Il precursore fu il papà dell’orrore made in Italy, Mario Bava che con “Sei Donne per l'Assassino (aka 6 Donne per l'Assassino)” (1964), “Cinque Bambole per la Luna d'Agosto” (1970) e l’inedito “Cani arrabbiati” (1974) lanciò la tendenza ad intitolare, in maniera, per così dire, “particolare” le pellicole horror.
Ma fu Dario Argento a affermare e portare definitivamente al successo questa nuova “moda”; per i suoi primi tre film scelse titoli che in qualche modo rimandassero a sequenze o a caratteristiche importanti della trama della pellicola, così abbiamo “L'Uccello dalle Piume di Cristallo” (1970) che richiama la specie di volatile grazie al quale si riesce a scoprire l’identità dell’assassino, “Il Gatto a Nove Code” che riecheggia una delle battute principali del protagonista del film ed infine “Quattro Mosche di Velluto Grigio (4 Mosche di Velluto Grigio)” (1972) che richiama, ancora una volta, il "particolare rivelatore" per scoprire il volto dell’omicida.
Proprio per la particolarità dei loro titoli questi tre opere sono ricordate da critica e pubblico con il soprannome di “la trilogia animalesca”. Anche il capolavoro di Argento “Profondo Rosso” (1975) avrebbe dovuto avere, nelle intenzioni del regista, un diverso titolo, ovvero “La tigre dai denti a sciabola” ma produttori e distributori gli bocciarono l’idea, e forse non avevano tutti i torti. Visto il successo di pubblico ottenuto da Dario Argento, un altro dei nostri più grandi registi di genere, Riccardo Freda, scelse di ricalcarne le impronta, chiamando uno dei suoi thriller-horror “L'Iguana dalla Lingua di Fuoco” (1971), intitolazione che in realtà non c’entra molto con lo svolgersi della trama del film.
Sempre nel medesimo periodo il regista Aldo Lado ci regala un ottimo giallo con elementi tipicamente horror, con il suo bellissimo “La Corta Notte delle Bambole di Vetro” (1972) che, come vediamo, non ha sicuramente un titolo comune. Anche in questo caso però il nome dell’opera non richiama direttamente aspetti caratteristici della pellicola.
Sicuramente il regista italiano più inventivo nella scelta dei titoli per le sue opere è senza dubbio il compianto Lucio Fulci che ci ha regalato, tra gli altri, titoli come: “Una Lucertola con la Pelle di Donna”(1971), “L'Aldilà… e Tu Vivrai nel Terrore” (1981), “Paura nella Città dei Morti Viventi” (1980) , “Murderock - Uccide a passo di Danza” (1983), "Quando Alice Ruppe lo Specchio" (1989), “Un Gatto nel Cervello – Nightmare Concert (aka I Volti del Terrore)” (1990) ed infine, il più bizzarro di tutti “Non si Sevizia un Paperino” (1973); per altro tutti ottimi prodotti che dispensano suspense ed orrore a piene mani, ma che nel leggerne i titoli possono causare qualche involontaria risata.
Merita una menzione a parte lo splendido “La Casa dalle Finestre che Ridono” (1976) di Pupi Avati, una torbida storia di pazzia e omicidi ambientata nella campagna romagnola, che già grazie alla sua strana titolazione ci trasmette un qualcosa di tetro e grottesco.
Ma negli anni settanta sono molti gli esempi di film italiani, tra il giallo e l’horror, che si possono menzionare per la particolarità dei loro nomi; tanto per ricordare i più bizzarri: “Un Bianco Vestito per Marialè” ( 1972) di R.Scavolini, “Cosa avete fatto a Solange?” (1971) di M.Dallamano, “I Corpi presentano tracce di Violenza Carnale - Torso” (1972) di S.Martino, “Dracula cerca Sangue di Vergine e… morì di sete!!!” (1974) di A.Margheriti, anche se quest’ultimo è più che altro una commedia, “Una Farfalla con le Ali Insanguinate” (1971) di D.Tessari, “Gatti Rossi in un Labirinto di Vetro” (1974) di U.Lenzi, “La Morte Cammina con i Tacchi Alti” (1971) di L.Ercoli, “La morte ha fatto l’uovo” (1967) di G.Questi, “La Notte che Evelin uscì dalla Tomba” (1971) di E. Miraglia, “Ragazza Tutta Nuda Assassinata nel Parco” (1972) di A.Brescia; “Estratto dagli Archivi Segreti della polizia di una capitale europea” (1972) di Freda, “La volpe dalla coda di velluto” (1971) di J.M.Forquè, "Non avere paura della zia Marta" (1979) di M.Bianchi ed infine "Quando Marta urlò dalla Tomba" (1973) produzione italo-spagnola di F.L.Polop. Ma fra tutti le numerose opere che, con queste caratteristiche, la filmografia italiana ci offre quello col titolo più strambo e più lungo è sicuramente “Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave” (1972 ) di S.Martino che, a parte la curiosità che può suscitarne il nome, non ha motivo di essere ricordato.
Uscendo dai nostri confini possiamo trovare, soprattutto nelle produzioni americane, altri esempi di pellicole dalle titolazioni insolite, anche se alcune sono state in parte modificate dalla traduzione in italiano, come “Il Demone sotto la Pelle” (1974) di D.Cronenberg, “Il Serpente e l'Arcobaleno” (1988) di Wes Craven, “Quel Motel Vicino alla Palude” (1976) di T.Hooper, “Squirm - I Carnivori venuti dalla Savana” (1976)di J.Lieberman ed infine il noioso “Miriam si Sveglia a Mezzanotte” (1983)di T.Scott. Menzione a parte meritano due splendide pellicole statunitensi e cioè il violento e raccapricciante “Le Colline hanno gli Occhi” (1976) di Craven e “Un Lupo Mannaro Americano a Londra” (1981)di J.Landis, che ha effetti speciali a dir poco strepitosi.
Comunque, la palma del peggiore e più ridicolo titolo della filmografia horror mondiale appartiene ad una produzione inglese del 1970, il film in questione, diretto dallo specialista in B-movies Andy Miligan, si intitola nella versione italiana “L’invasione degli ultratopi” che è già abbastanza ridicolo, ma è nulla al confronto del suo titolo originale: “The rats are coming! The werewolves are there!” che, se tradotto letteralmente, suonerebbe così: “I topi giganti stanno arrivando! Gli uomini lupo sono già qui!”. Anche le ultime produzioni di Hollywood sembrano aver riscoperto il fascino del titolo particolare, tanto per citarne qualcuno “L'Avvocato del Diavolo” (1997) di T.Hackford o “So cosa hai Fatto” (1997) di J.Gillespie.
Ma, alla fine di questo rapido excursus, un consiglio è d’obbligo: non giudicate un film horror già dal titolo, per quanto questo sia strano o involontariamente ridicolo, la pellicola potrebbe ugualmente essere gradevole, se non addirittura un capolavoro, i film del maestro Dario Argento possono dimostrarvelo!
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