturalmente le straordinarie performance del trio Wilder, Feldman, Boyle. Gene Wilder ci regala un fantastico dottor Frankensteen il cui solo sguardo è follia allo stato puro; Feldman con il suo (A)Igor dalla gobba “mobile” (più volte durante il film la gobba cambierà spalla) ha creato un personaggio entrato nella Hall of Fame della risata. Boyle, nonostante un personaggio muto per la quasi totalità della pellicola, riesce con la sola espressività del viso e dei gesti a divertire più di tante battute. Ma bravi tutti, anche gli interpreti dei cosiddetti personaggi secondari: Teri Garr nel ruolo della bella assistente Inga, di cui ricordiamo la famosa battuta, a sfondo sessuale, sullo Schwanstuk; Cloris Leachman nel ruolo della domestica Frau Blücher il cui solo nome pronunciato crea puntualmente panico nei cavalli (Blücher in tedesco vuol dire beccaio, ovvero colui che macellava gli animali ndr); Madeleine Kahn nel ruolo di Elizabeth, la fidanzata di Frederick; Kenneth Mars nel ruolo di Kemp, il già citato capo della polizia locale dal braccio meccanico. Forse non tutti sanno che in cammeo compare il popolarissimo attore Gene Hackman, ovvero in una delle tantissime scene clou nei panni dell’eremita cieco. L’attore era amico di Brooks e Wilder che all’epoca gli parlarono del progetto facendogli leggere lo script desiderosi di un parere, Hackman ne fu talmente colpito da chiedere ai due una partecipazione, seppur piccolissima, ad ogni costo. Presagiva la grandezza dell’opera e voleva avere l’onore di prenderne parte…beh possiamo dire che non si sbagliava. Il film in questione è senza dubbio il masterpiece della carriera del cast e del regista e si tenga presente che parliamo di comici del calibro di Boyle, Feldman e Wilder e soprattutto di un regista come Mel Brooks, insomma non gli ultimi arrivati. Per quanto riguarda la versione italiana bisogna dire che il film ha goduto di un ottimo trattamento, ad iniziare dall’adattamento del titolo originale da “Young Frankenstein” a “Frankenstein Junior” con il quale i nostri distributori sono riusciti a non far “danni”, ma soprattutto per quanto riguarda traduzione (e adattamento nel caso di battute e giochi di parole intraducibili) dei dialoghi e il doppiaggio stesso, assolutamente perfetto. A testimonianza del brillante lavoro vorremmo citare la ormai famosissima battuta “Lupo ululà, castello ululì” cha nasce dall’adattamento di un gioco di parole intraducibile tra i vocaboli “werewolf” (lupo mannaro) e “there” (lì), adattamento capace di diventare una battuta cult in Italia almeno pari a quella originale negli Usa: un plauso al colpo di genio del traduttore. Insomma ci tocca dire spesso peste e corna (a ragione) della distribuzione italiana, non può che essere un vero piacere poterne tessere le lodi quando capita. Non vuol essere una frase fatta o un banale luogo comune se vi diciamo che gustando questo film si ha netta la sensazione di una comicità che probabilmente non esiste più, cosa che rende “Frankenstein Junior” ancor più speciale di quanto già non lo sia. Ci fa sorridere, ad esempio, paragonare i vari “Scary Movie”, le moderne parodie, al titolo in questione, impallidirebbero al solo pensiero di confronto. In definitiva, consapevoli di ripeterci ma mai stanchi di ricordarlo, “Frankenstein Junior” è un capolavoro, altro termine non si può usare per una perla immortale del genere comico e parodistico. “Frankenstein Junior” è uno di quei film che tutti conoscono a memoria. Se è vero che l’importanza di un’opera è costituita anche dalla sua sopravvivenza nel tempo, il film di Mel Brooks può guardare a testa alta anche i miti del cinema. Una parodia di un classico divenuta a sua volta un classico. Imperdibile. Se non l’avete mai visto.. cosa fate ancora qui?! E nel caso l’aveste già visto.. rivedetelo, non vi stancherà mai!

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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (4)

John Chard

John Chard

8 /10

For what we are about to see next, we must enter quietly into the realm of genius.

Young Frankenstein is directed by Mel Brooks who also co-writes the screenplay with Gene Wilder. It stars Wilder, Marty Feldman, Peter Boyle, Teri Garr and Madeline Kahn. Music is by John Morris and cinematography by Gerald Hirschfeld.

