Black Christmas - Un Natale Rosso Sangue backdrop
Black Christmas - Un Natale Rosso Sangue poster

BLACK CHRISTMAS - UN NATALE ROSSO SANGUE

Black Christmas

2006 CA HMDB
dicembre 15, 2006

Mentre si preparano a festeggiare il Natale, le ragazze di una confraternita studentesca sono prese di mira da un maniaco che le perseguita con telefonate oscene. Non visto, il mostro si installa nella soffitta e miete la sua prima vittima. Le ricerche da parte di polizia e volontari hanno inizio, mentre la giovane Jess deve confrontarsi con una gravidanza indesiderata e un fidanzato che intende imporle le sue decisioni.

Cast

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Troupe

Produzione: James Wong (Producer)Steven Hoban (Producer)Scott Nemes (Executive Producer)Mark Cuban (Executive Producer)Marc Butan (Executive Producer)Victor Solnicki (Producer)Noah Segal (Executive Producer)Bob Clark (Executive Producer)Dawn Olmstead (Producer)Todd Wagner (Executive Producer)Marty Adelstein (Producer)
Sceneggiatura: Glen Morgan (Screenplay)
Musica: Shirley Walker (Original Music Composer)
Fotografia: Robert McLachlan (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Roberto Giacomelli
Billy Lentz da bambino veniva maltrattato e subiva abusi sessuali da pare della madre, finché un giorno il bambino reagì e uccise la genitrice e il suo amante, passando in seguito un lungo periodo di tempo internato in un’ospedale psichiatrico. Dopo quindici anni, il giorno della vigilia di Natale, Billy fugge dall’ospedale e si reca verso la sua abitazione che ormai è stata adibita a dormitorio femminile per le studentesse della vicina università. Per un gruppo di ragazze rimaste bloccate nel dormitorio a causa di una tempesta di neve sarà l’inizio di un incubo! Seguendo l’odierna moda di rivisitare la maggior parte possibile dei classici dell’horror cinematografico postmoderno, Glen Morgan e James Wong, rispettivamente alla regia e alla produzione, ci riprovano e dopo “Willard” (remake di “Willard e i topi”) propongono la nuova versione di un altro piccolo classico degli anni ’70: “Black Christmas”. L’originale è stato diretto da Bob Clark nel 1974 e, sebbene sia tuttora poco conosciuto (soprattutto in Italia, dove è stato per decenni irreperibile su qualsiasi formato video e solo recentemente riproposto in dvd), si tratta di un vero caposaldo del genere. “Black Christmas” versione 1974 è stato riconosciuto come l’iniziatore del sottogenere “slasher”, benché ancora acerbo nella sua formula caratteristica, e ha dato spunto per la costruzione di diversi horror di successo ancora oggi molto in voga (basti pensare alle telefonate minatorie di “Scream” e “Chiamata da uno sconosciuto”). Nella sua rivisitazione, Morgan ha avuto la brillante idea di non riproporre inutilmente la stessa storia narrata da Clark trenta anni prima, ma dar vita ad un film completamente differente che si ispira all’originale solo per lo spunto di base. Paradossalmente, il regista dà vita ad un prodotto che ha molti più debiti con “Halloween” di John Carpeter piuttosto che con il “Black Christmas” anni ’70, e il film di Carpenter, a sua volta, molto aveva a che spartire con quello di Clark (un’antica voce di corridoio vuole che in origine “Halloween” dovesse essere il sequel di “Black Christmas”, ma nessuno ha mai confermato questa diceria). Così Morgan decide di concentrarsi su quello che era l’aspetto più enigmatico del film originale, ovvero la figura di Billy Lentz: quello che nel film del ’74 era una figura indefinita, senza volto ne fattezze fisiche, qui ha una storia alle spalle ben approfondita e focolaio della sua pazzia. Attraverso una serie di flashback ben strutturati, ci viene mostrato che Billy è un bambino infelice, affetto da una rara malattia al fegato che gli rende la pelle giallastra; sua madre lo maltratta e lo tiene chiuso in soffitta come un animale, concedendosi perfino dei rapporti incestuosi con lui. Morgan ci racconta come la fonte della cattiveria e della follia del ragazzo siano risultati di un’educazione deviante, donando al panorama horror un nuova perversa famiglia di “mostri”. Il film ha un ritmo indiavolato, mettendo in scena, nell’ora e venti minuti di durata, una sequela infinita di sanguinosissimi omicidi perpetrati per lo più ai danni di affascinanti studentesse, non risparmiando qua e là delle scene di macabro grottesco. Tuttavia manca originalità nella coreografia degli omicidi, che si risolvono spesso con l’infierire dell’assassino sugli occhi delle sue vittime. La regia è molto curata e anche la sceneggiatura (dello stesso Glen Morgan) riserva una manciata di buone trovate e anche qualche azzeccato colpo di scena, pur dovendosi attenere alle ferree regole dello slasher e presentando qualche buco narrativo. Buono anche il cast che vede protagoniste una schiera di giovani fanciulle già fattesi notare in produzioni di genere, come Mary Elizabeth Winstead (“Final Destination 3”; “Grindhouse – A prova di morte”), Michelle Trachtenberg (“Buffy”), Katie Cassidy (“Chiamata da uno sconosciuto”), Crystal Lowe (“Final Destination 3”), Kristen Cloke (“Final Destination”) e anche una reduce dal film originale, Andrea Martin, che mette da parte i panni della studentessa per vestire quelli dell’istruttrice MacHenry. Sembra che lo stesso Bob Clark, coinvolto nella produzione di questo remake, prima della sua prematura scomparsa avesse detto di preferire il film di Morgan al suo, ma forse il compianto regista è stato un po’ duro con se stesso; il “Black Christmas” versione 2006 è sicuramente un gradevole slasher che sa intrattenere, ma siamo comunque distanti dall’inquietudine che era capace di suscitare il prototipo.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (3)

