Cub - Piccole Prede backdrop
Cub - Piccole Prede poster

CUB - PICCOLE PREDE

Welp

2014 BE HMDB
ottobre 29, 2014

Sam, un ragazzino di dodici anni, si avvia verso il consueto campo estivo con gli altri Lupetti. Introverso e misterioso, il piccolo Sam non riesce a fare amicizia con gli altri che invece lo emarginano e lo deridono. Pian piano mentre gli scherzi ai danni del ragazzino iniziano a farsi piu' pesanti, cominciano a capire che la vittima è meno indifesa del previsto e il gruppo si renderà conto che sta tormentando il Lupetto sbagliato.

Cast

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Troupe

Produzione: Peter De Maegd (Producer)Louis Tisné (Executive Producer)
Sceneggiatura: Jonas Govaerts (Writer)Roel Mondelaers (Writer)
Musica: Steve Moore (Original Music Composer)
Fotografia: Nicolas Karakatsanis (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Francesca Coppola
Sam, un dodicenne piuttosto chiuso e taciturno, si reca in campeggio con il suo gruppo scout. Per un disguido, i lupetti e i loro tre leader si ritrovano in una foresta oscura che cela in realtà alcuni sinistri segreti, tanto che anche la storia riguardante un presunto licantropo che si aggira nei dintorni, raccontata dai più grandi ai ragazzini per scherzo, sembra assumere connotazioni spaventosamente reali. Sam si ritroverà coinvolto in una serie di incontri con questa oscura presenza fino a conseguenze inaspettate. Se c’è qualcosa che riesce molto spesso in area fiamminga, sono gli horror. E quando si parla di Cub non si può non guardare alle origini di questo lungometraggio, una piacevolissima sorpresa dritta dal Belgio la cui carica suggestiva potrà essere finalmente fruita anche in home edition. Un esordio promettente del giovane Jonas Govaerts che punta non tanto a stupire lo spettatore, quanto a instillare nell’animo del grande pubblico i giusti semi della riflessione. No alle atmosfere da teen-romance orrorifico, no al classico spreco di vernice rossa in stile splatter: tutto quello di cui il regista si serve per instradare la narrazione è un bosco, topos cinematografico per quel che riguarda il genere, ma che stavolta si anima di oscure presenze concrete, tangibili. Tra la fitta vegetazione si consuma una tragedia impressionante perché fin troppo verosimile, eppure resta ben presente il dubbio su quale sia l’effettivo confine tra realtà e immaginazione. Da sempre nella tradizione letteraria, il bosco agisce come metafora dell’inconscio umano, fumoso calderone nel quale si rimescolano i più brutali e primigeni istinti, ed anche la location di Govaerts non fa eccezione nel rivelare al suo interno pulsioni irrazionali miste a trappole vere e proprie piazzate dall’orco cattivo di turno (in un curioso e labile rimando al fantomatico The Cabin in the Woods). L’eco infantile dal sapore violento o grottesco di film quali Venerdì 13 e Il labirinto del fauno si stempera in un amalgama tra fatto di cronaca ed episodio onirico, del tutto distante da qualsiasi apologo a lieto fine. Quella del bambino-licantropo è una storiella inventata per spaventare i più piccoli e le affermazioni del protagonista appaiono frutto di una fantasia alquanto sviluppata, ma si trattiene il fiato quando l’esserino gracile e deforme si palesa chiaramente sullo schermo: un novello dio Pan ricoperto di fango, con tanto di maschera cornigera fatta di ruvida corteccia e suoni gutturali emessi di tanto in tanto dalle labbra livide. Niente di sovrannaturale, dunque, ma il male che dilaga tra tronchi enormi e sentieri poco battuti è imprescindibile dalla stessa umanità. Sam, il cui passato è avvolto in un sapiente alone di mistero, è l’unico a riconoscerlo e ad avvicinarlo, perché esso fa già parte di lui. Il disagio del piccolo protagonista va ad intrecciarsi ad altri temi che pervadono lo svolgersi della vicenda, come quello di forte critica nei confronti della società attuale rappresentata dalla spettrale fabbrica abbandonata, emblema di una crisi che ben presto coinvolge l’intero gruppo di lupetti per il quale non si può non fare riferimento ad un’aura di letterarietà data dalla similitudine con le istanze presenti ne Il signore delle mosche di goldinghiana memoria. Le dinamiche dei rapporti tra i ragazzini appaiono tuttavia adattate alla contemporaneità, ficcate a forza in un’ottica che trascende ogni formula di buonismo per rifarsi al selvaggio e alla crudeltà immotivata. In effetti, la struttura narrativa manca di coesione e alcuni punti non ben chiariti dalla sceneggiatura inducono lo spettatore a porsi fin troppe domande – lasciate, ahimè, senza risposta – ma Cub è un film che va guardato così come viene presentato, senza pretese di completa comprensione né aspettative che rientrano negli standard. Il disagio di Sam e il suo conseguente approccio problematico con Kai risultano sostanzialmente il fulcro intorno al quale ruotano le azioni degli altri personaggi che rispondono un po’ tristemente a stereotipi ritriti nella cultura del genere, e anche la tensione interna al gruppo diviene funzionale a mettere sotto i riflettori le pulsioni del protagonista, stimoli adolescenziali che lo conducono a liberarsi della repressione e a tentare il riscatto individuale da un’esistenza dipinta a tinte fosche soltanto dalle poche parole dei due capigruppo disseminate qua e là durante lo svolgimento degli eventi. Se per la prima ora questa pellicola snella sembra funzionare a dovere, nella seconda parte qualcosa di non ben identificabile si incastra nel meccanismo narrativo: sarà la dimensione notturna atta a risaltare la metà più oscura dell’incubo, sarà la crudezza degli avvenimenti successivi, ma il film si spoglia delle sue presunte ambizioni allegoriche e psicologiche a favore di una tensione un tantino artificiosa che indulge in alcuni cliché dell’horror pur regalando più di qualche momento efficace, fino alla chiusura del cerchio più estrema. Nonostante l’accumulo di indizi – consciamente devianti e spesso lasciati senza spiegazione alcuna – e il compito affidato al pubblico nell’interpretazione alquanto personale del tutto, una storia cruenta senza un movente specificato non può che comportare perplessità. Probabilmente, i picchi drammatici e il feroce plot twist finale avrebbero necessitato di maggiore sviluppo e attenzione, ma in ogni caso la richiesta resta un’analisi accorta che non deve languire nel superficiale. Di sicuro il battesimo del fuoco di Govaerts si conquista un posto di rilievo nel panorama d’autore nazionale ed europeo, grazie anche a una splendida fotografia cupa che risalta l’ambientazione boschiva, a una colonna sonora dai toni concitati totalmente adeguata al contesto e alle interpretazioni degli attori, primo fra tutti il giovanissimo Maurice Luijten che interpreta il ruolo principale della pellicola con una buona dose di spontaneità e maestria, dimostrando una versatilità a tratti inusitata per un adolescente della sua età. In definitiva, Cub emerge non certo come pietra miliare del genere, ma resta un prodotto valido che si configura come un coraggioso esperimento nell'allontanarsi dai soliti schemi del brivido istantaneo per inseguire le affascinanti scintille visionarie dell’onirico-suggestivo.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (2)

