Il Giorno di San Valentino backdrop
Il Giorno di San Valentino poster

IL GIORNO DI SAN VALENTINO

My Bloody Valentine

1981 CA HMDB
febbraio 11, 1981

In una cittadina americana, durante i festeggiamenti di San Valentino, alcuni operai rimangono intrappolati nella miniera a causa della distrazione di due supervisori ansiosi di andare alla festa. L'unico sopravvissuto, Harry Walder, viene ritrovato diversi giorni dopo e, ormai in preda alla pazzia, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica. L'uomo però riesce a fuggire e impone alla sua città, con degli omicidi di avvertimento, di non festeggiare più San Valentino.

Cast

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Troupe

Produzione: John Dunning (Producer)Lawrence Nesis (Executive Producer)André Link (Producer)
Sceneggiatura: Stephen A. Miller (Story)John Beaird (Writer)
Musica: Paul Zaza (Original Music Composer)
Fotografia: Rodney Gibbons (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Nella cittadina canadese di Valentine Bluffs sta per giungere il momento del ballo di San Valentino, una festività particolarmente sentita e alla base dell’economia turistica del paese. Ma il ritrovamento di un cadavere a cui è stato strappato il cuore, fa piombare la città nel terrore: venti anni prima, infatti, un minatore di nome Harry Warden era scampato a un incidente in miniera in cui avevano perso la vita alcuni suoi colleghi e a cui le autorità non prestarono il dovuto soccorso perché impegnati nei festeggiamenti del giorno di San Valentino. Risvegliatosi dal coma, Harry era impazzito e aveva ucciso alcune persone minacciando la cittadina di tornare a mietere vittime se avessero continuato a festeggiare il San Valentino, prima di essere internato in un manicomio. Ora il sindaco decide di sospendere i preparativi della festa, temendo che Harry sia tornato davvero, ma un gruppo di giovani non vuole rinunciare al ballo, scatenando così l’ira dell’assassino. In piena febbre da slasher, quando “Halloween” aveva già all’attivo un paio di capitoli, così come “Venerdì 13”, una miriade di cloni cominciarono ad invadere il mercato sperando di replicare gli incassi fortunati dei prototipi: “Compleanno di sangue”, “Sleepaway Camp”, “Horror Puppet”, “Il giorno di San Valentino” e tanti altri…tutti prodotti che, chi più chi meno, nascevano da una costola dei ben più noti (e longevi) film dedicati a Michael e Jason. Tra i molti, “Il giorno di San Valentino” è tra i più celebrati, anche per un paio di paroline a favore che gli sono state spese da Quentin Tarantino, che lo ha definito uno dei suoi splatter (splatter?) preferiti. L’opera dell’ungherese George Mihalka (“I viaggiatori delle tenebre”; “Psychic”) cerca di inserirsi prepotentemente nel filone sfruttando ogni minima caratteristica di riconoscibilità legata allo slasher; dunque, se appare scontato il canovaccio che vede un gruppo di persone preda di un misterioso serial killer mascherato e un body-count piuttosto corposo, vengono invero inseriti anche elementi “secondari”, come il trauma infantile dell’assassino e soprattutto il voler usare un particolare giorno dell’anno in cui svolgere la vicenda e, naturalmente, sottolinearlo nel titolo. “Il giorno di San Valentino” è, dunque, un po’ la “solita minestra”, il classico prodotto d’imitazione inserito sul mercato al momento giusto, che ha dalla sua qualche elemento di indubbio fascino, ma anche diverse pecche. Iniziamo andando a trovare quelle piccole varianti che valorizzano il prodotto in questione. Innanzitutto l’ambientazione mineraria è un elemento di originalità da non sottovalutare, soprattutto se si considera la quasi singolarità della scelta nel panorama degli slasher movies; poi anche il look dell’assassino, seppure conforme alle regole di genere, è piuttosto azzeccato e originale, nonché inquietante: tuta nera da minatore, maschera antigas, elmetto protettivo, piccone alla mano e un inconfondibile respiro pesante alla Darth Vader. Alcune scene che vedono protagonista l’assassino si lasciano sicuramente ricordare, a cominciare dal racconto che presenta la genesi di Harry Warden e alcuni suoi omicidi, su tutti quello nella stanza delle tute. Risulta apprezzabile anche la scelta di non rendere protagonisti della vicenda i soliti teenagers, bensì un gruppo di minatori, peccato, però, che si sia scelta l’infelice strada di caratterizzare questi personaggi come se fossero i soliti teenagers, rendendoli perciò anche poco credibili: avremo quindi il tizio buffone che si diverte a fare scherzi a tutti, il macho atletico di turno, la coppietta infoiata pronta a far sesso ovunque, fiumi di birra e tanta voglia di fare feste da college. A partire da questa poco condivisibile scelta, iniziano i “problemi” di “Il giorno di San Valentino” che proseguono con un ritmo a tratti fino troppo fiacco accentuato da un vero e proprio massacro che, all’epoca della sua uscita in America, fu eseguito dalla censura. Infatti il film è completamente privo di scene violente, che furono tagliate per non far applicare il divieto maggiore alla pellicola; purtroppo, però, le scene in questione (si dice che siano quasi dieci minuti di girato) non furono mai reintegrate e solo di recenete la Paramount ha rieditato (solo per il mercato americano) la versione integrale di “Il giorno di San Valentino”. Così facendo, un film del genere perde una gran parte del suo “senso d’essere”, risultando irrimediabilmente compromessa la sua riuscita finale. “Il giorno di San Valentino” presenta una prima parte tutto sommato godibile, ma è nella seconda che perde gran parte del potenziale accumulato. Stranamente – e contro tendenza – è proprio nell’avanzare dei minuti che si accentuano le cadute di ritmo, date soprattutto dalla ripetitività dell’azione, e la soluzione del giallo riguardo l’identità dell’assassino è particolarmente deludente perché altamente prevedibile e guarnita da un movente troppo banale. Anche il finale aperto lascia un po’ basiti per la goffaggine con cui è stato imbastito. Insomma, a tirar le somme “Il giorno di San Valentino” non appare un gran film, uno slasher fin troppo convenzionale che ad alcuni innegabili pregi contrapponi altrettanti, forse maggiori, difetti. Da recuperare soprattutto per gli irriducibili dello slasher movie.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (3)

