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1921 - IL MISTERO DI ROOKFORD

The Awakening

2011 GB HMDB
agosto 17, 2011

Nell'Inghilterra del 1921, alla fine della Prima Guerra Mondiale, Florence una donna estremamente razionale e molto scettica viene chiamata in una scuola di campagna per investigare su un inspiegabile crimine. Un ragazzo è morto e alcune foto successive del cadavere rivelano sullo sfondo una misteriosa figura sfocata. Tanti ragazzi parlano di presunte apparizioni di un fantasma nella scuola. Florence quando crede di aver confutato la teoria del fantasma, si imbatterà in una creatura soprannaturale che abbatterà tutte le sue credenze razionali.

Cast

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Troupe

Produzione: Sarah Curtis (Producer)Julia Stannard (Producer)David M. Thompson (Producer)
Sceneggiatura: Stephen Volk (Screenplay)Nick Murphy (Screenplay)
Musica: Daniel Pemberton (Original Music Composer)
Fotografia: Eduard Grau (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
1921, Inghilterra. La giornalista investigativa Florence Cathcart si occupa di smascherare montature che riguardano il paranormale e per la sua esperienza sulla materia viene contattata dal direttore del collegio di Rookford, dove gli alunni sono terrorizzati dalla presenza di un fantasma. Florence si reca immediatamente nella magione sperduta nei boschi e comincia a piazzare le sue strumentazioni. Già la prima notte riesce ad intuire chi si nasconde dietro la maschera del presunto fantasma, ma naturalmente la questione non è proprio così semplice da risolvere. Tornata in auge grazie al moderno cinema spagnolo, la ghost story dalle atmosfere gotiche ha dato buona mostra di se negli ultimi anni. Dal bellissimo “The Others” di Aménabar agli altrettanto suggestivi “La spina del Diavolo” di Del Toro e “The Orphanage” di Bayona, passando per il “Fragile” di Balaguerò e il meno accattivante “Saint Ange” di Laugier, di film sul medesimo filone ne abbiamo visti abbastanza. Ora arriva il britannico “1921 – Il mistero di Rookford” che inevitabilmente appare un po’ un frullato di tutto quello uscito negli ultimi anni, pagando il dazio di essere l’ultimo arrivato. Le atmosfere cupe e lugubri della scuola Rookford sono magnificamente illuminate dalla fotografia crepuscolare di Eduard Grau (“Buried”) e infatti l’elemento che si lascia ricordare con maggior incisività di questo film è proprio la bella atmosfera che il regista televisivo Nick Murphy (“Roma”; “Primeval”) riesce a creare utilizzando tutti i topoi che il genere richiede. “Il mistero di Rookford” gioca moltissimo con la location e con le ombre, lasciando molto marginali le occasioni di spavento che invece sono elemento essenziale per gran parte dei film simili su citati. A Murphy sembra quasi non interessare la componente prettamente horror che comunque è predominante, puntando in parte sul melodramma e in parte sui postumi bellici con i quali il Paese è costretto a fare i conti. Se la componente più prettamente melodrammatica che predomina nel lungo finale sa di fastidioso già visto e risulta anche molto prevedibile, è l’immersione nell’atmosfera post bellica a risultare il punto di maggiore interesse per il film di Murphy. “1921 – Il mistero di Rookford” si svolge in Inghilterra nell’anno che capeggia il titolo italiano, in piena fase ricostruttiva in seguito agli orrori della Grande Guerra. Il Paese è in lutto e piange i propri caduti, scatenando nelle persone un intenso bisogno di “fantasmi”. È proprio su questo bisogno (sopran)naturale che si fonda l’essenza del film e l’aspetto più originale e interessante. “Il mistero di Rookford” si apre con una seduta spiritica che scopriremo subito essere una truffa, pratica diffusa e redditizia proprio in un momento in cui le persone cercavano un contatto con chi li aveva lasciati di recente, in guerra. Fin da qui si istaura subito la base di questo bisogno reciproco tra vivi e morti, poi approfondito nella figura del direttore di Rookford (Dominic West), un reduce di guerra circondato continuamente dai fantasmi dei suoi compagni caduti, e nella figura della scettica protagonista, anch’essa privata dell’amore del suo uomo morto al fronte. Non di meno, l’intero climax finale è immerso in questa dimostrazione di bisogno reciproco, portata alle estreme conseguenze, con una Rebecca Hall/Florence Cathcart progressivamente diseducata al suo scetticismo e accompagnata al “risveglio” della sua coscienza (non a caso in originale il film si intitola “The Awakening”, il risveglio, appunto). Il personaggio di Florence è interessante anche se la sceneggiatura di Nick Murphy e Stephen Volk (“Gothic”, “L’albero del male”) le dona una crescita caratteriale molto basilare e simile a quella di molti altri film. Florence ci viene presentata come una sorta di Dylan Dog con lo scetticismo del Mike Enslin del kinghiano “1408”: prima impegnata a smascherare una falsa medium e poi raggiunta nella sua abitazione da un cliente che vuole assoldarla per un caso di infestazione. Il modo in cui Florence fa la preziosa di fronte alla richiesta del direttore di Rookford la fa apparire davvero una Dylan Dog in gonnella, poi ovviamente il suo scetticismo è messo alla prova fino a una totale conversione di fronte all’evidenza dei fatti. La crescita caratteriale di Florence è dunque scontata anche se funzionale, però rappresenta solo un campanello d’allarme per un senso di déjà-vu e prevedibilità che accompagna purtroppo l’intera pellicola. Il difetto maggiore di “Il mistero di Rookford” è proprio questo suo apparire troppo assimilabile alla massa, gli manca un segno di riconoscimento che possa distinguerlo e renderlo vivo nella memoria dello spettatore il giorno dopo la visione. Purtroppo accade l’esatto contrario e malgrado la bella atmosfera, qualche intuizione interessante (i fantasmi della guerra) e una Rebecca Hall (“The Town”; “Dorian Gray”) bravissima nel ruolo principale, il film si lascia dimenticare con troppa facilità. Non aiuta neanche il ritmo rilassato e parco di momenti di reale tensione, che va ad inficiare sull’attenzione dello spettatore. In questi termini “Il mistero di Rookford” funziona meglio nella prima parte, nella quale si trovano gli unici due momenti di suspense (quello con la casa delle bambole anche discretamente riuscito), poi il film rallenta e si fa noiosetto, fino a un finale poco convincete. “1921 – Il mistero di Rookford” sicuramente si lascia guardare e non mancherà di essere apprezzato dai fan della ghost story goticheggiate, ma la mancanza di originalità, l’assenza di momenti di spavento e la lentezza che sconfina nella noia, lo rendono dimenticabile e poco coinvolgente. Aggiungete mezza zucca al voto finale. Curiosità. “1921 – Il mistero di Rookford” nasce dall’idea di portare al cinema un celebre programma televisivo della BBC, “Ghostwatch”, trasmesso dall’emittente inglese nei primi anni ’90 e poi sospesa perché considerata troppo spaventosa per la tv.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (1)

