Opera backdrop
Opera poster

OPERA

1987 IT HMDB
dicembre 19, 1987

Betty, un giovane soprano esordiente, deve prendere il posto di una più celebre e anziana collega alla vigilia della prima del Macbeth di Giuseppe Verdi, che nell'ambiente dell'opera si dice porti sfortuna a chi la interpreta. La ragazza accetta nonostante abbia brutti presentimenti. La sera della prima, qualcuno si intrufola in uno dei palchi adibiti alle luci e uccide violentemente una maschera, facendo cadere le stesse luci e interrompendo momentaneamente lo spettacolo...

Cast

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Troupe

Produzione: Ferdinando Caputo (Executive Producer)Dario Argento (Producer)
Sceneggiatura: Franco Ferrini (Screenplay)
Musica: Brian Eno (Original Music Composer)Bill Wyman (Original Music Composer)Claudio Simonetti (Original Music Composer)
Fotografia: Ronnie Taylor (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Francesco Mirabelli
Francesco Mirabelli
Tra i film della fase finale del cosiddetto periodo “d'oro e classico” di Dario Argento, Opera è spesso visto come un film visivamente straordinario ma narrativamente imperfetto. Siamo dinanzi ad uno degli esempi più puri dello stile di Argento: un cinema che privilegia l’estetica, il movimento della macchina da presa e l’esperienza sensoriale rispetto alla coerenza narrativa. Le sequenze ambientate nel teatro d’opera sono particolarmente elogiate: la regia trasforma lo spazio in un luogo quasi astratto, dove lo spettatore diventa voyeur insieme al killer. Pertanto possiamo parlare apertamente di un film “artistico”, più vicino a un’esperienza visiva che a un classico thriller. Il punto più celebrato è infatti la regia: carrellate impossibili, soggettive disturbanti (come quelle del corvo), e un uso ipnotico della musica che mescola lirica e rock. Questo stile è spesso definito “estremo” e “barocco”, ma anche ciò che rende il film unico nel panorama di genere. Purtroppo, il film non è esente da limiti piuttosto evidenti e palesi, resi tali da un plot alquanto fragile, con sviluppi poco credibili e personaggi annessi non particolarmente profondi. Anche la recitazione è talvolta debole, carente e altalenante, mentre l'epilogo risulta a tratti come confuso ed eccessivamente fuori luogo. Da sottolineare uno dei punti forza della pellicola, ossia il tema dello sguardo forzato: la protagonista costretta a vedere gli omicidi diventa metafora dello spettatore medesimo, intrappolato davanti alla violenza. Questo elemento ha portato alcuni critici a interpretare Opera come una riflessione sul voyeurismo nel cinema horror. In definitiva, Opera possiamo definirlo un esperimento spartiacque tra il periodo d'oro del maestro e il declino dello stesso, poiché a seguito di quest'opera, non dirigerà mai più film qualitativamente notevoli degni del suo illustre e indiscusso nome.
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