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Captivity poster

CAPTIVITY

2007 • RU HMDB
marzo 1, 2007

Jennifer Tree è una celebrità, un'icona della moda le cui immagini campeggiano sui muri e sugli autobus di tutta New York. E' brillante, determinata e sicura del suo successo, ma le sue paure più profonde stanno per diventare realtà. Improvvisamente si risveglia, disorientata e confusa, in un letto che non è suo e si rende conto di essere prigioniera in una cella buia, senza porte né finestre. Appoggiati alle pareti quattro armadietti contrassegnati da un numero e in alto un monitor sul quale scorrono, inquietanti, scene tratte da vecchie interviste che la ritraggono mentre parla di sé, delle sue passioni e delle sue fobie. Sempre più terrorizzata Jennifer realizza con orrore di essere costantemente spiata dal suo rapitore. Tenta la fuga, ma fallisce. E' a quel punto che si accorge di non essere sola. Oltre il muro della sua prigione, un'altra persona condivide il suo medesimo destino...

Cast

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Troupe

Produzione: Mark Damon (Producer)Сергей Конов (Producer)Gary Mehlman (Producer)Leonid Minkovski (Producer)
Sceneggiatura: Larry Cohen (Writer)Joseph Tura (Writer)
Musica: Marco Beltrami (Original Music Composer)
Fotografia: Daniel Pearl (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli •
Il Verdetto

La modella di successo Jennifer Tree, pedinata e filmata di nascosto da un misterioso individuo, viene rapita e rinchiusa in una stanza, isolata dal resto del mondo. Qui Jennifer è sottoposta a sevizie, per lo più psicologiche, dal suo aguzzino, finché scopre di non essere l’unica prigioniera: infatti in una stanza accanto alla sua è rinchiuso Gary.

La modella di successo Jennifer Tree, pedinata e filmata di nascosto da un misterioso individuo, viene rapita e rinchiusa in una stanza, isolata dal resto del mondo. Qui Jennifer è sottoposta a sevizie, per lo più psicologiche, dal suo aguzzino, finché scopre di non essere l’unica prigioniera: infatti in una stanza accanto alla sua è rinchiuso Gary. I due fanno amicizia e tentano in tutti i modi di fuggire dal loro carceriere. Tutto inizia come un “torture porn” in piena regola, un “Saw” ricco di disgustose e dolorose torture su una bella e indifesa biondina. Il senso di déjà-vu è fortissimo, quasi asfissiante, eppure si può notare una certa fantasia godereccia nella messa in scena e, consci che per almeno un lustro assisteremo a cloni di “Saw”, non resta che sprofondare comodamente nella poltrona e assistere all’ennesima mattanza. Poi entra in scena qualche elemento di troppo che, nel tentativo di complicare la vicenda altrimenti fin troppo semplice e schematica, non fa altro che renderla prevedibile oltremodo e fa sprofondare nella banalità da fiction televisiva quel plot minimale che prometteva un semplice spettacolino ad alto dosaggio di insostenibilità. Si comincia, dunque, con un torture porn che mescola sagacemente “Saw” e il nostrano “The Torturer” per trovare una conclusione piatta e apatica che si accartoccia su se stessa nel più spudorato elogio della prevedibilità in celluloide. “Captivity” è dunque un brutto film? No, è semplicemente un film inutile, mal gestito e confezionato in fretta e in furia per sfruttare la moda dei thriller ad alto contenuto ematico. L’inutilità è ravvisabile nella sceneggiatura troppo poco ispirata di un sempre attivo Larry Cohen (“In linea con l’assassino”; “Cellular”) che non fa altro che cucire insieme una serie di luoghi comuni thriller-orrorifici postmoderni con la speranza che lo spettatore non sia troppo esigente. Il paradosso è che il soggetto aveva a disposizione anche un paio di punti a favore che non vengono minimamente approfonditi! Per prima cosa, il killer rapisce una modella che in apertura film vediamo invadere con le proprie fotografie l’intera città e subito dopo alle prese con un servizio fotografico già in fase di “ritocco”. La moda, la modella, il simbolo dell’apparenza e dell’apparire, un simulacro che all’uomo comune appare come semplice oggetto. Il rapimento e la tortura su un oggetto della moderna vacuità di costume si sarebbe prestato a più di una riflessione, ma “Captivity” non ne sembra minimamente interessato. Secondo punto che avrebbe meritato approfondimento è il modo di agire del killer, il suo rapportarsi alla personalità e alle paure della vittima. Il killer è informatissimo sulla vita della modella, conserva sue interviste, dichiarazioni e conosce i suoi timori; la naturale conseguenza è la messa in scena delle stesse paure di Jennifer: il buio, la solitudine, l’aspetto estetico, l’attaccamento affettivo a suo cagnolino…ma tutto ciò viene appena accennato, anzi, se ci si distrae neanche ci si rende conto del piano del killer. Altro punto a sfavore di “Captivity” è la fondamentale mancanza di scene minimamente memorabili o realmente “forti”. Il gore c’è e la crudeltà non manca; la scena del frullato di frattaglie umane è notevole, però non c’è nulla che non sia già stato mostrato (meglio) in un “Saw” qualsiasi. Il film, inoltre, appare incredibilmente pudico lì dove avrebbe potuto gettarsi con disinvoltura sul sadismo erotico. Va bene che non siamo più negli anni ’70 e che una starlette sulla cresta dell’onda come Elisha Cuthbert difficilmente si concederebbe a certe scene, però la situazione si sarebbe prestata bene a mettere in scene la morbosità e il desiderio sessuale dell’aguzzino; invece, l’unica scena erotica del film è così forzata e imbarazzantemente pudica da risultare solamente fastidiosa all’economia narrativa del film. Insomma, “Captivity” funziona poco. La confezione è impeccabile, come sempre accade per le produzioni di un certo spessore: gli attori sono di buona estrazione (anche se Daniel Gillies nel ruolo di Gary non convince molto) e la regia di Roland Joffé (“Mission”; “Vatel”) è sempre curata, come ci si aspetterebbe da un solido professionista, anche se qui non si trova decisamente nel genere che più gli è vicino. Ma la semplice estetica non basta per convincere in pieno e la sensazione di insoddisfazione è prevalente. Un applauso, però, alla locandina italiana del film.
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Dove Guardare

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Domande su Captivity

Dove vedere Captivity in streaming?

Captivity è disponibile su Apple TV, Google Play Movies, Chili.

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  • Google Play Movies
  • Chili
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Quanto dura Captivity?

Captivity dura 85 minuti.

Quando è uscito Captivity?

Captivity è uscito nel 2007.

Chi ha diretto Captivity?

Captivity è diretto da Roland Joffé.

Che voto ha Captivity?

La redazione di HorrorCult dà a Captivity 2,0 teschi su 5, su una sola recensione.

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