American Psycho backdrop
American Psycho poster

AMERICAN PSYCHO

2000 โ€ข CA HMDB
aprile 13, 2000

New York, 1987: Patrick Bateman è uno yuppie ricco che lavora nell'ambiente di Wall Street come dirigente di una società finanziaria che si occupa di fusioni e acquisizioni. Nella vita privata Patrick è una persona meticolosa, che dedica molto tempo alla cura della propria persona per acquisire il riconoscimento sociale che nella società yuppie è strettamente associato all'apparenza ed al consumismo. Di giorno vive una vita basata su pranzi di lavoro, locali alla moda e riunioni tra amici, in tipica rappresentanza della classe sociale cui egli appartiene, ma che nello stesso tempo lo rende indistinguibile dalle altre persone della sua cerchia. La sua frustrazione esplode di notte, facendo emergere nel protagonista l'assoluto disprezzo degli emarginati, l'invidia nei confronti dei colleghi, e l'aridità affettiva verso le donne, fino a trasformarlo in un serial killer che conserva i corpi, o loro parti, in casa.

Dramma Thriller Crime

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Cast

Troupe

Produzione: Christian Halsey Solomon (Producer)Edward R. Pressman (Producer)Chris Hanley (Producer)Michael Paseornek (Executive Producer)Joseph Drake (Executive Producer)Jeff Sackman (Executive Producer)
Sceneggiatura: Guinevere Turner (Screenplay)Mary Harron (Screenplay)
Musica: John Cale (Original Music Composer)
Fotografia: Andrzej Sekuła (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Marco Castellini

โ€ข
Wall Strett, fine anni ’80: Patrick Bateman è un trentenne di successo, bello, ricco, affermato sul lavoro e ben voluto (almeno in apparenza) da tutti. Dietro la sua “maschera di normalità” si nasconde però un uomo assolutamente privo di morale e sentimenti, che quando lascia andare i suoi freni inibitori si trasforma in un assassino sanguinario che tortura, uccide e macella le sue vittime. Si tratta della trasposizione cinematografica dell'omonimo best seller di Bret Easton Ellis, che all’uscita suscitò un vespaio di polemiche per la violenza dei suoi contenuti; il film però risulta carente proprio dell’elemento cardine del libro di Ellis ovvero “l’esplicita violenza”. La regista infatti ha optato per una sceneggiatura molto più soft che pone più che altro l’attenzione sulle manie del protagonista per il culto dell’igiene e della bellezza. Il risultato è una pellicola estremamente curata nei dettagli (sotto ogni punto di vista: lo scenografo ha recuperato vecchi videoregistratori, walkman originali ed abiti, tutti appartenenti agli anni ottanta) ma che non riesce a trasmettere allo spettatore quel senso di “fastidio” e di “shock” che invece il romanzo sapeva dare. L’ennesima occasione sprecata! Da segnalare, infine, una doppia citazione del capolavoro di Hooper “Non aprite quella porta”.

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