Reno

Reno

6 /10

Legends are created to inspire, scare, obey and for entertainment. Sometimes for some people, it's a great opportunity to utilise the concept to do illegal things. Whatever this movie is about you must observe carefully and try to apply these theories. You will get the story, but enjoying watching it is up to what you were expecting and what it delivered. If you had seen numerous similar horror-thriller, then you feel awful.

Belgian horror-thriller, well, that's what they say, but I doubt it. It sets in the summer scout camp, which is directed by a newcomer. A thirteen member of the scout team heads to the woods to set a camp. But it was about a 12 year old Sam, who is a cub scout. He's a first choice of pick to bully by his fellow scouts, especially by the den leader as well by one particular pack leader. He's always late, weak and his over imagination makes him a weirdo in the herd. During in the camp, he discovers what was said to be a legend is real. Not bothers to convince others since they never going to believe him. His adventure is to go deep and discover the secrets, but all the above finds the right place for his essence.

"Kai does exist. He lives in a tree house in the woods."

The 'Marina' girl was in a prominent role. In this 80 minute movie every role was a prominent one. There was no time to develop character, but simply a straight forward presentation. Began with the spilling werewolf concept and it did not hold longer the suspense. Once you know it's not a horror, but a thriller you would lose the interest. Follows the cliche, the same old killings without the reasons or proper explanation. Well, at that time of the story that how it looked, but sooner or later you will know the truth. It's not only the camp versus the whoever hunting/haunting them. It's about the basic instinct, the first reaction to the situations. There is no surprise on the pack leaders, their's behavior is not just based on the fiction, merely true in reality.

Traps were the best parts compared to the killings, but too short to have pleasure. Initially I expected it to be a children's horror movie since they are involved, but there are some contents that do restrict them from watching it. Commercial recognise is very important for filmmakers, so they didn't fear to bring the cliche on. I still feel the end should have been a little creative and a fresh idea could have served it well. Not only the end you are going to predict, well, almost everything before from happening.

Keeping mystery is the key factor for a movie if the director and writer want to surprise the viewers. Does that 'hold-back' is good enough to satisfy the audience during the twist is the question. First half of the movie nicely keeps the suspense, all about the next half where smartness lacks. Actually, there is no twist at all, the story itself reveals from beginning till the end. All we have to do is figure it out ourselves what this battle is about, other than good versus bad. I'm itching to say it, but it'll spoil if you have not seen the movie yet, so I let you find yourself.

As the Belgians perspective the film is okay kind, but not to the rest of the world. Overall an average movie compared to the international standards, but the production quality is impressive. A nice concept, set off very well, but the blow is maybe the influence of Hollywood in today's world cinemas, especially in this genre that did not help to finish it off ably. The days gone by this movie will be forgotten, but I believe in this filmmaker who has a good knack for this type of films will definitely come up with another brilliant product in a near future.

6/10

Wiccaburr

Wiccaburr

9 /10

I would truly hate Baloo in this if i was part of that cub scout group. Also, damn that dog death was something else.

This movie dances between survival and slasher horror quite wonderfully. It had me anxious to see how it will all end.

Not heavy in gore but it definitely strikes hard on the deaths and story. One minus is not going into Sam's backstory other than just a bit of exposition conversation.

Other than that, this movie gets love from me.

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