John Chard

John Chard

7 /10

Love me love my pickaxe.

Slasher films from the 1980s are legion for they are many, unsurprisingly the quality varies and the advent of time has dimmed their impact somewhat. My Bloody Valentine is middle of the road, blighted by cuts to its gore scenes, it’s a film that has had to work hard to earn its cult following. It’s a good old stalk and slash revenger based around a coal mine where a tragedy happened many moons ago. The mystery element is strong enough to maintain interest, and although the formula is consistently one dimensional for the genre of the time, it operates well above average for the gore and blood hounds.

There’s some bad acting and some even worse moustaches! While expectation of a hidden slasher gem will only end in disappointment. But what it does it does well and a good time is assured for the undemanding horror peeps. 7/10

JPV852

JPV852

6 /10

Okay early 1980s slasher (with some decent gore effects, though the violence was very tame compared to today) that has its moments but really never found it very suspenseful or worse, engaging, maybe hurting there's not much in the way of a lead to follow. I know this holds a special place in some people's hearts, I just didn't do it for me. 3.0/5

Wuchak

Wuchak

6 /10

The Miner Forty-Niner, oh no!!! (not really, but sort of)

Twenty years after a psycho murder spree at a mining town in Nova Scotia, gruesome slayings start happening again on Valentine’s Day. Did the psycho escape the asylum and return for more blood?

“My Bloody Valentine” (1981) was part of the early 80’s slasher boom after the success of “Friday the 13th” (1980) and, of course, “Halloween” (1978). It meshes the vibe of “The Funhouse” (1981) with the location of “Orca” (1977) and throws in a dash of “The Fog” (1980). While it’s the least of these IMHO, it’s not far off.

The remote mining town area on the shores of Nova Scotia is a highlight augmented by a colorful cast. Unfortunately, the filmmakers didn’t have the funds to shoot any sequences at nearby Cape Breton Highlands National Park, so there are no scenic shots; everything looks mundane with a lot of scenes taking place IN the mines, particularly most of the third act.

Paul Kelman is good as the mysterious male protagonist, T.J., reminiscent of Oliver Reed. On the female front there are several beauties, e.g. Cynthia Dale (Patty), Lori Hallier (Sarah) and Helene Udy (Sylvia), but the creators curiously didn’t know how to photograph women, as was effectively done in “Friday the 13th,” “The Funhouse” and “Tourist Trap” (1979); and I’m not talkin’ ‘bout nudity or sleaze.

Another problem is that the events take place in friggin’ coastal Canada during mid-February and there’s no snow or coldness to be found. It was actually shot in September-November and looks it.

The 2009 remake, which was shot in central Pennsylvania, took the template of this film and made a more all-around entertaining slasher, but this one is worth checking out if you like the style of the contemporary films noted above. Like all of those flicks, it has quality mood and creepiness, but it’s never genuinely scary. When a slaying happens it’s usually humorous even though it’s played out seriously (to me, anyway).

The movie runs 1 hour, 30 minutes, and was shot around Sydney Mines on Cape Breton Island, Nova Scotia.

GRADE: B/B-

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