Resident Evil: Afterlife 3D backdrop
Resident Evil: Afterlife 3D poster

RESIDENT EVIL: AFTERLIFE 3D

Resident Evil: Afterlife

2010 CA HMDB
settembre 1, 2010

In un mondo devastato da un virus che trasforma i contagiati in zombie, Alice prosegue il suo viaggio alla ricerca dei sopravvissuti, nel tentativo di radunarli e guidarli verso la salvezza. La sua battaglia contro la Umbrella Corporation riprende e la combattente riceve aiuto da un vecchio amico, che promette di guidare i sopravvissuti verso Los Angeles. Una volta giunti nella città scoprono che è infestata da migliaia di zombie: una trappola mortale da cui uscire sembra impossibile.

Cast

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Troupe

Produzione: Jeremy Bolt (Producer)小林裕幸 (Producer)Paul W. S. Anderson (Producer)Don Carmody (Producer)Robert Kulzer (Producer)Victor Hadida (Executive Producer)Bernd Eichinger (Producer)Samuel Hadida (Producer)Martin Moszkowicz (Executive Producer)
Musica: tomandandy (Original Music Composer)
Fotografia: Glen MacPherson (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Alice e i suoi cloni giungono nei laboratori della Umbrella Corporation di Tokyo per eliminare Wesker, il capo della multinazionale che creato il T-Virus. Dopo uno scontro corpo a corpo tra la donna e il diabolico Wesker, i due sono messi fuori combattimento da un incidente. Alice perde i suoi poteri, Wesker sembra morto nello scontro. Sei mesi dopo, Alice è in arrivo ad Arcadia, avamposto in Alaska incontaminato dal virus, dove si riunisce a Claire. La donna, però, ha perso la memoria e il luogo è rimasto praticamente deserto. Insieme le due donne si dirigono in aereo verso Los Angeles e trovano rifugio in una prigione abbandonata insieme a un gruppo di sopravvissuti. Ora l’obiettivo è raggiungere una nave ancorata vicino alla costa da cui proviene una comunicazione radio che invita tutti i sopravvissuti in ascolto a raggiungerli per trovare salvezza altrove. In un periodo letteralmente invaso dai morti viventi in celluloide (“Survival of the Dead”, “Benvenuti a Zombieland”, “The Horde”), arriva puntuale anche il quarto capitolo della saga cinematografica di “Resident Evil”, un appuntamento imprescindibile per i cultori dell’hard boiled fanta-action-horror e per i fan della bella Milla Jovovich. Ma usciti dalla sala in cui viene proiettato “Resident Evil: Afterlife”, rigorosamente in 3D nativo, non si ha proprio una bellissima sensazione di appagamento. Piuttosto, tra una trentina di sparatorie e una cinquantina di esplosioni in stereoscopia, si esce, oltre che immancabilmente rincoglioniti, con la terribile sensazione di aver assistito al nulla cosmico, a un inquietante buco nero siderale che si è risucchiato l’intera impalcatura che solitamente regge un film. Si comincia proprio lì dove finiva il numero 3, con una Alice moltiplicata da un processo di clonazione che si dirige a Tokyo per tirare calci in culo ai vertici della Umbrella Corporation. “Afterlife” parte con un vortice di azione ai limiti dell’incredibile, ma non si rimane stupiti dalla pregevole qualità dei frizzi e i lazzi made in Anderson, bensì dalla confusione e la pacchianeria che regna sovrana in ogni inquadratura. Paul W.S. Anderson, padre della saga filmica, in quanto regista del primo pregevole film e produttore e sceneggiatore di tutti gli altri, torna qui dietro la macchina da presa e confeziona forse il suo peggior lungometraggio. “Resident Evil: Afterlife” è un pessimo esempio di azione fagocitatrice, di prodotto senza idee che affida il tutto e per tutto ai botti e al kung-fu hollywoodiano. Purtroppo però siamo di fronte a quel tipo d’azione fredda e computergraphicosa fatta tutta di ralenty (troppi, per la miseria!), bullet-time e controfigure di pixel che fanno acrobazie e si lanciano giù dai grattacieli. E un po’ dispiace che “Resident Evil” sia andato alla deriva in tale modo, dal momento che capitolo dopo capitolo si stava riuscendo a creare una storia piuttosto avvincente e, se escludiamo il mediocrissimo capitolo 2 (“Resident Evil: Apocalypse”), anche lo standard qualitativo dei film era buono. “Afterlife”, però, si mostra il punto morto, non aggiunge praticamente nulla alla storia – se non il personaggio di Chris Renfield, ma ne parleremo più avanti – e va avanti saccheggiando il fanta-cinema degli ultimi 35 anni. Se “Matrix” è fastidiosamente onnipresente nel look di alcuni personaggi e nelle scene d’azione, vistosi rimandi vanno anche a “Distretto 13” (il prigioniero che si rivela un eroe) e soprattutto a “Zombi”…anzi al suo remake “L’alba dei morti viventi”, vista la grande folla e la furia dei non morti che affollano il perimetro esterno della prigione/rifugio. Dalla sua “Residente Evil: Afterlife” ha un paio di scene d’azione indiscutibilmente riuscite, delle belle scenografie (in CGI) e un mostro figo (il boia), ripreso paro paro dal videogioco e inserito alla buona in mezzo all’orda di zombi (ma del resto anche nel videogioco era così). Dalla serie video ludica stavolta si pesca un po’ di più del solito, ma purtroppo si tratta quasi di riferimenti casuali che non seguono l’iter narrativo del gioco Capcom. Quasi tutti i rimandi provengono da “Resident Evil 5”, l’ultimo capitolo per console, e i più evidenti sono: il suddetto boia, gli zombi che spalancano la bocca a fiore, i cani-zombi che si aprono verticalmente, lo scarabeo meccanico che controlla il volere dei vivi, i poteri di Wesker e il personaggio di Chris Renfield. Ed è proprio Chris che, puntualmente, delude. Come ormai sempre accade in questa saga, quando vengono introdotti i personaggi protagonisti del videogioco non si riesce a rendere loro giustizia: è successo con Jill Valentine, con Claire Renfield e naturalmente, anche Chris tradisce le aspettative. Wentworth Miller (la serie tv “Prison Break”) è un attore inespressivo che non rende il Chris cinematografico quel mercenario da guerra civile che sarebbe dovuto essere e gli ammiccamenti (involontari?) al Napoleone Wilson carpenteriano appaiono del tutto fuori luogo. Poi, proprio come sua sorella Claire – interpretata ancora una volta da Ali Larter (“Final Destination”; “Il mistero della casa sulla collina”) – anche Chris è un intruso in terra nativa, un personaggio che dovrebbe essere fondamentale ma che di fatto rimane sempre marginale, dal momento che la scena gli viene sempre rubata da Alice/Milla Jovovich. Di zombi ce ne sono molti ma fanno poco, i personaggi se non sono monodimensionali (quello viscido che già tutti sappiamo che tradirà, il nero generoso che si sacrifica) sono del tutto evanescenti (l’asiatico, l’attricetta fallita e quell’altro ispanico vestito da soldato che mi sono anche dimenticato che ruolo aveva). Il 3D è stato pubblicizzato come di prima qualità (è quello usato da James Cameron in “Avatar”!) ma alla fine non lascia il segno, anzi annulla la bella fotografia cupa del film. Alla fine che rimane di questo “Resident Evil: Afterlife”? Nulla, solo uno spot pubblicitario lungo un’ora e quaranta minuti che involontariamente non fa altro che ribadire l’importanza che “Matrix” ha avuto per il mondo degli effetti speciali. E sono passati dodici anni!
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (4)

