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L'ULTIMA CASA A SINISTRA

The Last House on the Left

1972 US HMDB
agosto 30, 1972

Cassel e Graham sono due ragazze che si recano in città per assistere a un concerto. Qui incontrano uno spacciatore che le rapisce assieme a dei complici, uno dei quali fresco di evasione. Dopo violenze e sevizie le due vengono uccise. Di nuovo in fuga, gli assassini chiedono ospitalità, senza saperlo, nella casa dei genitori di una delle giovani vittime. Questi si dimostreranno capaci della stessa crudeltà.

Registi

Cast

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Troupe

Produzione: Sean S. Cunningham (Producer)
Sceneggiatura: Wes Craven (Writer)
Musica: David Hess (Original Music Composer)
Fotografia: Victor Hurwitz (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Mari, per festeggiare il suo diciassettesimo compleanno, decide di andare con la sua amica Phillis ad un concerto che i “Bloodlust” terranno in città. Giunte a destinazione le ragazze, per cercare un po’ di fumo, si imbattono in una combriccola di criminali appena evasi dal carcere e guidati dall’assassino Krug Stillo. Le due amiche vengono sequestrate e condotte nel bosco adiacente alla casa di Mari, dove i quattro criminali le torturano, le stuprano e poi le uccidono senza nessuna pietà. Per trascorrere la notte i malviventi decidono di chiedere ospitalità in una casa lì vicino, ignorando il fatto che sono finiti proprio nella casa di Mari, dove i genitori, dopo aver appreso la dolorosa verità, si vendicheranno nel modo più cruento… Esordio dietro la macchina da presa di uno dei maggiori esponenti del new horror americano, Wes Craven con “L’ultima casa a sinistra” dirige uno dei film più controversi, discussi e disturbanti della storia del cinema: un vero innovatore, che con questa pellicola farà da apripista ad un sottogenere molto in voga tra gli anni ’70 e i primi ’80, il cosiddetto “rape & revenge”. Il film in questione ha avuto un destino molto travagliato, legato principalmente ai contenuti shockanti e all’assoluto realismo documentaristico con cui è stato realizzato, tanto da essere bandito in alcuni paesi (Inghilterra e Australia) e boicottato dalle masse fino alla scomparsa della versione integrale dalle scene. Oggigiorno infatti, pare non esista una versione realmente uncut della pellicola (in origine della durata di 90 minuti, mentre oggi la versione più completa è quella olandese da 84 minuti) dal momento che alla sua uscita gli esercenti delle sale cinematografiche eliminarono a piacere alcune sequenze e gettarono via intere parti di film da loro ritenute scomode, creando così un’infinità di versioni dalla diversa durata. Malgrado ciò il film ebbe un grande successo di pubblico, da attribuire in parte al titolo ed alla campagna promozionale. Inizialmente per il film era stato scelto un titolo di lavorazione differente, “Night of vengeance”, risultato poi poco d’impatto. Così nell’indecisione, al momento dell’uscita, il film fu distribuito in svariate città con ben tre titoli diversi: “Krug & company” (dal nome del capo dei criminali), “Sex crime of the century”, e “The last house on the left”. Nelle città in cui il film venne distribuito con i primi due titoli non lo andò a vedere quasi nessuno, mentre laddove si chiamava “The last house on the left” sbancò i botteghini, aiutato anche da una campagna promozionale furba e d’impatto (molto stile William Castle) che recitava la frase: “Se non volete svenire, continuate a ripetervi: è solo un film, è solo un film, è solo un film…”. Per quanto riguarda il titolo, Craven stesso ci ha spiegato che risultò vincente poiché più suggestivo e carico di significati, anche se in fin dei conti centrava ben poco con la storia del film: “last” rappresentava l’ultima meta, la morte, la fine di tutto; mentre “left” si caricava di un significato esoterico (dal momento che la sinistra rappresenta la parte malvagia dell’uomo) e di uno politico, visto che nei primi anni ’70 la società era ancora immersa nei postumi della cultura dei figli dei fiori, che si definivano “di sinistra”. “L’ultima casa a sinistra” risulta un film fortemente influenzato da ciò che contraddistingueva la cultura di quegli anni, come dimostra il suo carattere così carico di violenza e di degenerazione. All’inizio degli anni ’70 nell’ambiente cinematografico indipendente c’era una gran voglia di trasgredire, di fare cose nuove, di mostrare ciò che nessuno avrebbe mai osato mostrare. Il porno, ad esempio, era stato accetto su larga scala con il grande successo di “Gola profonda”, e Kubrick ci aveva reso partecipi delle nefandezze e delle crudeltà di cui era capace un “normale” ragazzo della sonnacchiosa borghesia con il suo “Arancia meccanica”. Wes Craven, supportato dal papà di “Venerdì 13” Sean S. Cunningham (qui produttore), non fa altro che mostrare allo spettatore una serie di atrocità messe in atto da un gruppo ben assortito di criminali.. ma lo fa in modo realistico, diretto, che nulla lascia alla fantasia dello spettatore. A detta dello stesso regista, il pubblico avrebbe accettato questa violenza in quanto assuefatto dall’orrore che gli veniva mostrato quotidianamente dai TG nei reportage sul Vietnam, un orrore documentato con freddezza e mai compiaciuto di sé stesso. Il film propone anche altri argomenti rappresentativi dell’epoca, tra cui emerge sicuramente il Femminismo, che in quegli anni stava lasciando un grande segno in una società che era stata fortemente misogina: nel film di Craven vediamo far parte del gruppo di criminali anche una ragazza, Sadie (Jeramie Rain), molto emancipata e sessualmente libera, capace di compiere le stesse atrocità di cui si macchiano i suoi amici maschi; nonché la signora Collingwood (la madre di Mari, interpretata da Cynthia Carr) che si fa protagonista di una delle scene più terrificanti del film: l’evirazione a morsi di uno dei malviventi. Sesso e morte sono quindi i temi conduttori di questo gioiellino dell’horror, ma si possono identificare anche altri temi ricorrenti che contraddistingueranno poi tutta la filmografia futura di Craven: la famiglia come covo di violenza e repressione (che sarà poi uno dei temi più importanti del successivo “Le colline hanno gli occhi”), in particolare la metaforica famiglia criminale di Krug rappresenta la violenza, mentre l’effettiva famiglia Collingwood rappresenta la repressione dell’esperienza sessuale (Mari è vergine) e della violenza (l’esplosione finale della pulsione omicida dei coniugi Collingwood). Altro tema riscontrabile nel film è l’inettitudine delle forze dell’ordine, che qui, rappresentate da un macchiettistico sceriffo e dal suo vice, si fanno protagoniste di demenziali scenette comiche. Ultima, ma non per importanza, è la dimensione onirica tanto cara all’autore e che avrà il suo apice in “Nightmare – dal profondo della notte”. Anche in “L’ultima casa a sinistra” c’è un incubo che rappresenta, a detta del regista, la scena più efficace dell’intero film, in cui assistiamo ad un’operazione odontoiatrica effettuata con martello e scalpello! Da segnalare infine la suggestiva colonna sonora curata da David Hess, l’attore che interpreta l’assassino Krug Stillo, in cui spicca la bellissima “wait for the rain”. Insomma, con il primo film di Craven ci troviamo di fronte ad un’opera di indubbio fascino, cruda, rozza nello stile, che si pone come un pugno nello stomaco dello spettatore, il quale potrà apprezzare il film oppure no, ma di certo non rimarrà indifferente… Curiosità: Craven e Cunningham hanno escluso dal film alcune scene che erano previste nella sceneggiatura del regista, ritenute da loro stessi eccessive. Tra queste scene segnaliamo: Mari che si masturba sotto la doccia all’inizio del film; alcune sequenze lesbiche e di cannibalismo di cui doveva essere protagonista l’attrice Jeramie Rain (in una delle quali doveva mangiare i capezzoli di Phillis dopo la sua morte); e una scena di necrofilia sul cadavere di Mari da parte degli attori David Hess e Fred Lincoln.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (1)

