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CHI C'È IN FONDO A QUELLA SCALA...

Pin

1988 CA HMDB
novembre 25, 1988

Cast

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Troupe

Produzione: Rene Malo (Producer)Pierre David (Executive Producer)
Sceneggiatura: Sandor Stern (Screenplay)
Musica: Peter Manning Robinson (Original Music Composer)
Fotografia: Guy Dufaux (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Due fratelli, Leon e Ursula, cresciuti in una famiglia benestante, sono abituati dal padre medico a ricevere consigli di vita da Pin, un manichino utilizzato dal loro stesso padre nell’ambulatorio. Ursula comincia presto a capire che Pin è un semplice manichino ed è suo padre a dargli la voce, ma Leon è fermamente convinto che il pupazzo sia vivo e lo considera il suo unico vero amico. Una notte il padre dei due ragazzi sorprende Leon a conversare con Pin e decide così di sbarazzarsi del manichino, ma un tragico incidente d’auto porterà alla morte, quella stessa notte, i genitori di Leon e Ursula. Passano gli anni, Ursula cresce normalmente, ma Leon manifesta, sempre in modo più marcato, un attaccamento ossessivo a Pin, che ha conservato in soffitta e con cui dialoga abitualmente. Ma la situazione degenera nel momento in cui Ursula comincia ad uscire con un ragazzo, ritenuto da Leon e Pin, la possibile causa di disgregazione del loro piccolo e felice nucleo familiare. “Chi c’è in fondo a quella scala…” è un piccolo ma gradevole thriller confezionato sul finire degli anni ’80, un prodotto anomalo per quegli anni, in cui il mercato del brivido in celluloide si affidava spesso e volentieri ad effettacci e ad abbondanti dosi di gore. Invece “Pin” (questo il titolo originale e sicuramente meno ad effetto in confronto a quello accattivante, ma fuorviante, imposto dalla distribuzione italiana) ha una struttura da thriller molto classica ed intimistica, giocata sulle attese, sull’atmosfera e sull’ambiguità psichica del protagonista, che si scopre subito minato da vistose turbe mentali e da un morboso attaccamento alla sorella (che mai scade nel banale). La pazzia del protagonista (un inquietante David Hewlett, straniato e straniante con un aspetto innocuo da bravo ragazzo) non scaturisce da nessun trauma infantile (anche se assiste ad un rapporto sessuale tra la madre e il pupazzo Pin), ma da un processo interiore innescato da un’educazione sbagliata, dannosa, affidata al rapporto freddissimo con un istruttore fuori dal comune (Pin) e ad una mancanza di comunicazione con i genitori, visti come figure severe ed inarrivabili, sicuramente repressivi; loro si rendono conto troppo tardi dei danni che avevano inferto sul loro figlio e delle possibili ripercussioni che si sarebbero manifestate nella percezione del reale del bambino che, da lì a poco, avrebbe dimostrato una totale identificazione con il suo educatore. Dunque non siamo di fronte ad un vero horror ma ad un thriller a sfondo psicologico che strizza l’occhio a Hitchcock e a Polanski (ma c’è anche qualche cosa di “Inseparabili” di Cronenberg). Ben diretto e ben interpretato, sicuramente da vedere.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (1)

Wuchak

Wuchak

7 /10

Interesting and creepy psychodrama/horror involving a mannequin

In the Northeast, a doctor uses an anatomically correct medical dummy named Pin (short for Pinocchio) to teach his son & daughter about how the body works. Years later, when they’re adults, they maintain an attachment to the mannequin as the sister (Cynthia Preston) starts dating a guy (John Pyper-Ferguson), which interrupts her uneasy brother (David Hewlett)

"Pin" (1988) is a slow burn Hitchcock-ian psychological drama/horror that mixes “Psycho” (1960), “Flowers in the Attic” (1987) and a little “Paper Man” (1971) with the creepy mannequins of several 70's movies/shows, like Kolchak: The Night Stalker’s "The Trevi Collection.”

The low-key commentary on the negative effects of legalism is interesting, augmented by the fact that it’s nonreligious legalism relating to a well-to-do, educated family, which is the opposite of the situation in “Carrie” (1976). Yet legalism is only one of the mental conditions explored.

The flick is smart to not spell everything out, making the viewer seek for answers. For instance, is ventriloquism being used or not? Meanwhile the ending ties everything up with a nigh ‘wow’ factor.

I shouldn’t fail to mention that redhead Helene Udy is on hand for an effective sequence.

The movie runs 1 hour, 43 minutes, and was shot in Iberville, Québec, which is about 15 miles southeast of Montreal and 20 miles north of Lake Champlain & the US border, as well as Saint-Lambert, which is just across the river from Montreal.

GRADE: B+

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