John Chard

John Chard

3 /10

Eye eye, what we got ere then?

There's a running eyeball motif throughout this revamp/reimaging of Bob Clark's much revered culter of the same name (1974), after sitting through it you may, like me, feel like extracting your own eyeballs and playing ping-pong with them!

Bunch of pretty sorority girls get menaced and mangled by a deranged killer who has come home for Christmas...

This lacks everything that made Bob Clark's film so effective. The less is more approach has gone, thus there is very little suspense, and in place is a gigantic back story for the killer. The characterisation of the girls, some acted by some very capable actresses, is practically non existent, so very little emotional heft to draw you into a state of caring for them. There's some good gore on show, but since tonally the pic is all over the place, it's never once scary or ironically funny.

A poor show all round. 3/10

Gimly

Gimly

5 /10

Obviously doesn't hold a candle to the original, and some of the acting is pretty genuinely bad, but it knows what it wants and it goes for it. What it wants, here being: To be hamstrung to keeping in step with its predecessor but also being wildly different enough to piss anyone off who was expecting an actual "remake".

Final rating:★★½ - Had a lot that appealed to me, didn’t quite work as a whole.

Wuchak

Wuchak

7 /10

More entertaining than the original, but marred by a ridiculous tacked-on ending

During Christmas Eve at a sorority house in New Hampshire, the students & housemother are harassed by a killer who likes to gouge out eyes. For some strange reason the mad slasher knows all the inner rooms and crawlspaces of the house (attic, basement, etc.).

“Black Christmas” (2006) is the first of two remakes of the original film from 1974 (the other being released in 2019 and is a remake-in-name-only). This version is more colorful and entertaining than the original, but also more twisted, highlighted by a superior cast of women, including Michelle Trachtenberg (Melissa), Lacey Chabert (Dana), Mary Elizabeth Winstead (Heather), Jessica Harmon (Megan), Leela Savasta (Clair) and Katie Cassidy (Kelli).

Written & directed by Glen Morgan, the film is inventive with its backstory and the way the killer haunts the innards of the house, spying & preying on the girls. This is genuinely compelling stuff. Unfortunately, the film's tone and ending were marred by the interference of studio exec Bob Weinstein, who wanted a more over-the-top horror flick with cartoonish embellishments. The preposterous ending in particular seems tacked-on and (almost) ruins the movie. Thankfully some versions of the film are closer to Morgan’s original vision, at least as far as the climax goes.

The movie runs about 1 hour, 30 minutes, with a couple other versions longer or shorter by 4-5 minutes (depending on which ending was used). The film was shot in Vancouver, British Columbia, with the hospital scenes done at Riverview Hospital in nearby Coquitlam.

GRADE: B

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