Filmed in black and white, Brook's movie is an affectionate spoof of the Frankenstein movies that came out of Universal Studios back in the 1930s.

There wolf, there castle.

You are either a Mel Brooks fan or not, there doesn't seem to be any middle ground. However, even his most ardent fans admit not all of his productions have paid dividends, but when on song, as he was in 1974 (Blazing Saddles also released), it's justifiable that those fans proclaim him as a spoof maestro. Ineviatbly a bit tame when viewed today, Young Frankenstein is still a picture of high comedy and clinical execution of the film making craft. Everything works, from acting performances, the gags that are both visual and aural delights, to the set design of the Frankenstein castle. It also boasts a smooth storyline, this is not a hodge-podge of ideas lifted from those Universal monster classics, it has a spin on the story and inserts its own memorable scenes along the way (Puttin' on the Ritzzzzzzzz, Oh my!).

Of its time for sure, but still great entertainment for the Mel Brooks fan. 8/10

Peter McGinn

Peter McGinn

8 /10

When I had the opportunity Ro watch this film again after decades, due to a Cloris Leachman tribute, I couldn’t resist, despite feeling there was a risk of a familiar problem: that of me not liking a program or movie as a mature adult as much as I had as a young man.

I needn’t have worried. This is not Mensa material here, but it is a good example of what Mel Brooks did best, spoof movie genres or other cinematic cliches.

Everyone seems to have great fun making this movie, and it shows. Some of the bits have become catch phrases: the horse neighing when a certain name is mentioned, the hilarious sight gag of the secret door (“Put the candle back!), and other classic lines. This doesn’t make any of my Favorites list, but it was well worth revisiting it for the laughs and a glimpse at what my younger self thought was funny, and older self agrees with him.

CinemaSerf

CinemaSerf

7 /10

I'd probably best start by saying that I love the writing of Mel Brooks, but I detest the acting style of Gene Wilder - so my views on this are somewhat mixed. It is a spoof - and James Whale ought to be writ large in the credits, as should Glenn Miller and a host of others who have inadvertently contributed to the wonderfully paced script that rarely draws breath. Wilder - the grandson of the eponymous, famously mad scientist - decides to visit Transylvania where he stumbles upon a formula that might just bring the dead back to life. In my view, the acting plaudits go to Marty Feldman, who is great as henchman "Igor" trying desperately to foil the over-the-top antics of the star - who just seems to play each role he takes on in the same, super-hammy, fashion with big eyes and loud, grand gestures that I find most unfunny. Coupled with Brooks, they are, however, on cracking writing form and as parodies go this sets up the whole genre - sometimes overtly and sometimes subtly, but regardless - when you listen to the dialogue you can't help but laugh. For me, it could have done with a less annoying star - but the writing has stood the test of time well and is still very much worth a watch.

Filipe Manuel Neto

Filipe Manuel Neto

9 /10

One of the great comic films of the 70s.

Mel Brooks is one of those names in comic cinema that I haven't explored much yet, and that I know more from his fame than from having seen his work. I decided to change that a little by watching this satirical film, which he directed, and in which a grandson of the infamous German doctor and nobleman Dr. Frankenstein, after years denying his name and any association with his grandfather, is called to the family castle for... what? In fact, the script badly explains this decision, but it is important for the film that he returns and that is what he will do. There, he contacts the locals and decides to further explore his grandfather's attempts to reanimate human corpses.

As already understood from these lines, the script is not this film's strong point, with a weak story and many problems with a lack of logic. The film needs the characters to make certain decisions, and they will make them without worrying that this corresponds to a logical and understandable attitude. Of course, being a comedy, this is unimportant, and the nonsense also adds to the film's joke, but there are one or two moments where I missed this logic.

Brooks' direction is inspired and well done. On a technical level, the black-and-white cinematography stands out, clearly designed to emulate the visual aspect of the great Frankenstein films from the 30s, with Boris Karloff. The lighting work also deserves a positive note, as does the design of the sets, costumes and props. The dialogues, sometimes improvised, work wonderfully and the jokes are excellent, even those that are a little more naughty. As for the cast, the highlight goes entirely to Gene Wilder's inspired performance, in one of the most memorable comic roles he left us. We will always remember him as Willie Wonka, that's for sure, but this film is not far behind and deserves an honorable highlight in the actor's filmography. Alongside him, we also have Marty Feldman, in his most iconic film and in an incredible performance. Peter Boyle and Cloris Leachman also deserve a note of praise.

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