Pontypool backdrop
Pontypool poster

PONTYPOOL

2009 CA HMDB
marzo 6, 2009

A Pontypool, piccola cittadina dell'Ontario, non accadono poi tante cose, e a far passare il tempo ai cittadini ci pensa Grant Mazzy, lo speaker della radio locale. D'improvviso però, iniziano ad arrivare alla radio confusi e agghiaccianti bollettini su dei rivoltosi impazziti in preda a totale confusione e cannibalismo... Grant Mazzy e la direttrice dell'emittente, barricati nella stazione radio, continuano a emettere il loro programma cercando di dare aiuto e conforto a chi ascolta, ma le parole non sempre portano conforto...

Cast

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Troupe

Produzione: Jeffrey Coghlan (Producer)J. Miles Dale (Executive Producer)Isabella Smejda (Executive Producer)Henry Cole (Executive Producer)Ambrose Roche (Producer)Jasper Graham (Executive Producer)
Sceneggiatura: Tony Burgess (Writer)
Musica: Claude Foisy (Original Music Composer)
Fotografia: Mirosław Baszak (Director of Photography)

RECENSIONI (1)

Andrea Costantini
Siamo a Pontypool, una nevosa cittadina canadese. Grant Mazzy è il provocatorio speaker di una radio locale, il cui programma è carico di sarcasmo e volgarità. Durante la sua trasmissione, Grant racconta un fatto curioso che lo ha coinvolto mentre si recava al lavoro: una donna in evidente stato alterato che farfugliava cose senza senso. Durante la trasmissione arriveranno altre testimonianze di persone in stato confusionale e sia Grant che i tecnici della radio capiscono che sta succedendo qualcosa di grosso e spaventoso là fuori. Addirittura alcuni testimoni raccontano di aver visto persone che si mangiavano a vicenda. Spesso, negli ultimi anni, le tre cosiddette unità aristoteliche di tempo, spazio e azione sono state prese, maneggiate e sconvolte nel cinema, soprattutto nel genere che tanto amiamo. Film come i vari “Paranormal Activity”, interamente ambientati in una casa oppure, ancora più estremi come “Buried”, la cui storia è narrata per tutta la durata del film dall’interno di una bara, hanno fatto qualcosa di più che lanciare una moda: hanno stabilito le nuove regole della tensione. Non è da meno “Pontypool”, filmetto indipendente girato con una manciata di dollari e un pugno di attori che mantiene le stesse regole dei film sopracitati, ma ne sposta l’azione in una stazione radiofonica. Ma non è questo l’argomento di attenzione del film. L’ambizione del regista e dello sceneggiatore è talmente alta che non solo limitano l’azione ad un luogo tanto piccolo quanto scarico di spunti per un film horror, bensì cercano di realizzare uno zombie movie praticamente senza zombie, utilizzando un singolare (e mai visto prima) metodo di contagio: la parola. Ebbene si, basta morsi contagiosi, basta virus della rabbia, basta epidemie senza spiegazione. Il contagio è nelle nostre bocche e nelle parole che usiamo. Se si tralascia l’eccezione dell’unica vera scena horror del film, in cui una ragazza infetta sbatte la testa insanguinata contro il vetro della cabina della stazione radiofonica sotto gli occhi spaventati dei superstiti, il resto è fatto soltanto di parole ed è qui che l’idea geniale smette di funzionare. Sulla carta sicuramente ha un effetto, nella trasposizione ha inevitabilmente perso il suo fascino. Sebbene molti abbiano gridato al miracolo, “Pontypool” avrebbe funzionato alla perfezione come libro o anche solo come sceneggiatura perché nella trasposizione in immagini, dopo un’iniziale curiosità, l’interesse scema scena dopo scena. L’ultima parte è la causa dell’affondamento dell’intera baracca perché, come espone il detto show don’t tell, mostrare è meglio di raccontare, la spiegazione della motivazione del contagio raccontata nei minimi dettagli risulta priva di mordente e addirittura ridicola. Si comprendono le motivazioni di una scelta del genere in quanto si tratta di una piéce teatrale per spettatori con gli occhi bendati, di una pellicola raccontata come se il mezzo di trasmissione fosse appunto la radio e non il cinema. Se avessero optato per un finale con qualche immagine in più e qualche parola meno, e perché no, con l’aggiunta di qualche zombie, forse adesso staremmo parlando di cult. Un’occasione sprecata perché con un’idea così buona in mano, un’argomentazione forte e anche carica di simbolismi (il potere della comunicazione) si poteva fare molto di più. Aggiungere mezza zucca per la bella idea.
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RECENSIONI DALLA COMMUNITY (1)

Oldnewbie

Oldnewbie

Upon watching this film for a second time I realized just how much it reminded me of the famous "War of the Worlds" radio broadcast Orson Welles aired in 1939. With just the medium of radio he successfully created an atmosphere of panic so real people listening (who had not caught the beginning where it stated that the following was a radio drama) fled their homes thinking aliens from Mars had invaded Grovers Mill, New Jersey!

"Pontypool" takes place almost exclusively inside a small radio station in the town of Pontypool, Ontario Canada. What starts out as an ordinary day slowly morphs into an extraordinary situation told almost entirely through eye witness call ins, a weather reporters sky view, and eventually the towns doctor who has a preposterous yet undeniably believable theory as to what is going on.

Director Bruce McDonald and writer Tony Burgess expertly create an atmosphere of frustration, disbelief, and panic all within the confines of a single set. Never once did I feel limited by not seeing what was going on outside. Like the aforementioned "War of the Worlds" radio drama, the situation unfolds by audio reports coupled with the unexpected entrance of the doctor.

For blood and gore fans there is a scene that is both shocking and heartbreaking. But this film is generally not for that audience... unless they have good imaginations and can be taken in by "eyewitness" accounts of brutality.

The other part of the tale that is refreshing is that the antagonism that is affecting the outside world is not a virus nor is it the dead come back to life. No... it is something... as the doctor explains... preposterous yet undeniably believable.

The casting of Stephen McHattie as the past his prime but not ready to go quietly DJ was a masterstroke. He brings to life Grant Mazzy in a way I cannot imagine another doing as perfectly. He mixes a jaded world view with pathos, anger, humor, and a just the right touch of madness as all around him slides into madness.

It is to be noted that in the IMDB trivia section, the writer admits to being heavily influenced by Orson Welles legendary radio drama when conceiving first the book, then radio broadcast, and finally film. It shows, as stated, and it shows gloriously.

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