John Chard

John Chard

8 /10

There's no place on earth people understand loneliness better than here.

The Awakening is directed by Nick Murphy and Murphy co-writes the screenplay with Stephen Volk. It stars Rebecca Hall, Dominic West, Imelda Staunton, Isaac Hempstead Wright, Shaun Dooley and Joseph Mawle. Music is by Daniel Pemberton and cinematography by Eduard Grau.

Britain, post World War 1, and Florence Cathcart (Hall) makes a living as an exposer of charlatan spiritualists, a debunker of ghost sightings. When she receives a request from school master Robert Mallory (West) to investigate the supernatural events at a remote boarding school for boys, she is suitably intrigued to take on the assignment...

It comes as no surprise to find that numerous reviews for The Awakening make reference to ghost story films that were made previously. The Woman in Black released a year later would suffer the same fate, charges of it not bringing nothing new to the table etc. A ghost story set in a big mansion or remote educational/correctional establishment is what it is, and will continue to be so, all fans of such spooky fare ask is that it does it well and maybe add some adult themes into the bargain. The Awakening does these in spades.

The concept of a disbeliever in ghosts having their belief system tested to the full is not new, but it's a great concept and one with longevity assured. Here, boosted by a terrific performance from Hall, the screenplay consistently keeps you guessing. The possibilities of real or faked are constant as the director pumps up the creep factor, whilst he simultaneously crafts a number of genuine shock sequences - including one of the best doll house scenes put to film! This really has all the requisite jolts and atmospheric creeps for a period spooker.

It's not until the final quarter when the screenplay begins to unravel its mystery, a finale that has proved both ambiguous and divisive. The ambiguity factor is a little baffling since everything is made clear in a nicely staged scene, and this is something which the director has gone on record to state as well. As for the divisive side of things? That's a blight for this sub-genre of horror. It's convoluted! Contrived! It has been done before they cry! These are true to be sure, and without doubt there's a leap of faith required to not get annoyed, but it garners a reaction and has done its ghost story essence very well indeed.

Beautifully photographed, scored and performed by the leads to boot, this is for sure one for fans of period spookers with brains. 7.5/10

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