tmdb17996075

5 /10

While a lot of people seem to praise this film as a horror gem, I myself consider it more like a drama… a mildly gruesome drama, but certainly not horror. I can enjoy horror films that don't contain some of the expected traits, like: jumps, creepy music, lots of screaming or tons of gore… but there has to be something to remind us that this is, in fact, a horror movie after all. To be honest though, there is a little bit of gore, that's true… but if the atmosphere isn't reminiscent of a horror film, the gore itself ends up being out of place. I was expecting something good, as I consider Wes Craven to be a very talented horror director, but I guess he simply wasn't in his prime back then.

On 'Last House on the Left', the story revolves around a group of criminals, three guys and a trashy girl, who have recently escaped from prison. Two girls on her way to a concert, decide to stop by a house, looking for marijuana. The girls are kidnapped by these ex convicts, who torture them, rape them and eventually murder them in a brutal way. After butchering the two friends, the gang seeks refuge with the parents of one of the victims, who are completely unaware of everything. However, when the man of the house finds out about what happened to his daughter and who were responsible for what happened to her, he teams up with his wife to execute a gruesome revenge against his four guests.

The idea of two vindictive parents trying to avenge their dead daughter sounded promising and original for a horror film. It gives hopes for something tragic, dramatic and gruesome, but in the end, "Last House on the Left" ends up being more like a drama full of missed opportunities. One would expect a movie like this to reach its high point in the scene where the parents are finally able to avenge their daughter, but to my disappointment, this confrontation takes place only during the very last minutes of the film and it is shown in a very bland way. I can understand that minimalism works in certain films, and I don't expect all movies to offer some kind of gruesome shock value. The problem is that simplicity is not exactly something that one would expect from a film like this, where a certain amount of gruesomeness is almost mandatory. When the father finds out about what happened to his daughter, he looks completely numb. We never really get to see any signs of devastation, which would have added a well-placed share of drama to the story and would have made the last minutes much more powerful and tragic. My main problem with this film, however, is the fact that there are a few moments of pointless slapstick comedy. I mean, how can this be explained. It's supposed to be a horror film, but instead it is a horrible drama… with a few comedy moments? We see a girl getting stabbed and right after that, we see two dumb cops doing funny things for the audience to laugh. Honestly, I don't get it. I also find the banjo music to be inappropriate, as it works as a some kind comedy relief and it really doesn't make any sense in a movie like this. I am aware that sometimes, joyful music in horror movies is a way to create some kind of strong contrasting atmosphere, but in 'Last House on the Left', it simply sounded out of place.

Most people seem to be impressed about the 'appalling gore' and impressive scenes, but I was mostly surprised by the lack of them. True, there are a few scenes that looked pretty brutal, but the gore is not striking enough to save the entire movie. I don't really understand what's the deal with the lame tag line that says 'To avoid fainting, keep repeating "It's only a movie...It's only a movie..."'. I didn't find any parts to be that horrifying, to be honest. Even though I don't focus on the gore very much, I must admit that there are certain horror movies that make up for the weak plot, with a nice amount of carnage... unfortunately, this film is not one of those.

I give this movie 5 stars because even though I don't agree with the overhype, I still think it's a watchable drama with a few horror and comedy elements scattered around.

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