Andres Gomez

4 /10

As bad as the rest of the saga.

Tons of action and FX with brainless script and plenty of bad actors.

JPV852

JPV852

5 /10

Second time seeing this one, basically feel the same way, not terribly impressive effort, some spotty visual effects, a few silly fun moments however the finale looked like a poor Matrix copycat. But found some parts entertaining enough, just nothing all that memorable. 2.5/5

Andre Gonzales

Andre Gonzales

6 /10

Still in the process of bringing the umbrella company down. Alice finds out about a safe haven from her rescuers.

RalphRahal

5 /10

Resident Evil: Afterlife (2010) is a movie built entirely around its 3D experience, and that is both its strength and its downfall. The story takes a slightly better direction than the previous sequels, benefiting from W.S. Anderson’s return as director, but it still lacks depth. The movie leans fully into action and spectacle, with a focus on flashy sequences rather than strong storytelling. Watching it in 3D, the visuals and effects shine, giving a level of immersion that helps mask the flaws, but in 2D, it loses much of its impact and starts to feel more like a video game cutscene than a cinematic experience.

The cinematography and editing are more controlled than in the last two films, making the action at least watchable without feeling overly chaotic. Slow motion is used heavily, almost excessively, but in the 3D format, it works as intended. The film’s standout moment is the chained hammer attack, which delivers one of the most memorable uses of 3D, making it a rare scene that actually evokes a reaction. While the direction is better, the script remains simplistic, offering just enough to move the story along without any real depth.

Milla Jovovich once again carries the film, keeping it entertaining with her presence and well-executed action sequences. The supporting cast is there, but nothing particularly stands out. The soundtrack keeps the industrial rock vibe going, fitting well with the movie’s style. Overall, Afterlife is all about the 3D spectacle. If watched in its intended format, it is an enjoyable action-packed ride. In 2D, however, the flaws are much harder to ignore, making it a much weaker film when stripped of its biggest selling point.

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